Vivere con un cane

Crescere con un cane può proteggere dal morbo di Crohn? 

Una ricerca condotta su un campione di 4.289 ha spiegato i fattori che possono concorrere nel diminuire le possibilità di incorrere nel morbo di Crohn. I risultati della ricerca sono stati presentati alla Digestive Disease Week conference a San Diego

In uno studio presentato alla Digestive Disease Week conference a San Diego, è stato dichiarato che crescere con un cane o in una famiglia numerosa può proteggere dallo sviluppo del morbo di Crohn più avanti negli anni.

Vivere con un cane

La ricerca ha rivelato che fattori come crescere con un cane o in una famiglia numerosa possono essere associati  a cambiamenti nella composizione del microbioma intestinale o nella permeabilità intestinale, aprendo nuove prospettive per capire come queste situazioni potrebbero influenzare il rischio di sviluppare il morbo di Crohn.

Il coautore dello studio, il Dottor Williams Turpin, ha dichiarato: “Questi risultati implicano che i fattori ambientali sono associati al rischio di sviluppare il morbo di Crohn, e quindi offrono nuovi obiettivi modificabili per studi mirati per ridurre il rischio di sviluppare la malattia di Crohn”.

Morbo di Crohn correlato a crescere con un cane o avere una famiglia numerosa: ecco perché

Il morbo di Chron è una patologia cronica che colpisce milioni di persone in tutto il mondo. Il morbo di Crohn è caratterizzato dall’infiammazione del tratto digestivo, che porta a sintomi come dolore addominale, perdita di peso, affaticamento, diarrea.

Biomarcatore del sangue, crescere con un cane

La genetica gioca un ruolo fondamentale nella trasmissione del morbo di Crohn: chi ha parenti con questa condizione corre un rischio elevato di contrarla. Non esiste solo la predisposizione genetica, anche i fattori ambientali hanno una funzione non trascurabile.

Diversi studi hanno evidenziato come crescere con un cane o comunque con animali domestici, il modo di nutrirsi e le condizioni igieniche nella prima infanzia siano tutti fattori ambientali correlati alla possibilità o meno di avere una diagnosi di morbo di Crohn. Tuttavia è importante specificare che l’età durante la quale l’esposizione a questi fattori ambientali influenza il rischio di malattia di Crohn non è stata ancora individuata.

Per cercare di dare una risposta, i ricercatori hanno esaminato l’associazione tra l’esposizione a fattori di rischio ambientale durante diversi periodi di tempo e l’incidenza del morbo di Crohn.

È utile ricordare che Basso grado di infiammazione del tratto digerente, elevata permeabilità intestinale  e cambiamenti nella composizione del microbioma intestinale sono indicatori precoci o biomarcatori del morbo di Crohn. Per capire come i fattori ambientali possano influenzare il rischio di morbo di Crohn, gli scienziati hanno valutato l’associazione tra fattori ambientali e i suddetti biomarcatori.

La ricerca si è basata su un campione di 4.289 parenti di primo grado di pazienti affetti da morbo di Crohn arruolati nel progetto Crohn’s and Colitis Canada Genetic, Environmental, Microbial (CCC-GEM) , uno studio globale che cerca di scoprire possibili fattori scatenanti del morbo di Crohn.

Nanomolecole, crescere con un cane

Ai volontari è stato proposto un questionario per valutare l’esposizione attuale e passata dei partecipanti sani a otto fattori di rischio ambientale. L’esposizione avvenuta nel passato di questi fattori di rischio è stata valutata di età compresa tra 0-1, 2-4 e 5-15 anni. Il questionario ha valutato l’esposizione ai seguenti fattori di rischio:

  • Dimensione familiare;
  • Vivere in una fattoria;
  • Consumare latte non pastorizzato;
  • Il numero dei bagni;
  • Crescere con un cane o con un animale domestico.

Il team di ricerca ha anche valutato i livelli di biomarcatori del morbo di Crohn al momento dell’iscrizione allo studio. Dopo un periodo di follow-up di circa cinque anni e mezzo, 86 partecipanti hanno sviluppato la malattia di Crohn. I ricercatori hanno rivelato che i partecipanti che hanno avuto la possibilità di crescere con un cane, ma non un gatto, di età compresa tra 2 e 4 anni erano a minor rischio di incorrere nel morbo di Crohn.

Non abbiamo visto gli stessi risultati con i gatti, anche se stiamo ancora cercando di determinare il motivo. Potrebbe essere perché i proprietari di cani escono più spesso con i loro animali domestici o vivono in aree con più spazio verde, che in precedenza ha dimostrato di proteggere dal morbo di Crohn”, ha affermato il dottor Turpin.

Crescere con un cane a qualsiasi età è stato anche collegato alla tipica permeabilità intestinale e i proprietari di cani hanno mostrato differenze nella composizione del microbioma intestinale rispetto a coloro che non possedevano un cane. Questi fattori, valutati con i biomarcatori del morbo di Crohn hanno fornito una panoramica delle potenziali dinamiche attraverso le quali vivere con un cane può proteggere dal morbo di Crohn.

Anche i volontari che sono cresciuti in una famiglia numerosa composta da più di tre membri durante il primo anno di vita avevano meno probabilità di contrarre il morbo di Crohn. Inoltre, vivere con una famiglia più numerosa è stato associato a cambiamenti nella composizione del microbioma intestinale:Tutto questo potrebbe essere correlato all’ipotesi dell’igiene, il che significa che la mancanza di esposizione ai microbi nei primi anni di vita può comportare una disregolazione del sistema immunitario in seguito“, ha aggiunto Turpin.

Biomarcatore del sangue, crescere con un cane

Avere una famiglia numerosa o vivere con un cane durante la prima infanzia può aumentare l’esposizione ai microbi e quindi educare meglio il sistema immunitario, con conseguente maggiore tolleranza più avanti nella vita verso i batteri commensali benefici“, ha continuato l’esperto.

Cosa ne pensi di questa ricerca? Hai un riscontro diretto con i risultati o sei in disaccordo? Parlacene nei commenti.

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