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Il nuovo braccio robotico NASA costa 142 milioni di dollari

Il dispositivo sarà capace di assemblare veicoli spaziali o effettuare riparazioni

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La NASA investe ancora sulla tecnologia che renderà più agevole la vita in orbita terreste. L’agenzia governativa statunitense ha dato l’incarico a Maxar, per un finanziamento totale di 142 milioni di dollari, che serviranno per la sperimentazione di un nuovo braccio robotico NASA capace di assemblare i veicoli spaziali.

Render del braccio robotico NASA

La piattaforma robotica o SPIDER farà parte della missione Restore-L della NASA, e avrà il fine di dimostrare l’automazione delle attività orbitali, come la riconfigurazione o la riparazione di un satellite o la produzione di nuovi componenti partendo da zero. Restore-L dimostrerà che può sincronizzarsi, catturare, connettersi e rifornire di carburante un satellite in orbita, quindi rilasciarlo in una nuova orbita. Successivamente l’imbarcazione utilizzerà il braccio robotico NASA per assemblare un riflettore per antenna multi-pannello, quindi testarlo.

Infine un componente hardware separato, il MakerSat di Tethers Unlimited, estrarrà un braccio lungo circa 10-20 metri, che verrà sottoposto ad un controllo rigoroso dal satellite principale, per poi essere staccato e riattaccato in modo tale da dimostrare la sua solidità. Jim Reuter, amministratore associato della NASA per la Space Mission Mission Directorate (STMD), ha dichiarato: “Stiamo confermando la leadership globale americana nella tecnologia spaziale dimostrando che possiamo assemblare veicoli spaziali con componenti più grandi e più potenti, dopo il lancio. Questa dimostrazione tecnologica aprirà una nuova epoca nella storia delle tecnologie robotiche applicate nello spazio.”.

Nonostante si tratti di un progetto sperimentale, un rappresentante Maxar ha sottolineato che la dimostrazione della funzionalità del braccio robotico non è tanto lontana da quella che sarà la tecnologia spaziale del futuro. Maxar è specializzata nella creazione di dispositivi robotici e ne ha già consegnati 6 alla NASA, tra cui Insight (attualmente su Giove) e dispositivi presenti su Mars 2020 Rover.

Non esiste ancora un calendario preciso per la missione, ma è destinato a decollare verso la metà del 2020. È giusto chiarire che non si tratta un esperimento su piccola scala, ma di un grande e costoso progetto che farà da apripista per nuove tecnologie spaziali.

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