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Lettura: Morbo di Parkinson: un pesticida ampiamente utilizzato raddoppia la possibilità di ammalarsi
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Salute

Morbo di Parkinson: un pesticida ampiamente utilizzato raddoppia la possibilità di ammalarsi

Nuove prove scientifiche sconvolgenti rivelano che l'esposizione ad un pesticida comune non è solo un rischio generico, ma una condanna neurologica che raddoppia la probabilità di sviluppare il morbo di Parkinson, distruggendo i neuroni dall'interno prima ancora che compaiano i primi sintomi

Denise Meloni 35 secondi fa Commenta! 9
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Oltre alla tragica storia della sperimentazione umana, la medicina moderna continua a indagare come l’ambiente circostante possa influenzare gravemente la nostra salute neurologica. Un recente studio condotto dall’UCLA Health ha gettato nuova luce su questa connessione, evidenziando un legame preoccupante tra l’uso di sostanze chimiche in agricoltura e le malattie degenerative come il morbo di Parkinson.

Contenuti di questo articolo
La scoperta del legame tra Clorpirifos e il morbo ParkinsonLa metodologia dello studio UCLALa specificità del clorpirifos come fattore di rischio
Morbo di parkinson: un pesticida ampiamente utilizzato raddoppia la possibilità di ammalarsi
Morbo di parkinson: un pesticida ampiamente utilizzato raddoppia la possibilità di ammalarsi

La scoperta del legame tra Clorpirifos e il morbo Parkinson

La ricerca ha rivelato che vivere per lungo tempo in aree esposte al pesticida clorpirifos aumenta drasticamente la probabilità di ammalarsi. I dati indicano che l’esposizione residenziale prolungata è associata a un rischio di sviluppare il morbo di Parkinson superiore di oltre due volte e mezzo rispetto alla norma.

Questo studio si distingue per la sua completezza, poiché ha saputo incrociare l’analisi statistica sulla popolazione con rigorosi esperimenti di laboratorio. Questi test hanno dimostrato concretamente come il pesticida aggredisca e danneggi le cellule cerebrali responsabili della produzione di dopamina, fornendo la prova biologica necessaria a confermare il collegamento diretto tra la sostanza e il danno neurologico.

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Attualmente, quasi un milione di persone negli Stati Uniti affronta quotidianamente le sfide poste dal morbo di Parkinson. Questa patologia neurologica progressiva compromette drasticamente la qualità della vita, manifestandosi attraverso tremori, rigidità muscolare e crescenti difficoltà di movimento. Sebbene la componente genetica mantenga la sua rilevanza, la comunità scientifica riconosce sempre più spesso quanto i fattori ambientali siano determinanti. Tra questi, l’esposizione ai pesticidi emerge come uno dei rischi più significativi, trasformando sostanze nate per proteggere le colture in minacce per il sistema nervoso umano.

Morbo di parkinson: un pesticida ampiamente utilizzato raddoppia la possibilità di ammalarsi
Morbo di parkinson: un pesticida ampiamente utilizzato raddoppia la possibilità di ammalarsi

Il clorpirifos è stato una colonna portante dell’agricoltura globale per decenni. Nonostante la sua pericolosità sia nota da tempo, i provvedimenti normativi hanno proceduto lentamente. In ambito residenziale il divieto risale al 2001, mentre per le applicazioni agricole è stato necessario attendere il 2021 per assistere a limitazioni significative. Tuttavia, la questione resta aperta e urgente, poiché il pesticida è ancora regolarmente impiegato su numerose tipologie di colture negli Stati Uniti e rimane ampiamente diffuso in molti altri paesi del mondo, continuando a rappresentare un rischio latente per milioni di persone.

Identificare con precisione quali molecole chimiche favoriscano l’insorgenza del Parkinson è un passo fondamentale per la salute pubblica. Queste nuove scoperte non servono solo a denunciare i pericoli del passato, ma offrono strumenti preziosi per definire strategie di prevenzione più efficaci. Individuare i pesticidi specifici permette infatti di isolare le fasce di popolazione più vulnerabili e di sottoporle a un monitoraggio precoce. Questo approccio potrebbe fare la differenza nel futuro, consentendo l’applicazione tempestiva di trattamenti protettivi non appena questi diventeranno disponibili.

La metodologia dello studio UCLA

L’integrazione tra dati epidemiologici e sperimentazione biologica ha permesso di definire con estrema precisione come fattori ambientali apparentemente invisibili possano determinare il destino neurologico di un individuo.

Morbo di parkinson: un pesticida ampiamente utilizzato raddoppia la possibilità di ammalarsi
Morbo di parkinson: un pesticida ampiamente utilizzato raddoppia la possibilità di ammalarsi

Per giungere a queste conclusioni, il team di ricerca ha esaminato un vasto campione composto da 829 persone affette dal morbo di Parkinson e 824 individui sani, tutti inseriti nel progetto a lungo termine denominato “Parkinson’s Environment and Genes”. Attraverso l’incrocio tra i registri storici sull’utilizzo di pesticidi in California e le cronologie degli indirizzi di residenza e di lavoro dei partecipanti, gli scienziati sono riusciti a ricostruire con minuzia l’esposizione individuale al clorpirifos avvenuta nel corso degli anni.

Al fine di osservare direttamente l’azione della sostanza sul tessuto cerebrale, la ricerca ha esteso l’indagine a modelli di laboratorio. Alcuni esemplari di topi sono stati sottoposti a inalazione di clorpirifos in forma di aerosol per un periodo di undici settimane, ricreando le modalità di contatto tipiche degli esseri umani. Parallelamente, sono stati condotti studi su pesci zebra per isolare i meccanismi molecolari del danno. I risultati hanno confermato una correlazione netta: i topi esposti non solo hanno manifestato evidenti problemi motori, ma hanno subito la perdita dei neuroni dopaminergici, replicando esattamente ciò che accade nel cervello umano durante la progressione del Parkinson.

Le analisi condotte sui topi hanno rivelato segnali allarmanti come l’infiammazione cerebrale e l’accumulo anomalo di alfa-sinucleina, una proteina la cui aggregazione è considerata il segno distintivo della malattia. Grazie agli esperimenti sui pesci zebra, i ricercatori hanno identificato il colpevole specifico nel blocco dell’autofagia, ovvero quel processo naturale di “pulizia” con cui le cellule eliminano le proteine danneggiate o tossiche. È emerso che, ripristinando artificialmente questo processo o rimuovendo la proteina sinucleina, i neuroni tornavano a essere protetti, dimostrando che il danno è causato proprio dall’interruzione del sistema di smaltimento cellulare operata dal pesticida.

Morbo di parkinson: un pesticida ampiamente utilizzato raddoppia la possibilità di ammalarsi
Morbo di parkinson: un pesticida ampiamente utilizzato raddoppia la possibilità di ammalarsi

La scoperta che la disfunzione dell’autofagia è alla base del danno apre la strada a nuovi bersagli farmacologici per proteggere il cervello dalle tossine ambientali. Sebbene l’uso del clorpirifos sia oggi più limitato negli Stati Uniti, l’eredità dell’esposizione passata e l’uso persistente di sostanze chimiche simili in tutto il mondo rappresentano una sfida ancora aperta. Gli studi futuri dovranno ora accertare se altri pesticidi agiscano con modalità analoghe e se il potenziamento dei sistemi di depurazione cellulare possa agire come scudo per le popolazioni a rischio. In attesa di nuove cure, lo studio raccomanda un monitoraggio neurologico preventivo e rigoroso per tutti coloro che abbiano una storia documentata di esposizione a queste sostanze.

La specificità del clorpirifos come fattore di rischio

L’importanza fondamentale di questa ricerca risiede nella capacità di passare da una correlazione statistica generica a una certezza scientifica mirata, trasformando il modo in cui comprendiamo l’impatto della chimica sul cervello umano.

Secondo quanto dichiarato dal dottor Jeff Bronstein, professore di neurologia presso l’UCLA Health e autore principale della ricerca, questo studio segna un punto di svolta decisivo. Fino ad oggi, i pesticidi venivano spesso considerati una categoria generale di rischio, ma i nuovi dati permettono finalmente di isolare il clorpirifos come un fattore di rischio ambientale specifico e chiaramente identificabile per il morbo di Parkinson. Questa distinzione è cruciale per la prevenzione, poiché permette di concentrare gli sforzi normativi e sanitari su sostanze precise anziché su un intero gruppo di composti.

Morbo di parkinson: un pesticida ampiamente utilizzato raddoppia la possibilità di ammalarsi
Morbo di parkinson: un pesticida ampiamente utilizzato raddoppia la possibilità di ammalarsi

Oltre ai dati sulla popolazione, l’importanza del lavoro risiede nell’aver fornito una dimostrazione pratica attraverso i modelli animali. Il dottor Bronstein sottolinea che, mostrando il meccanismo biologico in laboratorio, il team è riuscito a provare che l’associazione tra l’esposizione al pesticida e la malattia non è casuale, ma con ogni probabilità causale. In altre parole, non si tratta solo di una coincidenza statistica, ma di un rapporto diretto di causa-effetto in cui la sostanza chimica innesca attivamente la patologia.

La comprensione profonda dei processi molecolari coinvolti apre scenari promettenti per la medicina del futuro. L’aver individuato nella disfunzione dell’autofagia la causa principale della neurotossicità fornisce agli scienziati una mappa chiara su cui lavorare. Questa scoperta non si limita a denunciare un pericolo, ma indica con precisione potenziali strategie terapeutiche. Intervenire per ripristinare o potenziare i sistemi di pulizia cellulare potrebbe infatti rappresentare la chiave per proteggere le cellule cerebrali più vulnerabili e prevenire la degenerazione neuronale prima che diventi irreversibile.

Lo studio è stato pubblicato su Molecular Neurodegeneration.

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