Un nuovo studio realizzato da un team di geofisici della Washington State University propone un meccanismo affascinante che potrebbe spiegare come i nutrienti riescano a raggiungere l’oceano sotterraneo di Europa, una delle lune più studiate di Giove e considerata tra i candidati più promettenti del Sistema Solare nella ricerca di vita extraterrestre.

Il problema, noto da anni alla comunità scientifica, è semplice da formulare ma difficile da risolvere: Europa possiede un enorme oceano di acqua liquida sotto una crosta di ghiaccio spessa decine di chilometri. Tuttavia, affinché quell’oceano possa ospitare forme di vita, deve ricevere energia e nutrienti dalla superficie. Finora, però, non era chiaro come questi materiali potessero attraversare una barriera di ghiaccio così spessa.
Un’idea “terrestre” applicata a una luna di Giove
I ricercatori hanno affrontato il problema ispirandosi a un processo ben noto sulla Terra: la delaminazione crostale. Nel nostro pianeta, alcune porzioni della crosta diventano più dense del materiale sottostante, si staccano e sprofondano nel mantello.
Secondo lo studio, qualcosa di simile potrebbe avvenire anche su Europa. In alcune regioni della sua superficie, il ghiaccio contiene elevate quantità di sale.

Questo lo rende più denso rispetto al ghiaccio puro e, allo stesso tempo, ne indebolisce la struttura cristallina. Il risultato? Blocchi di ghiaccio “pesante”, ricchi di sali e composti chimici, potrebbero staccarsi e iniziare a sprofondare lentamente verso l’oceano sottostante.
“È un’idea nuova per la scienza planetaria, ma basata su concetti molto solidi delle scienze della Terra“, spiega Austin Green, autore principale dello studio. “Soprattutto, affronta uno dei grandi problemi legati all’abitabilità di Europa“.
Nutrienti dalla superficie all’oceano
Le simulazioni al computer mostrano che questo processo potrebbe funzionare con un’ampia gamma di concentrazioni saline, purché il ghiaccio superficiale subisca anche un indebolimento moderato. Su scale temporali geologiche, l’affondamento del ghiaccio denso potrebbe avvenire relativamente in fretta e ripetersi nel tempo.

Questo meccanismo fornirebbe un sistema stabile e continuo per trasportare nutrienti dalla superficie all’oceano, migliorando in modo significativo le possibilità che l’ambiente possa sostenere forme di vita microbica.
Il tutto assume ancora più importanza se si considera che Europa è costantemente bombardata dalle radiazioni di Giove. Queste radiazioni interagiscono con i sali presenti in superficie, producendo composti chimici potenzialmente utili come “carburante” biologico. Il vero ostacolo, finora, era capire come questi composti potessero raggiungere l’oceano.
Un assist prezioso per la missione Europa Clipper
Lo studio arriva in un momento particolarmente interessante, perché i suoi risultati sono perfettamente in linea con gli obiettivi della missione Europa Clipper della NASA, lanciata nel 2024.
La sonda analizzerà in dettaglio la crosta di ghiaccio di Europa, l’oceano sotterraneo e il potenziale di abitabilità della luna, utilizzando strumenti progettati proprio per individuare scambi di materiale tra superficie e profondità.
Se le ipotesi dello studio verranno confermate, Europa potrebbe rivelarsi non solo un mondo oceanico, ma un ambiente dinamico, in cui i nutrienti vengono riciclati nel tempo. Un passo importante verso una risposta a una delle domande più affascinanti dell’esplorazione spaziale: siamo davvero soli?