Francesco Guccini non aveva un cellulare. Non utilizzava i social e, ancora nel 2025, raccontava di affidarsi agli amici per sapere cosa veniva scritto di lui online.
Detta così potrebbe sembrare la storia di un artista completamente ostile alla tecnologia.
In realtà è più interessante di così.
Guccini utilizzava il computer per scrivere libri, partecipò persino a una videochiamata su Skype durante la pandemia e riconosceva alcuni vantaggi della rivoluzione digitale. Semplicemente, il telefonino non era mai entrato davvero nella sua vita.
Una posizione diventata sempre più particolare mentre intorno a lui lo smartphone passava dall’essere uno strumento per telefonare a diventare fotocamera, navigatore, lettore musicale, televisore, portafoglio e principale porta d’accesso a Internet.
Francesco Guccini non aveva davvero un cellulare?

Sì.
E non si tratta soltanto di un vecchio aneddoto rimasto legato al personaggio.
Guccini ha confermato per anni di non utilizzare il cellulare.
Nel 2017, intervistato dal Corriere della Sera, rispondeva a una domanda sul suo rapporto con la tecnologia spiegando di continuare a non avere né cellulare né patente.
Quattro anni dopo, nel 2021, la situazione non era cambiata: raccontava di usare il PC come una macchina da scrivere, di non avere un telefonino e di non utilizzare i social.
E non era soltanto una dichiarazione ironica.
Nel 2024, a 84 anni, Guccini ribadiva ancora: “Io non ho il cellulare”, raccontando anche di aver bisogno di qualcuno che lo aiutasse con alcune tecnologie domestiche.
Ancora più significativa è un’intervista pubblicata nel settembre 2025, nella quale spiegava di non avere il telefonino e di affidarsi a un amico per sapere cosa veniva detto di lui su Facebook.
Non era quindi una posa nata negli anni Novanta.
Guccini è rimasto senza smartphone anche quando quasi tutta la società italiana si era ormai spostata dentro uno smartphone.
Il computer, però, lo usava tutti i giorni
Ed è qui che l’immagine del cantautore completamente contrario alla tecnologia comincia a non funzionare.
Guccini utilizzava il computer.
Nel 2017 raccontava di sedersi davanti al PC ogni giorno per scrivere e spiegava anche perché lo considerasse uno strumento adatto alla narrativa.
Il computer gli permetteva di lavorare lentamente sulla pagina, spostare parti del testo e utilizzare il copia e incolla.
Per i libri, quindi, il digitale andava benissimo.
Per le canzoni no.
Quelle continuava a scriverle con carta e penna.
È una distinzione interessante perché dimostra che Guccini non rifiutava la tecnologia per principio: sceglieva lo strumento in base al tipo di lavoro che doveva fare.
Il computer poteva migliorare il processo di scrittura di un romanzo.
Il telefono, evidentemente, non gli sembrava altrettanto necessario.
Carta e penna per le canzoni, computer per i romanzi

La distinzione tra i due strumenti compare anche in testimonianze precedenti.
Sul sito ufficiale di Francesco Guccini viene riportata una sua spiegazione molto chiara: i libri venivano scritti al computer, mentre per le canzoni utilizzava foglio e matita.
La ragione era legata al modo stesso in cui concepiva le due forme di scrittura.
Un romanzo può essere modificato, riorganizzato e ampliato continuamente.
Una canzone, secondo Guccini, nasceva invece in maniera più immediata.
È curioso osservare questa distinzione oggi.
Software di scrittura, cloud, note sincronizzate e persino strumenti basati sull’intelligenza artificiale cercano di concentrare tutto dentro lo stesso ambiente digitale.
Guccini faceva praticamente il contrario: un mezzo diverso per ogni processo creativo.
Non aveva il cellulare, ma sua figlia era il suo “supporto tecnico”
Il rapporto non proprio naturale di Guccini con la tecnologia emerge anche da un episodio raccontato sul suo sito ufficiale.
Aveva provato ad ascoltare un CD attraverso il computer, senza riuscirci.
A quel punto chiese aiuto a quella che definiva scherzosamente il suo “tecnico di fiducia”, cioè la figlia Teresa.
Il problema era decisamente semplice: aveva inserito il disco dal lato sbagliato.
È un piccolo aneddoto, ma restituisce abbastanza bene il suo rapporto con l’informatica.
Il computer era uno strumento da usare, non qualcosa di cui conoscere necessariamente il funzionamento.
Un atteggiamento che, paradossalmente, oggi è molto meno raro di quanto possa sembrare.
Milioni di persone utilizzano smartphone e computer ogni giorno senza sapere praticamente nulla dei sistemi che rendono possibile il loro funzionamento.
Guccini semplicemente non fingeva il contrario.
Persino Skype richiedeva l’intervento della moglie

Durante la pandemia arrivò anche uno dei momenti tecnologicamente più insoliti della vita del cantautore.
Nel novembre 2020 la figlia Teresa Guccini lo intervistò attraverso Skype.
Fu lei stessa a sottolineare l’eccezionalità della situazione, ricordando che il padre non aveva mai ceduto nemmeno al cellulare.
E infatti non fu Guccini ad avviare la chiamata.
A occuparsene fu la moglie Raffaella.
Guccini comparve così sullo schermo del computer dal suo studio di Pàvana.
Anche in quel caso la tecnologia diventava qualcosa da utilizzare quando realmente necessaria: durante le restrizioni della pandemia permetteva a padre e figlia di vedersi e parlare a distanza.
Ma Guccini non pensava che lo smartphone fosse inutile
Ed è probabilmente questo il dettaglio più interessante.
Una persona che non possiede un cellulare potrebbe facilmente essere descritta come qualcuno che considera quella tecnologia inutile o dannosa.
Guccini non ragionava in maniera così semplice.
Nel 2021, parlando delle generazioni più giovani, osservava che erano cresciute in un mondo completamente diverso dal suo.
Poi aggiungeva un pensiero sorprendente: da ragazzo gli sarebbe piaciuto moltissimo poter avere tutta la musica dentro un telefono.
La sua generazione, ricordava, poteva al massimo contare sul giradischi. Il suo primo lo aveva acquistato usato con i soldi guadagnati grazie alle prime canzoni.
Quindi Guccini non negava il vantaggio tecnologico dello smartphone.
Semplicemente aveva attraversato buona parte della propria vita senza averne bisogno e non aveva trovato ragioni sufficienti per cambiare abitudini.
Nel 2023 era “l’unico senza telefonino”

Con il passare degli anni questa scelta diventò sempre più evidente.
In un’intervista del 2023 gli venne chiesto cosa non gli piacesse della società contemporanea.
Guccini raccontò una scena semplicissima: durante una cena tutti erano con il telefonino in mano.
L’unico senza era lui.
Quando gli venne chiesto se cercasse almeno di comprendere il nuovo mondo digitale, la risposta fu altrettanto sintetica: non lo conosceva.
Non è difficile immaginare la scena.
Un tavolo di persone fisicamente nello stesso luogo, ma con una parte dell’attenzione rivolta continuamente verso uno schermo.
E in mezzo Guccini, senza telefono.
I telefonini, secondo Guccini, hanno cambiato il mondo
Non utilizzare una tecnologia non significa necessariamente non accorgersi delle conseguenze che produce.
Nel 2024 Guccini osservava che negli ultimi decenni era avvenuto “un salto tremendo” e identificava proprio i telefonini come uno degli strumenti che avevano cambiato il mondo.
Una considerazione difficile da contestare.
Lo smartphone ha modificato il modo in cui:
comunichiamo, fotografiamo, ascoltiamo musica, leggiamo le notizie, ci orientiamo, acquistiamo prodotti, lavoriamo e trascorriamo il tempo libero.
Ha inoltre trasformato completamente il rapporto tra personaggi pubblici e pubblico.
Una trasformazione che Guccini osservava da una posizione quasi unica: era famosissimo, ma non gestiva personalmente quella dimensione digitale della propria fama.
Non aveva social, ma sui social si parlava continuamente di lui
Il paradosso diventa ancora più evidente parlando di social network.
Francesco Guccini non era un utilizzatore di Facebook o Instagram, ma naturalmente Francesco Guccini era molto presente su Facebook e Instagram.
Attraverso fan, pagine, fotografie, citazioni, video e discussioni.
Nel 2025, durante un incontro con Fabri Fibra pubblicato da Repubblica, Guccini spiegava di non avere il telefonino ma di avere un amico che lo teneva informato su ciò che succedeva online.
Sapeva quindi anche cosa veniva detto di lui su Facebook, pur senza partecipare direttamente alla conversazione.
È quasi l’opposto del funzionamento contemporaneo della notorietà.
Oggi artisti e personaggi pubblici sono spesso anche gestori quotidiani della propria identità digitale.
Guccini poteva invece essere uno dei cantautori italiani più discussi online senza avere in tasca il dispositivo attraverso cui quella discussione avveniva.
Era davvero contrario alla tecnologia?
Probabilmente no, almeno non nel senso più semplice del termine.
Guccini utilizzava un computer per scrivere.
Accettava una videochiamata quando era necessaria.
Riconosceva quanto sarebbe stato straordinario avere da ragazzo un’intera biblioteca musicale dentro un telefono.
Allo stesso tempo non utilizzava smartphone e social e osservava con distanza alcuni comportamenti prodotti dalla digitalizzazione.
Più che un rifiuto della tecnologia, sembra quindi emergere un uso estremamente selettivo della tecnologia.
Una domanda implicita accompagnava ogni strumento:
mi serve davvero?
Per il computer utilizzato come macchina da scrivere, la risposta era sì.
Per il cellulare, evidentemente, rimase no.
Una scelta molto più radicale oggi che vent’anni fa

C’è poi un elemento temporale che rende questa storia particolarmente interessante per un sito tecnologico.
Non avere un telefonino nel 1996 significava rinunciare principalmente alla possibilità di telefonare mentre si era fuori casa.
Non avere uno smartphone nel 2026 significa molto di più.
Significa vivere senza WhatsApp, app bancarie, notifiche, mappe, social network, autenticazioni, fotografie sempre disponibili, streaming musicale, QR code e una quantità crescente di servizi progettati dando quasi per scontato che ogni persona possieda un telefono.
Per questo la scelta di Guccini è diventata progressivamente più radicale anche se lui non aveva bisogno di fare nulla per renderla tale.
Era il mondo intorno a lui a cambiare.
Guccini senza smartphone nell’epoca in cui siamo sempre connessi
Alla fine, la parte tecnologicamente più interessante della storia non è che Francesco Guccini non sapesse utilizzare bene un telefono moderno.
È che aveva scelto di farne a meno mentre lo smartphone diventava progressivamente indispensabile per quasi tutti gli altri.
Non era completamente analogico.
Scriveva al computer.
Non era nemmeno necessariamente nostalgico di ogni vecchia tecnologia: riconosceva apertamente quanto sarebbe stato bello poter ascoltare tutta la musica desiderata attraverso un telefono.
Ma tra la possibilità di utilizzare una tecnologia e la necessità di adottarla vedeva evidentemente una differenza.
Oggi che controlliamo lo smartphone decine di volte al giorno, riceviamo notifiche continuamente e concentriamo una parte enorme della nostra vita dentro un dispositivo tascabile, Francesco Guccini rappresentava quasi involontariamente un esperimento tecnologico al contrario.
Vivere nel mondo digitale senza portarselo sempre in tasca.
E forse è proprio questo, più del semplice “non aveva il cellulare”, a rendere la sua storia ancora interessante nell’epoca dello smartphone.