Per anni si è pensato che i canguri giganti, antenati dei canguri moderni, fossero troppo pesanti per muoversi saltando. Alcune specie preistoriche avrebbero infatti raggiunto i 250 chilogrammi di peso, una massa ritenuta incompatibile con la biomeccanica del salto. Tuttavia, una nuova ricerca pubblicata su Scientific Reports mette seriamente in discussione questa idea.

Secondo lo studio, alcuni canguri giganti del passato potrebbero essere stati in grado di saltare per brevi tratti, smentendo precedenti modelli che fissavano a circa 160 chilogrammi il limite massimo oltre il quale le caviglie non sarebbero riuscite a sopportare lo stress meccanico del salto.
Analizzati arti posteriori moderni e fossili
Per ricostruire il tipo di locomozione di questi animali estinti, la ricercatrice Megan Jones e il suo team hanno analizzato gli arti posteriori di 94 esemplari moderni e 40 fossili, rappresentativi di 63 specie tra canguri e wallaby.
Tra i fossili esaminati figurano anche membri del genere estinto Protemnodon, un gruppo di canguri giganti vissuto nel Pleistocene, tra 2,6 milioni e 11.700 anni fa.

I ricercatori hanno combinato le stime del peso corporeo con le misurazioni del quarto metatarso, un osso allungato del piede fondamentale per il salto nei canguri moderni. Analizzandone lunghezza e diametro, il team ha valutato se queste strutture ossee fossero in grado di resistere alle forze generate durante il salto.
Tendine d’Achille e ossa del tallone sotto esame
Lo studio non si è limitato alle ossa del piede. I ricercatori hanno confrontato anche le ossa del tallone dei canguri giganti con quelle delle specie attuali, stimando le dimensioni necessarie del tendine d’Achille per assorbire l’enorme energia prodotta da un salto in animali così massicci.
Il risultato? Le ossa del tallone dei canguri giganti sembrano essere state sufficientemente grandi da supportare tendini di dimensioni adeguate. Allo stesso modo, i metatarsi analizzati risultano strutturalmente robusti, capaci di tollerare gli stress meccanici associati al salto.
Salti brevi, non lunghe distanze
Nonostante queste capacità biomeccaniche, i ricercatori chiariscono che il salto non era probabilmente la forma principale di locomozione dei canguri giganti. Con un corpo così grande, saltare ripetutamente su lunghe distanze sarebbe stato energeticamente svantaggioso.

Piuttosto, è plausibile che questi animali ricorressero a brevi scatti di salto, un comportamento già osservabile oggi in diversi piccoli mammiferi, come roditori saltatori e marsupiali di piccola taglia.
Secondo gli autori dello studio, questa abilità potrebbe aver avuto un ruolo cruciale nella fuga dai predatori, inclusi i temibili leoni marsupiali estinti del genere Thylacoleo, tra i principali superpredatori dell’Australia preistorica.
Una visione più dinamica della megafauna estinta
Questa ricerca contribuisce a restituire un’immagine meno “statica” della megafauna del passato, mostrando come anche animali di dimensioni impressionanti potessero mantenere una sorprendente versatilità nei movimenti. Un ulteriore esempio di come le nuove analisi biomeccaniche e l’integrazione tra fossili e specie moderne stiano riscrivendo ciò che pensavamo di sapere sull’evoluzione degli animali.