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Lettura: Labirinto Borges riapre a Venezia, con 3200 piante restaurate
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NotiziaNatura

Labirinto Borges riapre a Venezia, con 3200 piante restaurate

Il giardino della Fondazione Cini torna visitabile dopo il recupero, tra botanica, letteratura e turismo culturale.

Redazione 1 ora fa 6
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Il Labirinto Borges Venezia riapre al pubblico dal 10 luglio sull’isola di San Giorgio Maggiore, dopo un intervento di restauro conservativo sulle siepi di bosso. Il percorso, nato negli spazi verdi della Fondazione Giorgio Cini, conta circa 3200 piante e oltre un chilometro di sentieri.

Contenuti di questo articolo
Cosa riapre nel Labirinto Borges di VeneziaPerché Borges è legato al tema del labirintoRestauro, turismo e tutela dei giardini storici

La notizia non riguarda solo una visita culturale in più nel calendario veneziano. Il recupero del labirinto mostra quanto i giardini storici siano diventati parte della tutela del patrimonio, tra botanica, paesaggio, memoria letteraria e gestione dei flussi turistici in una città fragile.

Cosa riapre nel Labirinto Borges di Venezia

Labirinto borges riapre a venezia, con 3200 piante restaurate

Riapre un giardino-labirinto progettato per essere percorso e letto come un omaggio a Jorge Luis Borges. Le siepi sono state riportate verso il disegno originario, così da restituire continuità al percorso vegetale e rendere di nuovo comprensibile la struttura simbolica dell’opera.

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Il labirinto si trova sull’isola di San Giorgio Maggiore, negli spazi della Fondazione Giorgio Cini. È stato inaugurato nel 2011, in occasione del venticinquesimo anniversario della morte dello scrittore argentino Jorge Luis Borges, nato a Buenos Aires nel 1899 e morto a Ginevra nel 1986.

Il progetto è dell’architetto, diplomatico e designer di labirinti Gilbert Randoll Coate. L’impianto è formato da 3200 piante di bosso, Buxus sempervirens, e da un percorso di circa 1.150 metri. Non è pensato come un enigma estremo, ma come una struttura da attraversare con tempi lenti.

Per il pubblico, la riapertura consente di tornare a camminare dentro un’opera che per anni è stata osservabile soprattutto dall’alto. Il rapporto tra vista panoramica e cammino interno è una parte importante dell’esperienza: dall’alto si legge il disegno, dal basso si percepisce il tempo del percorso.

Perché Borges è legato al tema del labirinto

Labirinto borges riapre a venezia, con 3200 piante restaurate

Il labirinto non è un semplice riferimento decorativo. Nell’opera di Borges diventa spesso una figura della conoscenza, del tempo e delle possibilità che si biforcano. Il giardino veneziano traduce questa idea in una forma fisica, fatta di siepi, svolte, attese e orientamento.

Il legame più diretto rimanda al racconto Il giardino dei sentieri che si biforcano, incluso in Finzioni. In quel testo, libro e labirinto finiscono per coincidere: l’opera immaginata non descrive una sola strada, ma molte possibilità che convivono.

Nel disegno del Labirinto Borges sono nascosti elementi collegati allo scrittore e al suo immaginario: la clessidra, il punto interrogativo, la tigre, il nome Jorge Luis e le iniziali di María Kodama. Non sono dettagli ornamentali. Servono a trasformare il percorso in una lettura spaziale.

La storia del labirinto passa anche da Kodama, seconda moglie di Borges, che sostenne la realizzazione di una prima versione a Mendoza, in Argentina, nel 2003. La collaborazione con la Fondazione Cini ha poi portato alla nascita della versione veneziana, su un’isola che già di per sé ha una forte identità culturale.

  • Il labirinto riapre al pubblico dal 10 luglio.
  • Il percorso conta circa 1.150 metri.
  • Le piante di bosso sono circa 3200.
  • Il progetto originale è di Gilbert Randoll Coate.
  • La visita dal 10 luglio al 30 settembre è indicata a 15 euro e dura circa 30 minuti.

Restauro, turismo e tutela dei giardini storici

L’intervento conservativo ha riguardato le siepi di bosso, che nel tempo avevano bisogno di essere uniformate e riportate alla leggibilità del tracciato originario. In un labirinto vegetale la manutenzione non è un dettaglio tecnico: se la forma delle piante cambia troppo, cambia anche l’opera.

Il recupero è stato sostenuto da PwC Italia nell’ambito di un progetto dedicato alla cultura. Per Venezia è un segnale interessante perché la tutela non riguarda solo palazzi, chiese e musei, ma anche spazi verdi, percorsi e architetture vegetali.

La visita viene proposta con audioguida e una colonna sonora originale composta da Antonio Fresa ed eseguita dall’Orchestra del Teatro La Fenice. Le informazioni operative sono disponibili sul portale Visit Cini per il Tour Labirinto Borges, dove vengono aggiornati orari, prenotazioni e modalità di accesso.

La riapertura si inserisce anche nel tema più ampio della gestione culturale di Venezia. La città non è solo calli e monumenti centrali: isole, giardini e percorsi meno affollati possono distribuire meglio l’attenzione dei visitatori. In questo senso, anche luoghi legati all’ambiente lagunare, come il caso della Noce di Mare nella laguna di Venezia, ricordano quanto l’equilibrio dell’area veneziana sia composto da cultura e natura insieme.

Il Labirinto Borges non è il più grande d’Italia. Il primato va al Labirinto della Masone di Fontanellato, vicino Parma, costruito con circa 300 mila piante di bambù. La forza del giardino veneziano, però, sta altrove: nella relazione tra luogo, letteratura, isola e memoria.

La riapertura del Labirinto Borges restituisce a Venezia un percorso che non chiede solo di essere fotografato, ma attraversato. La domanda ora è se questo tipo di turismo culturale, più lento e concentrato, possa diventare una strada concreta per valorizzare meglio le isole e gli spazi verdi della città.

TAGGED:Labirinto BorgesVeneziaFondazione CiniSan Giorgio Maggioregiardini storici
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