L’idea di allungare la longevità della accompagna l’umanità da millenni. Oggi, tra appassionati tech e ricerca avanzata, il tema è più vivo che mai, ma le strategie note per favorire la longevità (come la restrizione calorica) non sono esattamente piacevoli o facili da seguire.

Ed è qui che entrano in scena i vermi.
Dalla University of Michigan una scoperta sorprendente
Un gruppo di ricerca guidato da Scott Leiser (University of Michigan Medical School) ha individuato un collegamento diretto tra:
- un gene legato alla longevità (fmo-2)
- gli stimoli ambientali
- e il comportamento
Il tutto nasce da uno studio su C. elegans, un verme molto usato in biologia perché condivide molte vie metaboliche con l’uomo.
Quando il tatto “blocca” il gene della longevità
La ricerca, pubblicata su PNAS, mostra che basta sentire qualcosa che assomiglia al cibo per annullare i benefici della restrizione calorica.

I ricercatori hanno posato i vermi su microsfere che imitavano la consistenza dell’E. coli, il loro pasto abituale. Quel semplice stimolo tattile ha:
- ridotto l’attività del gene fmo-2, fondamentale per la longevità
- cancellato l’allungamento della vita normalmente ottenuto con la dieta ristretta
Questo succede perché il tatto attiva un circuito neuronale che modifica i segnali basati su dopamina e tiramina, riducendo l’attivazione dell’enzima FMO-2 nell’intestino.
In pratica: il corpo “pensa” di aver trovato cibo, e spegne il programma di sopravvivenza.
Indurre longevità senza digiuno? La teoria prende forma
Secondo Leiser, la scoperta ha un potenziale enorme: “Se riuscissimo a stimolare fmo-2 senza togliere il cibo, potremmo attivare gli stessi benefici della restrizione calorica… senza la restrizione.”
È una visione che farebbe gola a chiunque sogni pillole anti-aging o terapie che sfruttano i meccanismi naturali del corpo.
Ma attenzione: allungare la vita cambia anche il comportamento
Un secondo studio, pubblicato su Science Advances, dimostra che alterare fmo-2 non si limita a prolungare la vita: modifica anche come gli organismi reagiscono al mondo.
- I vermi che producono più fmo-2 diventano quasi “apatetici”:
non evitano batteri pericolosi e non si fermano a mangiare dopo un digiuno. - I vermi senza fmo-2 esplorano molto meno.
In entrambi i casi, il problema nasce da cambiamenti nel metabolismo del triptofano.

Questo mette in chiaro un punto fondamentale: qualsiasi intervento pro-longevità potrebbe avere costi comportamentali da gestire.
La strada futura: capire il dialogo tra intestino e cervello
Leiser e il suo team continueranno a studiare come segnali ambientali, metabolismo e sistema nervoso si influenzano a vicenda. L’obiettivo? Sviluppare in futuro farmaci che attivino i percorsi naturali della longevità senza effetti indesiderati.
“Capire tutti i segnali che il cervello riceve dall’intestino è un tema caldissimo… ma ancora poco esplorato”, conclude Leiser.