Un team di ricercatori dell’Università di Adelaide, presso il Davies Livestock Research Centre (DLRC), ha appena raggiunto un traguardo storico: l’assemblaggio del genoma bovino più completo mai realizzato riguardo la carne; il risultato promette di rivoluzionare l’allevamento del Wagyu, la razza famosa per la sua straordinaria marezzatura, e di migliorare in modo diretto la qualità e il valore della carne bovina.

Lo studio, pubblicato su Nature Communications, fornisce una mappa genetica più lunga del 16% rispetto al genoma di riferimento attualmente in uso, colmando enormi lacune che per anni hanno limitato la comprensione della genetica dei bovini.
“Abbiamo ottenuto un genoma quasi completo, molto più ricco di informazioni rispetto a qualsiasi riferimento precedente”, spiega il dottor Lloyd Low, autore senior dello studio.
Perché questo genoma è così importante
Il Wagyu è una delle razze più pregiate al mondo perché produce una carne estremamente marezzata, tenera e saporita. Ma finora molte delle basi genetiche di queste caratteristiche erano letteralmente invisibili, perché mancavano pezzi fondamentali del DNA nei vecchi genomi di riferimento.

Grazie al nuovo assemblaggio, i ricercatori hanno:
- Identificato centinaia di geni mai osservati prima
- Scoperto un numero molto più alto di varianti strutturali del DNA
- Rivelato una diversità genetica nascosta all’interno di una razza che sembrava molto uniforme
Come spiega il dottor Callum MacPhillamy del CSIRO: “Queste varianti strutturali sono una risorsa genetica ancora largamente inesplorata. Alcune di esse potrebbero essere la chiave dei tratti più preziosi del Wagyu.”
Dalla genetica al profitto
Questo non è solo un risultato accademico: è uno strumento concreto per l’industria.
Secondo il professor Wayne Pitchford, direttore del DLRC, il nuovo genoma permette di:
- Individuare con precisione le varianti genetiche che influenzano la marezzatura
- Migliorare la selezione di animali più redditizi
- Ottimizzare fertilità, salute e resistenza alle malattie
In altre parole: più qualità, meno sprechi, più valore economico.
Non solo Wagyu
Anche se il progetto è stato costruito partendo dal Wagyu, il beneficio si estende a tutte le razze bovine.

La professoressa Cynthia Bottema sottolinea che il nuovo genoma consente una selezione molto più mirata: “Ora gli allevatori possono identificare con maggiore precisione tratti come marezzatura, fertilità e resistenza alle malattie, non solo nel Wagyu ma in tutta la zootecnia.”
È una vera e propria genomica di precisione applicata all’allevamento.
Un settore in forte crescita
Il tempismo è perfetto. L’industria della carne bovina australiana è in piena espansione:
- 706.296 tonnellate di carne prodotte nel trimestre chiuso a giugno 2025
- 4,9 miliardi di dollari di valore per bovini e vitelli macellati
- Oltre 1 miliardo di dollari di export
In questo contesto, una genetica più efficiente significa vantaggio competitivo globale.
Collaborazione internazionale e futuro
Il progetto nasce da una collaborazione tra l’Università di Adelaide e il Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti (USDA), una partnership che ha già prodotto alcuni dei genomi di bestiame più completi al mondo.

Il team ha anche sviluppato il metodo di assemblaggio chiamato trio binning, che consente di ricostruire i genomi con una precisione senza precedenti.
Ma non è finita:
- Finora è stato completato il cromosoma X e quattro autosomi
- Il prossimo passo sarà completare tutti i cromosomi
- E poi creare un pangenoma bovino, una mappa che rappresenti tutta la diversità genetica della specie
In sintesi
Stiamo assistendo alla nascita di una nuova era dell’allevamento:
non più basata su tentativi ed esperienza, ma su dati genetici completi, precisi e computabili.
Il Wagyu è solo il primo beneficiario.
Il vero vincitore è l’intero futuro della carne bovina.