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FaceApp può utilizzare le immagini caricate e le nostre fattezze “per scopi commerciali”

A giudicare dai social FaceApp sembra essere diventato nuovamente virale

FaceApp
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L’app di foto editor guidato dall’Intelligenza Artificiale creato due anni fa dalla compagnia russa Wireless Lab, divenuta famosa per le sue realistiche trasformazioni facciali è tornata di moda per una nuova funzionalità aging, in grado di modificare il volto di una persona così da farlo apparire più vecchio o più giovane dell’originale. Questa possibilità ha fatto scattare negli ultimi giorni una #AgeChallenge che impazza sui social, letteralmente invasi da centinaia di queste foto; l’assurgere a nuova popolarità di FaceApp ha rinnovato anche il dibattito sulla privacy e se l’app faccia il necessario per proteggere i dati degli utenti. Il primo interrogativo riguarda l’eventualità in cui una foto venga caricata sui server dell’app ed è partito da un tweet dello sviluppatore Joshua Nozzi che ha messo in guardia gli utenti sull’utilizzo dell’app. FaceApp La legittimità della sua affermazione tuttavia è stata contestata da alcuni esperti di sicurezza, che hanno dichiarato di non avere riscontrato alcuna prova di un tale pericolo. Sembra perà che FaceApp consenta agli utenti di selezionare da remoto un’immagine a cui applicare i filtri, anziché farlo con una foto salvata in locale. Gli stessi autori dell’app non hanno fatto chiarezza su questo aspetto nella loro policy sulla privacy, che non menziona nemmeno l’elaborazione delle foto sui loro server ne tanto meno specifica quanto a lungo rimangono caricate le immagini. La policy riconosce la raccolta delle foto (inclusi i metadata) e delle informazioni personali, con le informazioni ottenute che possono essere trasferite da FaceApp e dai suoi affiliati in altri continenti e giurisdizioni in giro per il mondo. Peggio ancora, questo meccanismo si applica anche se ti trovi all’interno dell’UE o altri paesi che hanno regolamenti stringenti in merito alla protezione dei dati personali. In parole povere, la tutela della privacy offerta da FaceApp consente alla compagnia di gestire molto liberamente i dati degli utenti, non offrendo in definitiva una vera e propria protezione della privacy degli utenti. Un indizio schiacciante lo troviamo nei termini di servizio dell’applicazione, aggiornati al 2017 e con i quali l’utilizzatore concede una licenza perpetua e gratuita dei propri contenuti, tra cui ovviamente immagini e fattezze. You grant FaceApp a perpetual, irrevocable, nonexclusive, royalty-free, worldwide, fully-paid, transferable sub-licensable license to use, reproduce, modify, adapt, publish, translate, create derivative works from, distribute, publicly perform and display your User Content and any name, username or likeness provided in connection with your User Content in all media formats and channels now known or later developed, without compensation to you. When you post or otherwise share User Content on or through our Services, you understand that your User Content and any associated information (such as your [username], location or profile photo) will be visible to the public. Ulteriori preoccupazioni sono sorte su come l’app consenta agli utenti di selezionare una foto anche dove l’accesso sia stato negato; dal momento che anche se i permessi sono negati l’app ci consente di selezionare una singola foto dalla libreria, viene il dubbio sull’effettiva visibilità della libreria.

Avrai notato anche tu ultimamente le immagini dei tuoi amici create con FaceApp, ringiovaniti o invecchiati a seconda del caso. Sei preoccupato dalle implicazioni che hanno sulla privacy? La stai usando anche tu? Discutiamone nei commenti.

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