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Creati gli Xenobots: viaggeranno dentro il corpo umano

Un team di scienziati dell'Università del Massachusetts ha lavorato su cellule staminali di una rana africana per dare vita a micromacchine biologiche

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La biologia si è incrociata con la tecnologia per dare vita a dei microrobot che saranno in grado di rivoluzionare sia la scienza medica che l’ecosostenibilità. Si tratta degli Xenobots, sviluppati nei laboratori dell’Università del Vermont da un’equipe di scienziati, che hanno estratto delle cellule staminali dalla rana africana Xenopo liscio. Il potenziale del biodispositivo è  infinito quanto strabiliante: potrà muoversi all’interno del nostro organismo. Più che in un laboratorio si ha l’impressione di trovarsi in un romanzo distopico di Paolo Bacigalupi.

Michael Levin, direttore del Centro per la biologia rigenerativa e dello sviluppo presso la Tufts, ha fornito qualche dettaglio sulle possibili capacità dei microrobot: “Possiamo immaginare molte applicazioni utili di questi robot viventi che altre macchine non potrebbero eseguire. Ad esempio potrebbero cercare composti nocivi, radioattivi o contaminanti, raccogliere microplastiche negli oceani o ancora viaggiare nelle arterie per raschiare le placche‎”. In buona sostanza, la loro applicazione toccherebbe le più svariate branche della biologia con un occhio di riguardo all’ecosostenibilità.

Una caratteristica fondamentale degli Xenobots è quella di non essere supportati da nessun dispositivo tecnologico, sono infatti al 100% microrganismi biologici, ma che a differenza dei loro simili, sono programmabili. Capaci di muoversi dentro il corpo umano, possono viaggiare senza la necessità di nutrirsi e riprodursi. Sono in grado di riparare danni provocati da molte malattie o, se necessario, ripulire un ecosistema.

Il team di studiosi del Massachusetts ha potuto intraprendere questi studi grazie al super computer Deep Green in grado di analizzare migliaia di cellule staminali tramite complessi algoritmi evolutivi, con lo scopo ben definito di riuscire a pilotarli. I tentativi sono stati molteplici e il risultato è stato perfezionato grazie all’intervento di innovative tecniche di microchirurgia, capaci di assemblare i diversi campioni rigorosamente selezionati.

Subito si sono manifestate le prime paure riguardo un eventuale potenziale negativo non espresso degli Xenobots, e Levin ha fatto fronte a questo timore dichiarandolo comprensibile: “Questa paura non è irragionevole. Quando si comincia a fare confusione con sistemi complessi che non comprendiamo, è possibile ottenere conseguenze indesiderate. Tuttavia, se l’umanità vuole sopravvivere nel futuro, dobbiamo capire meglio quanto le proprietà complesse, in qualche modo, emergano da semplici regole”.

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Interessante. Che sia la volta buona per un minore utilizzo dei farmaci?

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