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Killfish nel golfo del Messico: come i pesci si adattano all’ambiente

L'uomo ha creato degli scompensi notevoli alla fauna marina a causa dell'inquinamento. Ma c'è chi si adatta al nuovo ambiente

Killfish golfo del Messico
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Una specie del pesce killifish, appartenente all’ordine dei Cyprinodontiformes del Golfo del Messico, sopravvive alle acque inquinate grazie ai geni di un altro pesce. Il Golfo del Messico non è un ambiente salutare per i pesci che lo popolano, da oltre 60 anni le tossine provenienti dall’attività industriale, raffinerie, complessi petrolchimici, sversamenti da navi e piattaforme petrolifere, hanno contribuito via via ad aumentarne l’inquinamento. Ricordiamo per esempio il disastro ambientale Deepwater Horizon. In seguito a un incendio la piattaforma è affondata e il petrolio ha continuato a uscire dal fondo del mare da aprile a settembre del 2010, provocando enormi danni alla fauna e flora marine.
Deepwater-Horizon
Il disastro della Deepwater Horizon
Nonostante ciò la popolazione di killifish, in costante calo fino dagli anni 70, ha stranamente iniziato ad aumentare. A detta dei ricercatori questo è dovuto a mutazioni genetiche favorite da accoppiamenti con diverse specie di pesci. Il persistente inquinamento dovrebbe essere letale per i killifish, eppure gli stessi ad un certo punto hanno iniziato a sopravvivere e ad aumentare. In particolare il Fundulus grandis, nome scientifico di una specie di killifish, che raggiunge al massimo 20 cm e che viene usato spesso come esca, si è adattato a vivere in un ambiente estremamente inquinato. I ricercatori si sono chiesti come il pesce si sarebbe potuto evolvere così rapidamente in risposta a pressioni ambientali estreme. La risposta, riportata su Science il 3 maggio 2019, sembra essere “mutazioni genetiche” introdotte nella popolazione da una specie completamente diversa di killifish. Gli stessi ricercatori hanno prelevato i pesci per trasferirli in un laboratorio della Baylor University in Texas, attendendo che si riproducessero. Gli embrioni sono stati poi sottoposti a diverse concentrazioni di contaminanti ambientali. Gli embrioni di pesci provenienti dalle aree più inquinate del canale di Houston evitavano le malformazioni cardiache se esposti a concentrazioni fino a mille volte superiori a quelle dei pesci provenienti da zone con meno inquinamento. I successivi studi hanno evidenziato diversi loci (ovvero posizioni di un gene) che sembravano disabilitare le notorie deformazioni cardiache provocate da questo tipo di inquinanti, ma il fatto più sorprendente è che la “variabilità genetica” osservata appartiene a una specie completamente diversa di killifish. In genere l’accoppiamento interspecie non dà vantaggi alla prole, ma in questo caso il materiale genetico del Fundulus heteroclitus, una diversa specie di killifish, sembra essere responsabile delle mutazioni del Fundulus grandis. Gli scienziati ritengono che l’ibridazione di geni diversi possa favorire le popolazioni che stanno vivendo un rapido cambiamento ambientale e lo studio pubblicato sembra essere il primo a supportare scientificamente questa previsione. Come siano avvenuti gli accoppiamenti rimane un enigma. Infatti i killifish atlantici non si trovano normalmente nel Golfo del Messico, gli studiosi ritengono che le uova potrebbero essere state trasportate dall’acqua presente su navi da pesca transitate in Atlantico. Elias Ozior, lo scienziato che insieme ad Axel Meyer ha condotto lo studio, sottolinea che gli esseri umani non hanno causato intenzionalmente questa ibridazione e che la stessa potrebbe rivelarsi molto pericolosa.

Quali altri cambiamenti genetici nella fauna e nella flora siano ancora da scoprire, resta un mistero che probabilmente la scienza svelerà presto. Cosa ne pensi di questo adattamento?

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