Google dovrà aprire Android ai concorrenti IA e condividere parte dei dati prodotti da Google Search. La Commissione europea ha adottato il 16 luglio 2026 due decisioni vincolanti nell’ambito del Digital Markets Act, con l’obiettivo di ridurre il vantaggio strutturale di Gemini e del motore di ricerca di Mountain View.
Le misure riguardano due ambiti distinti. Il primo è l’accesso degli assistenti di terze parti alle funzioni profonde di Android, come l’attivazione vocale, la comprensione del contesto e l’esecuzione di azioni nelle app. Il secondo è la condivisione di dati anonimizzati relativi a query, ranking, clic e visualizzazioni con motori di ricerca e chatbot dotati di funzioni Search.
Per gli utenti europei il cambiamento non sarà immediato. Google dovrà completare diversi passaggi tecnici tra il 2026 e il 2028, mentre i concorrenti dovranno dimostrare di rispettare requisiti di sicurezza, protezione dei dati e affidabilità.
Cosa prevede la decisione europea su Android e assistenti IA

La decisione obbliga Google a offrire agli assistenti IA concorrenti un accesso gratuito ed efficace a 11 funzioni rilevanti di Android. L’accesso dovrà essere paragonabile a quello riservato ai servizi interni di Google e non potrà dipendere da procedure inutilmente complicate o da impostazioni che scoraggino l’utente.
La decisione pubblicata dalla Commissione europea parte da una differenza concreta: Gemini può utilizzare funzioni profonde del sistema operativo, mentre gli assistenti installati dall’utente hanno accessi più limitati.
Un servizio concorrente potrà essere attivato tramite un comando vocale personalizzato, in modo simile a “Hey Google”. Potrà inoltre leggere il contesto autorizzato dall’utente, interagire con le applicazioni e completare attività come inviare una email, prenotare un taxi, condividere una fotografia o modificare alcune impostazioni del dispositivo.
Le regole interessano un mercato ampio. La Commissione stima che circa il 60% degli utenti mobili europei utilizzi dispositivi basati su Android, rendendo il sistema operativo uno dei principali canali di distribuzione degli assistenti IA.
La novità potrebbe favorire servizi come ChatGPT, Claude o altri assistenti compatibili, ma la decisione non garantisce che ogni azienda utilizzerà tutte le funzioni disponibili. Saranno necessari sviluppo tecnico, accordi di accesso e adattamenti alle diverse versioni di Android e ai dispositivi dei produttori.
Gli assistenti rivali potranno controllare app e funzioni di sistema
L’apertura non riguarda soltanto il comando vocale. Gli assistenti esterni dovranno poter ottenere gli input necessari, utilizzare risorse di elaborazione e accedere alle superfici del sistema impiegate per mostrare risposte, suggerimenti e azioni.
Tra le funzioni previste rientrano l’accesso centralizzato ai dati salvati dalle applicazioni sul dispositivo, i suggerimenti proattivi, l’interazione con app installate e alcune azioni sul sistema operativo. La disponibilità effettiva dipenderà sempre dai consensi concessi dall’utente.
Google dovrà inoltre garantire pari accesso ai modelli presenti sul dispositivo, compresi quelli della famiglia Gemini Nano già messi a disposizione delle applicazioni. I concorrenti potranno utilizzare anche modelli propri, purché il dispositivo disponga delle risorse necessarie.
Questo passaggio potrebbe cambiare il rapporto tra Android e gli assistenti installabili. Oggi Gemini è integrato in numerosi prodotti Google, come avviene anche con Gemini integrato nel browser Chrome. Le nuove regole mirano a impedire che il controllo del sistema operativo renda automaticamente più competitivo il servizio proprietario.
Google dovrà fornire documentazione completa, strumenti di test e assistenza tecnica agli sviluppatori. Le nuove funzioni coperte dalla decisione dovranno essere aperte ai concorrenti quando vengono rese disponibili ai servizi della stessa Google.
Quando arriveranno le modifiche sugli smartphone Android

La maggior parte delle misure dovrà essere integrata nella prossima versione principale del sistema operativo, indicata dalla Commissione come Android 18, e comunque entro il 1° agosto 2027.
Una funzione richiederà più tempo: il rilevamento simultaneo di parole di attivazione per più assistenti vocali dovrà arrivare con Android 19, non oltre il 1° agosto 2028. Questo permetterebbe al telefono di ascoltare comandi differenti destinati a servizi diversi, senza riservare il rilevamento vocale a Gemini.
Per alcune capacità particolarmente sensibili, Google potrà introdurre requisiti oggettivi e non discriminatori. Rientrano in questo gruppo l’automazione dello schermo, l’integrazione strutturata con il dispositivo, l’accesso centralizzato ai dati delle app e le funzioni basate sul contesto.
Le condizioni del programma di certificazione dovranno essere pubblicate in forma preliminare entro il 1° febbraio 2027 e in forma definitiva entro il 1° maggio dello stesso anno. Da quella data Google dovrà accettare le richieste di certificazione e completare le valutazioni entro quattro settimane.
La Commissione specifica inoltre che i produttori di smartphone potranno continuare a personalizzare Android, scegliere applicazioni preinstallate e differenziare interfacce e funzioni. Le personalizzazioni non dovranno però impedire l’interoperabilità richiesta dalle nuove misure.
Quali dati di Google Search saranno condivisi con i concorrenti
La seconda decisione riguarda i dati accumulati da Google Search attraverso miliardi di ricerche e interazioni. Google dovrà condividerne una parte con motori concorrenti in condizioni eque, ragionevoli e non discriminatorie.
I dati comprendono informazioni anonimizzate su query, ranking, clic e visualizzazioni generate dagli utenti in relazione ai risultati gratuiti e a pagamento. Potranno accedervi anche chatbot IA che offrono vere funzioni di ricerca online.
L’obiettivo non è consegnare ai concorrenti l’algoritmo di Google. I beneficiari potranno usare i dati per sviluppare e migliorare le proprie tecnologie di ricerca, ma non per copiare sistematicamente i risultati, creare profili pubblicitari o addestrare modelli IA generici estranei al servizio Search.
La distinzione è importante. Un chatbot con ricerca potrà usare il dataset per migliorare il reperimento e l’ordinamento delle informazioni, ma non potrà trasformarlo in una fonte libera per addestrare qualsiasi prodotto di intelligenza artificiale.
La misura potrebbe rafforzare motori indipendenti e servizi IA che oggi non dispongono di dati comparabili per volume e varietà. Il tema riguarda anche il modo in cui le risposte generate stanno trasformando la ricerca online, già visibile con strumenti come le AI Overviews di Google Search.
Privacy e sicurezza: cosa non verrà consegnato ai rivali

La condivisione non comprenderà account personali o cronologie complete degli utenti. Google dovrà modificare il dataset per ridurre il rischio di identificazione, eliminando o generalizzando gli elementi più sensibili.
Le misure prevedono la soppressione delle query molto lunghe o contenenti parole rare, la generalizzazione della posizione, la rimozione degli orari precisi e l’aggregazione della durata delle interazioni. Ai controlli tecnici si aggiungeranno limiti contrattuali, verifiche indipendenti e audit periodici.
Le aziende interessate dovranno dimostrare di essere operatori reali del settore Search e di possedere risorse adeguate per proteggere i dati. I soggetti considerati ad alto rischio per la sicurezza informatica o per la protezione dei dati potranno essere esclusi.
La Commissione potrà inoltre autorizzare eccezioni per motivi di sicurezza pubblica. I beneficiari dovranno superare un controllo indipendente prima di ricevere il dataset, sottoporsi a una nuova verifica entro sei mesi dall’inizio del trattamento e poi ripetere l’audit ogni anno.
Google ha espresso preoccupazioni sulla possibilità che informazioni sensibili vengano ricostruite o sottratte. La posizione europea è che anonimizzazione, limitazioni d’uso e controlli indipendenti possano ridurre il rischio senza rendere i dati inutili per i concorrenti.
Tempi e costi per accedere ai dati di Google Search
Le prime scadenze arriveranno già nel 2026. Entro la fine di agosto Google dovrà pubblicare una pagina informativa per i potenziali beneficiari e presentare alla Commissione il modulo per le richieste di accesso.
Entro settembre dovranno essere disponibili bozze dei contratti e campioni di dati destinati ai test. Il dataset anonimizzato dovrà essere completato entro novembre, mentre l’offerta economica definitiva è prevista entro gennaio 2027.
La condivisione non sarà necessariamente gratuita. Google potrà chiedere un compenso basato sui costi incrementali sostenuti per preparare, proteggere e distribuire i dati, oltre a un rendimento ragionevole sul capitale strettamente necessario.
Il prezzo dovrà seguire criteri trasparenti e non potrà essere usato per impedire l’ingresso dei concorrenti. Le piccole e medie imprese non dovrebbero essere gravate da eventuali margini aggiuntivi previsti per operatori molto grandi.
Ogni beneficiario potrà accedere ai dati per un periodo massimo di cinque anni. Il dataset sarà fornito con almeno sette giorni di ritardo, una condizione pensata per aiutare lo sviluppo di tecnologie autonome senza consentire la replica in tempo reale dei risultati di Google.
Cosa cambia davvero per utenti, Google e concorrenti IA

Per gli utenti europei la decisione potrebbe portare più scelta nella selezione dell’assistente predefinito e una maggiore integrazione dei servizi alternativi. Non significa che Gemini verrà rimosso, né che Android diventerà identico per tutti i produttori.
Per Google aumenta l’obbligo di separare il vantaggio derivante dalla qualità dei propri servizi da quello garantito dal controllo della piattaforma. Gemini potrà continuare a competere, ma le funzioni profonde di Android non dovranno essere riservate esclusivamente ai prodotti dell’azienda.
Per i concorrenti si apre un’opportunità, accompagnata da costi tecnici e responsabilità rilevanti. Integrare un assistente nel sistema operativo richiede sicurezza, test e compatibilità, mentre utilizzare dati Search impone limiti precisi su conservazione, finalità e trasferimenti.
Le due decisioni non riguardano direttamente l’AI Act, ma il Digital Markets Act, la normativa europea dedicata alle grandi piattaforme considerate gatekeeper. Il quadro più ampio delle regole europee sull’intelligenza artificiale continuerà comunque a incidere sui servizi sviluppati e distribuiti nel continente.
La verifica decisiva arriverà con Android 18 e con i primi accessi reali ai dati Search nel 2027. Solo allora sarà possibile capire se l’apertura produrrà alternative credibili oppure resterà un obbligo formalmente rispettato ma difficile da utilizzare nella pratica.