Nonostante anni di linee guida che invitano alla prudenza, molti farmaci noti per alterare le funzioni cerebrali continuano a essere prescritti alle persone con demenza. Un nuovo studio pubblicato il 12 gennaio su JAMA rivela che circa un beneficiario Medicare su quattro affetto da demenza assume medicinali associati a effetti collaterali seri come cadute, confusione mentale e ricoveri ospedalieri.

Nel complesso della popolazione Medicare, la prescrizione di questi farmaci è effettivamente diminuita nel tempo: tra il 2013 e il 2021 l’uso è sceso dal 20% al 16%. Tuttavia, il dato cambia radicalmente quando si guarda alle persone con compromissione cognitiva, che continuano a riceverli con una frequenza significativamente maggiore, pur essendo più vulnerabili agli effetti avversi.
Secondo i ricercatori, nel 2021 oltre due terzi delle prescrizioni non presentavano una chiara indicazione clinica documentata, suggerendo un uso potenzialmente inappropriato e rischioso, soprattutto tra gli anziani con deficit cognitivi.
Come è stato condotto lo studio
L’analisi ha incrociato i dati dell’Health and Retirement Study con le richieste di rimborso Medicare fee-for-service, monitorando le prescrizioni dal 2013 al 2021. Gli anziani sono stati suddivisi in tre gruppi:
- funzione cognitiva normale
- compromissione cognitiva senza demenza
- demenza

I ricercatori si sono concentrati su cinque categorie di farmaci attivi sul sistema nervoso centrale (SNC):
- antidepressivi con forti effetti anticolinergici
- antipsicotici
- barbiturici
- benzodiazepine
- ipnotici non benzodiazepinici (sonniferi)
Più deficit cognitivi, più farmaci
I risultati mostrano una chiara correlazione tra deterioramento cognitivo e aumento delle prescrizioni:
- 17% negli anziani con funzione cognitiva normale
- circa 22% in quelli con compromissione cognitiva senza demenza
- circa 25% nelle persone con demenza
Le tendenze variano anche in base al tipo di farmaco:
- le benzodiazepine sono scese dall’11,4% al 9,1%
- i sonniferi non benzodiazepinici dal 7,4% al 2,9%
- gli antipsicotici, invece, sono aumentati dal 2,6% al 3,6%
- gli antidepressivi anticolinergici sono rimasti stabili
- i barbiturici sono in lieve calo
Meno prescrizioni inappropriate, ma il problema resta
Le prescrizioni ritenute clinicamente giustificate sono diminuite leggermente (dal 6% al 5,5%), mentre quelle considerate probabilmente inappropriate sono calate in modo più netto (dal 15,7% all’11,4%). Un miglioramento attribuito soprattutto alla riduzione di benzodiazepine e sonniferi.

Restano però alcune limitazioni: lo studio non include i dati di Medicare Advantage, potrebbe non aver intercettato sintomi come l’agitazione e valuta la diffusione delle prescrizioni, non l’esposizione totale ai farmaci nel tempo.
Un tema di sicurezza, non solo di numeri
Gli autori sottolineano che questi farmaci possono essere utili in casi selezionati, ma richiedono un’attenta valutazione. Per questo invitano pazienti, familiari e caregiver a confrontarsi attivamente con i medici, valutando alternative terapeutiche e, quando possibile, una riduzione graduale o sospensione dei farmaci non necessari.
In un contesto di popolazione sempre più anziana, il tema non riguarda solo la medicina, ma anche la sicurezza, la qualità della vita e l’uso responsabile della tecnologia sanitaria. Un promemoria importante: meno prescrizioni non significa automaticamente cure peggiori e spesso è vero il contrario.