Jacob Tsimerman entrerà in OpenAI dopo aver ricevuto la Fields Medal 2026, uno dei riconoscimenti più prestigiosi della matematica. Il professore dell’University of Toronto prenderà un congedo dall’ateneo per lavorare sulla sicurezza dell’intelligenza artificiale, proprio mentre i modelli iniziano a produrre risultati matematici che pochi anni fa sembravano fuori portata.
La scelta colpisce perché Tsimerman, 38 anni, non sta abbandonando una carriera in difficoltà. Arriva al contrario nel momento di massimo riconoscimento accademico: è stato premiato per i contributi alla geometria algebrica e aritmetica e per il ruolo svolto nella soluzione di importanti problemi, tra cui la congettura di André-Oort.
Perché Jacob Tsimerman ha scelto OpenAI dopo la Fields Medal
Tsimerman ritiene che i progressi recenti dell’IA in matematica siano abbastanza rapidi da cambiare il lavoro dei ricercatori. Il suo passaggio a OpenAI nasce quindi da due questioni collegate: capire fino a dove possono arrivare questi sistemi e contribuire a renderli controllabili prima che capacità sempre maggiori vengano impiegate senza protezioni adeguate.
Il cambio di prospettiva non nasce soltanto da previsioni teoriche. Nel maggio 2026 OpenAI ha annunciato che un proprio modello aveva trovato una nuova costruzione matematica capace di smentire una congettura legata al problema delle distanze unitarie, formulato da Paul Erdős nel 1946 e rimasto aperto per circa ottant’anni.
Per un matematico come Tsimerman il segnale è importante: non si parla più soltanto di modelli capaci di risolvere esercizi o competizioni, ma di sistemi che iniziano a contribuire a ricerca matematica originale. Se questa tendenza continuerà, il ruolo del ricercatore umano potrebbe cambiare rapidamente.
Il tema ricorda un’altra questione che stiamo seguendo da vicino: capire cosa succede dentro modelli sempre più complessi. Il recente lavoro di Anthropic sul J-space di Claude e sui processi interni di ragionamento dell’IA mostra quanto sia diventato importante interpretare non soltanto il risultato finale, ma anche il percorso seguito dal sistema.
I cinque scenari estremi studiati da Tsimerman

L’interesse di Tsimerman per la sicurezza dell’IA precede il suo ingresso in OpenAI. Nel luglio 2025 ha pubblicato con Andrew Critch il paper A Taxonomy of Omnicidal Futures Involving Artificial Intelligence, che prova a classificare scenari in cui sistemi avanzati potrebbero contribuire alla morte di tutti o quasi tutti gli esseri umani. Gli autori precisano che non si tratta di previsioni inevitabili, ma di possibilità teoriche da analizzare per capire come prevenirle.
Il lavoro distingue cinque categorie principali di rischio. Una riguarda un processo involontario, nel quale società sempre più automatizzate finiscono per rendere l’umanità incapace di mantenere le condizioni necessarie alla propria sopravvivenza. Negli altri casi l’azione distruttiva può invece essere originata da Stati, grandi organizzazioni, piccoli gruppi oppure dagli stessi sistemi AI.
- catastrofe involontaria prodotta da sistemi economici e tecnologici sempre più automatizzati
- uso distruttivo dell’IA da parte di Stati
- uso estremo da parte di grandi organizzazioni o aziende
- azioni condotte da individui o piccoli gruppi con strumenti AI molto potenti
- sistemi AI che perseguono autonomamente obiettivi incompatibili con la sopravvivenza umana
Gli esempi sono volutamente estremi. Servono però a identificare i passaggi intermedi che potrebbero trasformare capacità tecniche utili in rischi sistemici: automazione militare, armi biologiche, infrastrutture controllate da software, concentrazione di potere e sistemi capaci di prendere decisioni a velocità superiori a quelle umane.
Il vero tema è quanto velocemente l’IA sta cambiando la ricerca
La storia di Tsimerman è interessante anche senza accettare gli scenari più estremi del suo paper. Un matematico appena premiato con la Fields Medal sta scegliendo di dedicare parte della propria carriera alla sicurezza dell’IA perché ritiene plausibile che i modelli possano superare rapidamente gli esseri umani in alcune attività di ricerca.
Il suo ingresso in OpenAI mostra anche un cambiamento più ampio. I laboratori di intelligenza artificiale non stanno assumendo soltanto informatici e ingegneri, ma cercano matematici e scienziati capaci di valutare sistemi che iniziano a produrre risultati difficili da controllare con i metodi tradizionali.
La domanda centrale non è stabilire oggi se l’IA porterà davvero agli scenari descritti da Critch e Tsimerman. Il punto concreto è capire quanto tempo rimane per costruire sistemi di controllo, valutazione e sicurezza se le capacità dei modelli continueranno ad avanzare alla velocità osservata negli ultimi mesi.