Le banane sono un frutto molto comune entrate da anni nella nostra alimentazione quotidiana… eppure potrebbero essere contaminate.
A oltre dieci anni dal crollo della diga di sterili di Fundão (Minas Gerais, 2015), emergono nuovi dati preoccupanti sugli effetti a lungo termine del disastro ambientale. Un team di ricercatori dell’Università di São Paulo (USP), dell’Università Federale dell’Espírito Santo (UFES) e dell’Università di Santiago de Compostela ha analizzato la sicurezza alimentare delle colture coltivate vicino all’estuario del fiume Doce, nell’area di Linhares.

Il risultato? Alcuni alimenti, in particolare le banane, potrebbero rappresentare un rischio sanitario per i bambini sotto i sei anni.
Metalli pesanti nel suolo: cosa hanno trovato i ricercatori
Il disastro del 2015 riversò milioni di metri cubi di fanghi minerari ricchi di ossidi di ferro lungo il bacino del Rio Doce. Gli ossidi di ferro, oltre a essere il componente principale degli sterili, possono legare metalli potenzialmente tossici (PTE – Potentially Toxic Elements) come:
- Cadmio
- Cromo
- Rame
- Nichel
- Piombo

Lo studio, pubblicato su Environmental Geochemistry and Health, ha esaminato tre colture tipiche dell’area colpita:
- Banane
- Manioca
- Polpa di cacao
L’obiettivo era capire se i metalli presenti nel suolo contaminato potessero trasferirsi alle parti commestibili delle piante.
Come i metalli passano dal suolo al nostro piatto
La ricerca si distingue per aver tracciato l’intero percorso di contaminazione:
Residui minerari → Suolo → Acqua → Pianta → Tessuti commestibili
Gli scienziati hanno raccolto campioni di suolo e piante, essiccato e macinato separatamente radici, fusti, foglie e frutti, quindi analizzato chimicamente le concentrazioni di metalli, espresse in mg/kg di biomassa secca.

I risultati mostrano comportamenti differenti tra le colture:
- Banane e manioca: la maggior parte dei metalli si concentra nelle parti sotterranee (radici e tuberi).
- Cacao: livelli elevati anche in fusti, foglie e frutti.
- Polpa di cacao: rame e piombo oltre i limiti raccomandati dalla FAO.
Ma il dato più rilevante riguarda le banane.
Valutazione del rischio: adulti vs bambini
Il team ha calcolato tre indicatori di rischio:
- RQ (Risk Quotient)
- RI (Risk Index)
- TRI (Total Risk Index)
Un valore TRI inferiore a 1 indica rischio non significativo.
Per gli adulti, i valori restano generalmente sotto la soglia di rischio.
Per i bambini sotto i sei anni, invece, il TRI delle banane supera 1.
Il principale responsabile è il piombo, mentre il cadmio supera anch’esso i limiti raccomandati.

Secondo i ricercatori, l’esposizione prolungata al piombo, anche a basse concentrazioni, può:
- compromettere in modo permanente lo sviluppo cerebrale
- ridurre il quoziente intellettivo
- aumentare problemi di attenzione e comportamento
In altre parole, non si parla di effetti acuti immediati, ma di un possibile impatto cronico sul neurosviluppo.
Il rischio cumulativo nel lungo periodo
Un altro punto critico è la prospettiva temporale. Considerando un’aspettativa di vita media di circa 75 anni, l’esposizione continuativa a basse dosi di metalli pesanti potrebbe comportare:
- danni diretti o indiretti al DNA
- aumento del rischio oncologico
- possibili tumori del sistema nervoso centrale, dell’apparato digerente e dei tessuti ematopoietici
Il rischio dipende dalla biodisponibilità dei metalli e dalla capacità dell’organismo di assorbirli e metabolizzarli.
Una questione ancora aperta
Il dato forse più significativo non è tanto il superamento di alcune soglie, quanto il fatto che l’esposizione ambientale continui a generare effetti misurabili a distanza di anni dal disastro.
Il caso del Rio Doce evidenzia un punto chiave spesso sottovalutato nelle emergenze ambientali:
il problema non termina con la bonifica superficiale, ma prosegue nella catena alimentare.

E quando si parla di bambini, la soglia di tolleranza deve essere necessariamente più bassa.
La ricerca solleva quindi una domanda fondamentale per le politiche ambientali e sanitarie:
quanto monitoraggio a lungo termine viene realmente garantito dopo un disastro industriale?
Perché l’inquinamento non è solo un dato chimico: è una variabile biologica che agisce nel tempo.