Nel primo trial randomizzato di fase 2a dedicato ad AER002 nel Long COVID, una singola infusione dell’anticorpo monoclonale è risultata sicura ma non ha migliorato in modo significativo salute fisica, qualità della vita, funzione cognitiva o biomarcatori rispetto al placebo. Lo studio è piccolo e sperimentale, quindi non chiude la ricerca sull’ipotesi della persistenza virale, ma non supporta l’uso di AER002 come trattamento efficace sulla base dei dati disponibili.
Il lavoro, pubblicato su Nature Communications il 30 settembre 2026, ha coinvolto 36 persone che soddisfacevano la definizione dell’Organizzazione mondiale della sanità per il Long COVID. I partecipanti sono stati assegnati in rapporto 2:1 ad AER002 o placebo e seguiti per 360 giorni.

Che cos’è AER002
AER002 è un anticorpo monoclonale progettato per riconoscere SARS-CoV-2. L’idea alla base dello studio era verificare una delle ipotesi più discusse sul Long COVID: in una parte dei pazienti potrebbero persistere antigeni o compartimenti virali capaci di mantenere attiva una risposta immunitaria anomala.
Se questa ipotesi fosse dominante e ancora sensibile a un anticorpo specifico, neutralizzare il virus residuo potrebbe in teoria produrre un beneficio clinico. Il trial è stato quindi costruito soprattutto come prova di meccanismo, non come conferma definitiva di efficacia.
Come è stato condotto il trial
I 36 partecipanti hanno ricevuto una singola infusione di AER002 oppure placebo in doppio cieco. L’endpoint principale era il punteggio PROMIS-29 Physical Health Summary Score a 90 giorni, una misura centrata sulla salute fisica percepita. Gli autori hanno inoltre valutato qualità della vita, prestazioni fisiche, funzioni neurocognitive e una serie di biomarcatori ematici, di imaging e tissutali.
Il follow-up prolungato fino a 360 giorni è importante perché i sintomi del Long COVID possono oscillare nel tempo. Un confronto breve avrebbe potuto confondere variazioni spontanee e risposta al trattamento.
Cosa ha mostrato AER002
Il risultato principale è negativo: tra il gruppo trattato e il gruppo di controllo non sono emerse differenze significative nella salute fisica, nella qualità della vita, nelle misure oggettive di funzione fisica o cognitiva e nei biomarcatori ematici analizzati.

Una analisi post-hoc ha osservato che i partecipanti con livelli iniziali più bassi di anticorpi contro SARS-CoV-2 e una maggiore esposizione al farmaco riferivano più spesso un beneficio percepito. Si tratta però di un’analisi esplorativa successiva alla definizione degli endpoint principali e non dimostra efficacia.
Significa che la persistenza virale non conta nel Long COVID?
No. Il trial indica soltanto che questa specifica strategia, con questo anticorpo, questa dose e questa popolazione, non ha prodotto un beneficio dimostrabile. Il Long COVID è probabilmente una condizione eterogenea: persistenza virale, disregolazione immunitaria, autoimmunità, danno vascolare e altre alterazioni possono avere un peso diverso tra pazienti.
Su iCrewPlay Tech abbiamo già seguito il problema dei disturbi cognitivi persistenti nel Long COVID e il confronto con le conseguenze a lungo termine dell’influenza. Il nuovo trial aggiunge un dato diverso: prova direttamente una terapia mirata alla possibile persistenza di SARS-CoV-2.
Quali sono i limiti dello studio
- il campione comprende solo 36 partecipanti;
- si tratta di un trial esplorativo di fase 2a, non di uno studio confermatorio di grandi dimensioni;
- il Long COVID comprende fenotipi clinici differenti che potrebbero rispondere in modo diverso;
- l’analisi post-hoc sui livelli anticorpali deve essere verificata in studi progettati appositamente;
- un risultato negativo per AER002 non equivale a escludere ogni approccio antivirale o immunologico.
Cosa cambia davvero
Il dato più utile è che un anticorpo monoclonale diretto contro SARS-CoV-2, somministrato una sola volta, non ha migliorato gli esiti clinici principali in questo piccolo trial sul Long COVID. È un risultato importante proprio perché riduce il rischio di confondere una plausibile ipotesi biologica con una terapia già dimostrata.
Lo studio primario è SARS-CoV-2-specific monoclonal antibody AER002 in Long COVID: an exploratory randomized phase 2a mechanistic trial, pubblicato su Nature Communications il 30 settembre 2026.