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Cosa c’è dietro la seconda porta della Piramide di Cheope? Quello che hanno visto i robot

Nel 1993 un robot incontrò una lastra impossibile da raggiungere per un uomo. Quando venne perforata apparve un secondo blocco: oltre quello, ancora oggi, nessuna telecamera è riuscita a guardare.

Cosa c’è dietro la seconda porta della piramide di cheope? Quello che hanno visto i robot
Cosa c’è dietro la seconda porta della Piramide di Cheope? Quello che hanno visto i robot
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Nessuno sa ancora cosa ci sia oltre il secondo blocco di pietra nascosto in uno dei piccoli condotti della Grande Piramide di Cheope. Nel 1993 un robot trovò il primo sbarramento, nel 2002 una telecamera rivelò che dietro ce n’era un altro e nel 2011 il robot Djedi riuscì a osservare meglio lo spazio intermedio. Ma quella seconda lastra non è mai stata attraversata.

È uno dei casi più curiosi dell’archeologia moderna perché il punto in questione si trova all’interno di uno dei monumenti più studiati al mondo.

La Grande Piramide di Giza ha circa 4.500 anni, ma una parte della sua struttura continua a essere fisicamente irraggiungibile per l’uomo.

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Ed è proprio per questo che, negli ultimi decenni, sono entrati in gioco i robot.

Dove si trova la cosiddetta porta di Gantenbrink?

Il punto da cui parte tutta la storia si trova nella cosiddetta Camera della Regina della Grande Piramide di Cheope.

Dalle pareti nord e sud della camera partono due piccoli condotti larghi circa 20 centimetri, troppo stretti perché una persona possa attraversarli.

A differenza dei condotti associati alla Camera del Re, questi non raggiungono l’esterno della piramide.

Il loro scopo non è ancora noto con certezza.

Nel 1993 l’ingegnere tedesco Rudolf Gantenbrink utilizzò un piccolo robot chiamato Upuaut 2 per esplorare il condotto meridionale.

Dopo aver percorso circa 60 metri all’interno della struttura, il robot incontrò qualcosa di inatteso: una lastra di calcare che chiudeva completamente il passaggio.

Sulla superficie erano visibili due elementi metallici in rame.

La struttura divenne rapidamente nota come porta di Gantenbrink, anche se il termine “porta” va utilizzato con cautela.

Non sappiamo infatti se avesse realmente la funzione di una porta destinata ad aprirsi e chiudersi.

Potrebbe essere più corretto parlare di blocco o lastra di chiusura.

Cosa hanno trovato dietro la prima porta?

Cosa c’è dietro la seconda porta della piramide di cheope? Quello che hanno visto i robot

La risposta arrivò nove anni dopo.

Nel settembre 2002 venne utilizzato un altro robot, il Pyramid Rover, progettato per raggiungere nuovamente il fondo del condotto.

Questa volta il sistema disponeva di un piccolo trapano.

Gli archeologi praticarono un foro nella prima lastra e inserirono una telecamera attraverso l’apertura.

Dietro non apparvero una grande sala, un sarcofago o un tesoro.

La telecamera mostrò invece un piccolo spazio lungo appena una ventina di centimetri e, sul lato opposto, un’altra superficie di pietra.

Quindi dietro la prima “porta” ce n’era apparentemente una seconda.

È questo secondo blocco che ancora oggi alimenta la domanda principale: cosa c’è oltre?

EsplorazioneAnnoCosa ha trovato
Upuaut 21993Prima lastra con elementi in rame
Pyramid Rover2002Piccolo foro nella prima lastra e secondo blocco di pietra
Djedi2010-2011Immagini dettagliate dello spazio intermedio, segni rossi e retro degli elementi in rame
Stato attuale2026Il secondo blocco non è stato attraversato

Il robot Djedi ha aperto la seconda porta?

No. Ed è uno degli equivoci più frequenti quando si racconta questa storia.

Djedi non ha aperto la seconda lastra.

Il progetto, sviluppato da un team internazionale con un ruolo importante dell’Università di Leeds, utilizzava un robot progettato appositamente per muoversi in spazi di circa 20 x 20 centimetri senza danneggiare la struttura.

La macchina poteva trasportare una telecamera flessibile, strumenti di misurazione e sistemi di perforazione.

La University of Leeds descrive Djedi come un sistema in grado di percorrere fino a circa 70 metri all’interno di questi condotti e di utilizzare una “snake camera” per osservare aree altrimenti invisibili.

Il robot sfruttò il foro realizzato nel 2002 per inserire una telecamera nello spazio dietro la prima lastra.

Ed è lì che arrivarono le immagini più interessanti.

Cosa ha visto Djedi dietro la prima lastra?

La telecamera di Djedi poteva orientarsi lateralmente, permettendo agli studiosi di osservare lo spazio con un dettaglio molto maggiore rispetto alla precedente esplorazione.

Vennero individuati segni di colore rosso sul pavimento, probabilmente lasciati durante la costruzione della piramide.

Il robot osservò inoltre la parte posteriore dei due elementi metallici visibili sulla prima lastra.

Le immagini mostrarono che il rame continuava sul lato opposto formando una sorta di struttura curva.

Questo dettaglio ha contribuito a ridimensionare una delle interpretazioni più popolari: probabilmente non si trattava di semplici “maniglie” utilizzate per aprire la lastra.

Potrebbero avere avuto una funzione simbolica, tecnica oppure essere collegati alla realizzazione del blocco.

Il rapporto scientifico sulla missione Djedi, pubblicato nel 2013 sul Journal of Field Robotics, documenta l’esplorazione del condotto meridionale e l’utilizzo della telecamera oltre il primo sbarramento.

Ma rimaneva davanti al robot il secondo blocco.

La seconda porta è realmente una porta?

È importante separare ciò che abbiamo visto da ciò che stiamo interpretando.

La seconda struttura esiste. Non sappiamo però se sia effettivamente una seconda porta.

Le immagini disponibili mostrano una superficie di pietra oltre il piccolo spazio che segue la prima lastra.

Non disponiamo di immagini della sua parte posteriore e non sappiamo quanto sia spessa.

Potrebbe essere:

  • una seconda lastra costruita appositamente per chiudere il condotto;
  • un blocco appartenente alla struttura interna della piramide;
  • il termine stesso del condotto;
  • una barriera davanti a un altro piccolo spazio.

Dire che dietro si trovi necessariamente una camera segreta sarebbe quindi andare oltre le prove.

Cosa potrebbe esserci dietro?

Cosa c’è dietro la seconda porta della piramide di cheope? Quello che hanno visto i robot

La risposta corretta nel 2026 rimane: non lo sappiamo.

Le ipotesi possono però essere divise tra quelle compatibili con ciò che conosciamo e quelle puramente speculative.

Una possibilità è che il condotto abbia avuto una funzione rituale o simbolica.

I piccoli passaggi della piramide sono stati spesso collegati alle concezioni funerarie dell’Antico Egitto, anche se non esiste un consenso definitivo sulla loro funzione.

Un’altra possibilità è che queste lastre siano elementi architettonici necessari alla costruzione o alla chiusura del condotto.

Rimane poi l’ipotesi più affascinante: un altro spazio ancora sconosciuto oltre la seconda lastra.

Al momento, però, non esiste una prova che confermi questa possibilità.

Non sono stati trovati tesori, papiri o una camera funeraria dietro la porta di Gantenbrink.

Sono possibilità che restano tali.

Perché non perforano semplicemente la seconda lastra?

Cosa c’è dietro la seconda porta della piramide di cheope? Quello che hanno visto i robot

Dal punto di vista puramente tecnico, costruire uno strumento capace di praticare un piccolo foro non è il problema principale.

Il problema è sapere se sia opportuno farlo.

La Grande Piramide è un monumento archeologico unico e qualsiasi intervento fisico deve ridurre al minimo il rischio di danni.

Lo stesso robot Djedi venne progettato proprio con questa filosofia.

Secondo l’Università di Leeds, lo sviluppo richiese diversi anni perché la macchina doveva muoversi in un ambiente estremamente ristretto evitando di esercitare pressioni pericolose sulla pietra.

Ogni nuova perforazione pone quindi almeno tre problemi:

  1. stabilire cosa rappresenti esattamente il blocco;
  2. determinare il punto più sicuro per attraversarlo;
  3. valutare se le informazioni ottenibili giustifichino un intervento irreversibile.

Oggi l’archeologia tende sempre più spesso a preferire tecniche non distruttive prima di intervenire direttamente.

Ed è proprio la Grande Piramide ad aver dimostrato quanto questa strategia possa funzionare.

I muoni hanno trovato altre camere nella Piramide di Cheope?

Negli anni successivi alla missione Djedi è entrata in gioco una tecnologia completamente differente: la radiografia a muoni cosmici.

I muoni sono particelle prodotte nell’atmosfera dall’interazione dei raggi cosmici.

Riescono ad attraversare grandi quantità di materiale e possono quindi essere utilizzati per rilevare differenze di densità all’interno di strutture enormi.

In pratica permettono di cercare vuoti nella pietra senza demolire nulla.

Nel 2017 il progetto ScanPyramids ha annunciato su Nature la rilevazione di una grande cavità precedentemente sconosciuta sopra la Grande Galleria.

Il cosiddetto ScanPyramids Big Void ha una lunghezza minima stimata di circa 30 metri.

Successivamente le indagini hanno identificato anche un corridoio dietro la faccia nord della piramide, caratterizzato nel 2023 con nuove misurazioni a muoni.

Su Tech iCrewPlay avevamo già raccontato come le moderne tecnologie stanno cambiando lo studio della Grande Piramide.

Queste scoperte dimostrano una cosa importante: la piramide può ancora nascondere strutture sconosciute.

Ma non dimostrano che il Big Void o il corridoio della faccia nord siano collegati alla seconda lastra osservata da Djedi.

Sono strutture diverse e vanno tenute separate.

La seconda porta è collegata al Big Void?

Al momento non esiste una prova di un collegamento tra le due strutture.

Il Big Void rilevato tramite muoni si trova sopra la Grande Galleria, mentre le cosiddette porte esplorate dai robot appartengono ai piccoli condotti associati alla Camera della Regina.

Sono due misteri della stessa piramide, ma non per questo devono essere parte dello stesso sistema.

Confonderli produce una ricostruzione affascinante, ma non supportata dai dati disponibili.

È una distinzione particolarmente importante perché negli ultimi anni molte ricostruzioni online hanno unito tutte le cavità e i passaggi sconosciuti della piramide in un’unica teoria.

Le ricerche scientifiche non consentono ancora di farlo.

Perché quei piccoli condotti esistono?

Cosa c’è dietro la seconda porta della piramide di cheope? Quello che hanno visto i robot

Questa potrebbe essere persino una domanda più importante di cosa si trovi dietro la seconda lastra.

I due condotti della Camera della Regina sono particolari perché originariamente non erano aperti direttamente nella camera.

Vennero individuati nel XIX secolo e successivamente esplorati con strumenti sempre più avanzati.

Non raggiungono l’esterno come avviene per altri condotti della piramide.

La loro funzione rimane quindi discussa.

Tra le spiegazioni proposte troviamo:

  • funzione simbolica legata al viaggio del faraone nell’aldilà;
  • funzione rituale;
  • ruolo legato alla costruzione;
  • elementi di un progetto architettonico modificato durante i lavori.

Nessuna di queste spiegazioni permette però di stabilire con certezza perché sia stata utilizzata una lastra dotata di elementi in rame e perché dietro di essa si trovi un secondo blocco.

Ed è proprio questa combinazione a rendere il condotto così interessante.

Dopo il 2011 qualcuno ha visto oltre la seconda lastra?

Non risultano esplorazioni scientifiche pubblicate che abbiano mostrato cosa si trovi oltre quel secondo blocco.

Le ricerche sulla Grande Piramide sono proseguite, ma negli anni successivi l’attenzione tecnologica si è spostata soprattutto sulle analisi non invasive del progetto ScanPyramids.

Le missioni con i muoni hanno dimostrato che è possibile trovare strutture precedentemente sconosciute senza perforare la piramide.

Questo potrebbe indicare anche la direzione delle future esplorazioni dei condotti: ottenere sempre più informazioni prima di intervenire fisicamente sulla pietra.

Quindi cosa sappiamo con certezza?

Cosa c’è dietro la seconda porta della piramide di cheope? Quello che hanno visto i robot

La storia della “porta segreta di Cheope” diventa molto più interessante quando si eliminano le parti che non possiamo dimostrare.

Sappiamo che:

  • nella Camera della Regina esistono due piccoli condotti;
  • nel 1993 Upuaut 2 trovò una lastra nel condotto meridionale;
  • la lastra presenta due elementi di rame;
  • nel 2002 venne praticato un piccolo foro;
  • oltre la prima lastra esiste un breve spazio;
  • alla fine di quello spazio si vede una seconda superficie di pietra;
  • Djedi osservò segni rossi e dettagli prima invisibili;
  • il secondo blocco non è stato attraversato in una missione scientifica documentata.

Non sappiamo invece:

  • cosa ci sia oltre;
  • se il secondo blocco sia realmente una porta;
  • se oltre si trovi una camera;
  • quale fosse la funzione precisa dei condotti;
  • quale fosse il significato degli elementi in rame.

E soprattutto non abbiamo bisogno di inventare una risposta per rendere interessante la storia.

Dopo oltre trent’anni dalla prima esplorazione robotica, all’interno della Grande Piramide esiste ancora una superficie di pietra che nessuna telecamera ha osservato dall’altro lato.

La tecnologia ci ha portato fino a pochi centimetri dal problema.

Il resto, per ora, rimane ancora dentro la piramide.

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