Nell’estate del 2011 HP provò a trasformare webOS da eredità di Palm in un vero ecosistema alternativo a iOS e Android. Il progetto simbolo era TouchPad, un tablet da 9,7 pollici che rimase sul mercato appena 49 giorni prima che HP annunciasse lo stop ai dispositivi webOS. La parte più interessante, però, viene dopo: il tablet diventò improvvisamente ricercatissimo con il fire sale da 99 dollari e il suo sistema operativo, dato per morto insieme all’hardware, finì anni più tardi nei televisori LG. Nel 2026 webOS è ancora una piattaforma commerciale attiva.
La storia del TouchPad è quindi più utile di una semplice lista di “flop tech”: mostra come un prodotto possa fallire commercialmente mentre alcune delle idee software su cui era costruito sopravvivono, cambiano proprietario e trovano un mercato completamente diverso.
HP comprò Palm per 1,2 miliardi di dollari
Per capire il TouchPad bisogna tornare al 28 aprile 2010. HP annunciò l’accordo per acquistare Palm per un valore d’impresa di circa 1,2 miliardi di dollari. Non stava comprando soltanto un produttore di smartphone: il comunicato ufficiale indicava esplicitamente webOS come piattaforma con cui espandere la strategia mobile di HP.
Quando l’acquisizione fu completata il 1° luglio 2010, HP descrisse una roadmap che comprendeva smartphone, “slate PC” e perfino netbook basati su webOS. L’idea era quindi più ambiziosa del semplice rilancio del Palm Pre: creare una famiglia di dispositivi con un’esperienza software comune.

TouchPad non era soltanto un clone dell’iPad
HP presentò TouchPad come il primo tablet webOS. Aveva uno schermo da 9,7 pollici con risoluzione 1024 × 768, processore Snapdragon dual-core da 1,2 GHz e versioni da 16 o 32 GB. Sono specifiche che oggi sembrano remote, ma il punto distintivo era soprattutto il software.
webOS organizzava le applicazioni in “card”, cioè finestre visuali che potevano essere spostate e raggruppate. La piattaforma puntava inoltre su Synergy, per unificare informazioni provenienti da servizi diversi, e su funzioni come Touch-to-Share, pensata per passare contenuti tra dispositivi webOS compatibili. HP proponeva anche la ricarica wireless tramite Touchstone.
Molti di questi concetti oggi sembrano normali: multitasking visuale, continuità fra dispositivi, account e dati aggregati. Nel 2011 erano una parte importante dell’identità di webOS.
Perché HP TouchPad fallì davvero?
Qui conviene separare i fatti documentati dalle ricostruzioni successive. Nel comunicato del 18 agosto 2011 HP disse che TouchPad e gli smartphone webOS non avevano raggiunto gli obiettivi interni e i target finanziari. È la motivazione formale con cui l’azienda spiegò la decisione di interrompere le operazioni legate ai dispositivi webOS.
Le analisi dell’epoca hanno poi discusso concorrenza con iPad, ecosistema di applicazioni, posizionamento e andamento delle vendite. Sono elementi utili per ricostruire il contesto, ma non vanno trasformati in una singola “causa ufficiale” che HP non indicò.
La cronologia resta impressionante: secondo la ricostruzione contemporanea di Ars Technica, l’annuncio dello stop arrivò 49 giorni dopo il lancio. HP non stava semplicemente ritirando una generazione poco riuscita: stava abbandonando l’hardware webOS proprio mentre cercava di riposizionare l’intera azienda.
Il paradosso del fire sale: ignorato a 499 dollari, introvabile a 99
Dopo l’annuncio della dismissione, il TouchPad subì uno dei ribassi più ricordati nella storia recente dell’elettronica di consumo. Il modello da 16 GB scese a 99 dollari, quello da 32 GB a 149 dollari. La domanda esplose al punto che HP annunciò un’ultima produzione limitata per soddisfare gli ordini.
È il passaggio che trasformò il TouchPad da prodotto commerciale in difficoltà a oggetto da caccia all’affare, sperimentazione e modding. Il prezzo non risolse i problemi strategici di HP, ma rese improvvisamente molto interessante un hardware che pochi giorni prima faticava a trovare il proprio spazio.
Da qui nasce anche una parte della reputazione “cult” del tablet: non perché il mercato lo avesse premiato al prezzo originale, ma perché migliaia di appassionati si ritrovarono tra le mani un dispositivo economico e abbastanza aperto da diventare terreno di porting e sistemi alternativi.
webOS non morì con il TouchPad
HP continuò a cercare un futuro per il software. Nel 2012 avviò iniziative open source attorno a webOS; poi la svolta arrivò con LG. La stessa LG ricorda che acquistò webOS da Hewlett-Packard nel marzo 2013 e lo reinventò come piattaforma per Smart TV, presentandolo al CES 2014.
Il cambio di destinazione è notevole. Un sistema operativo nato per smartphone e tablet trovò la sua seconda vita su televisori, dove alcune idee dell’interfaccia orientata alla semplicità e al passaggio rapido tra contenuti avevano molto più spazio commerciale.
Su iCrewPlay Tech abbiamo seguito questa evoluzione anche nei prodotti più recenti: i monitor LG UltraGear con webOS per gaming e streaming mostrano come la piattaforma abbia superato da tempo il perimetro degli smartphone, mentre l’integrazione tra TV LG, webOS e servizi di cloud gaming racconta quanto sia diventata centrale nell’ecosistema del marchio.

Cosa resta di webOS nel 2026
webOS non è sopravvissuto come concorrente mobile di iOS e Android, ma è tutt’altro che scomparso. I televisori LG della gamma 2026 continuano a usare webOS e il produttore lo presenta oggi insieme alle funzioni Multi AI, con integrazioni come Google Gemini su modelli recenti.
È quindi corretto dire che la piattaforma vive ancora, ma in una forma diversa da quella immaginata da Palm e HP: non come sistema operativo per il telefono in tasca, bensì come software per televisori e altri display connessi.
HP TouchPad si può ancora usare oggi?
Sì, ma come progetto retro e di modding, non come tablet moderno supportato da HP. La comunità WebOS Ports mantiene una pagina dedicata al TouchPad, nome in codice “Tenderloin”, e documenta il supporto di LuneOS e i relativi porting. È una seconda vita interessante per chi vuole sperimentare, ma non equivale a ricevere aggiornamenti ufficiali, applicazioni moderne garantite o gli stessi standard di sicurezza di un dispositivo attuale.
La distinzione è importante: il fatto che un TouchPad possa ancora avviarsi, essere modificato o eseguire software comunitario non lo rende automaticamente adatto a servizi sensibili, account personali o uso quotidiano nel 2026.
La lezione del TouchPad
La storia del TouchPad è spesso compressa nella formula “tablet fallito”. È vera, ma incompleta. HP acquistò Palm per costruire un ecosistema webOS più ampio, lanciò il proprio tablet e interruppe l’hardware quando gli obiettivi interni e finanziari non furono raggiunti. Il fire sale trasformò il dispositivo in un fenomeno di domanda tardiva, mentre il software prese una strada che nessuno dei primi acquirenti avrebbe probabilmente previsto.
Il TouchPad scomparve; webOS cambiò mercato. Oggi la traccia più concreta di quella scommessa da 1,2 miliardi non è un tablet HP in competizione con l’iPad, ma una piattaforma che continua ad accendersi ogni giorno su televisori e display LG.
Fonti principali
La ricostruzione utilizza il comunicato HP sull’acquisizione di Palm, il completamento dell’operazione, la comunicazione HP del 18 agosto 2011 sullo stop ai dispositivi webOS, la ricostruzione contemporanea di Ars Technica sul fire sale, l’archivio LG sulla trasformazione di webOS in piattaforma Smart TV, una scheda LG 2026 con webOS e la documentazione della comunità WebOS Ports per HP TouchPad.