Il cambiamento climatico sta riducendo gli habitat adatti ai bombi europei. Un nuovo studio pubblicato su Nature Climate Change ha isolato l’effetto del clima confrontando scenari reali e controfattuali dal 1901 al 2019: l’idoneità ecologica media è diminuita del 5% in Europa, con perdite locali fino al 19%. Il segnale è più forte nelle regioni meridionali e nelle pianure dell’Europa centrale.

Cosa ha misurato lo studio sui bombi europei
I ricercatori hanno analizzato 47 specie di bombi presenti in Europa e ricostruito l’evoluzione delle aree ecologicamente adatte nel corso di oltre un secolo. La parte più interessante del lavoro è il confronto tra il clima osservato e un controfattuale senza il riscaldamento attribuibile al cambiamento climatico moderno.
Questo approccio permette di separare, almeno nel modello, la pressione climatica da altri fattori che possono danneggiare gli impollinatori, come perdita di habitat, pesticidi, agricoltura intensiva e trasformazione del paesaggio. Il lavoro pubblicato su Nature Climate Change mostra così un contributo climatico quantificabile alla perdita di habitat idoneo.
Dove l’habitat dei bombi sta peggiorando di più
La riduzione non è uniforme. Le perdite più evidenti interessano l’Europa meridionale e le zone di pianura dell’Europa centrale, dove l’aumento delle temperature può spostare le condizioni oltre la fascia tollerata da alcune specie. A livello locale il calo dell’idoneità ecologica arriva al 19%.
Nelle regioni alpine e boreali il quadro è più complesso. A quote più elevate alcune aree diventano climaticamente più adatte, compensando in parte le perdite registrate a quote e latitudini inferiori. Questo non significa che il problema scompaia: indica piuttosto uno spostamento geografico delle condizioni favorevoli.
Perché i bombi sono sensibili al riscaldamento
Molte specie di Bombus sono adattate a climi relativamente freschi. Temperature elevate e ondate di calore possono ridurre le ore in cui gli insetti riescono a foraggiare, modificare la disponibilità di fiori e aumentare lo stress delle colonie. Se contemporaneamente le piante cambiano periodo di fioritura, può crescere anche il rischio di uno sfasamento tra domanda di cibo e risorse disponibili.
Gli impollinatori hanno un ruolo essenziale negli ecosistemi e nell’agricoltura. Per questo una riduzione delle aree adatte non riguarda soltanto la conservazione dei bombi, ma può propagarsi alle piante che dipendono dall’impollinazione e alle reti ecologiche collegate.
Un calo del 5% è poco?
No, perché il 5% è una media calcolata su scala europea e su una comunità di specie. Dietro quel valore esistono differenze geografiche molto ampie. Le perdite locali fino al 19% mostrano che alcune aree stanno cambiando molto più rapidamente della media.
Va anche ricordato che lo studio misura l’idoneità ecologica attribuibile al clima, non un censimento diretto della popolazione di ogni specie. Un’area meno adatta non equivale automaticamente alla scomparsa dei bombi, ma segnala una pressione che può sommarsi ad altre.
Cosa significa per l’Italia
L’Italia rientra nel settore europeo dove l’aumento delle temperature può creare le condizioni più critiche, soprattutto nelle aree calde e a bassa quota. Le zone montane possono invece offrire rifugi climatici per alcune specie, ma lo spostamento verso quote superiori incontra un limite fisico: salendo, lo spazio disponibile diminuisce.
La conservazione non può quindi basarsi soltanto sull’idea che gli insetti possano spostarsi. Servono habitat connessi, disponibilità di fiori lungo la stagione e riduzione delle pressioni locali. Sul ruolo dell’alimentazione nello sviluppo degli insetti sociali abbiamo raccontato anche come nasce una regina delle api e perché non basta la pappa reale.
Il dato più importante dello studio
La ricerca non sostiene che il clima sia l’unica causa del declino degli impollinatori. Il risultato più utile è un altro: il cambiamento climatico da solo ha già lasciato un’impronta misurabile sulla distribuzione degli habitat adatti ai bombi europei. Proteggere queste specie richiede quindi interventi locali, ma anche una riduzione della pressione climatica che sta modificando il loro spazio ecologico.