Annibale sulle Alpi resta uno dei grandi problemi aperti tra storia antica, geografia e scienza applicata. Un nuovo studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences propone un criterio quantitativo per valutare il percorso seguito dal generale cartaginese nel 218 a.C.: l’energia necessaria a uomini, cavalli ed elefanti durante la traversata.
Il risultato non chiude per sempre il dibattito, ma rafforza l’ipotesi del Colle delle Traversette, nelle Alpi Cozie tra Francia e Italia. Secondo i calcoli, quel valico avrebbe richiesto meno energia rispetto ad altri itinerari discussi dagli storici, rendendo più plausibile il passaggio di un esercito con animali da guerra.
Perché il Colle delle Traversette torna centrale

Il Colle delle Traversette emerge perché combina distanza, pendenza e dislivello in modo più favorevole per una spedizione complessa. Il modello stima un costo totale di 5,42 terajoule per l’intero esercito, contro valori più alti per Montgenèvre, Clapier e Moncenisio.
La ricerca, firmata da Emilio Berti dell’Università di Jena e Fritz Vollrath dell’Università di Oxford, confronta diversi valichi alpini proposti nel tempo. Non si limita a guardare la mappa: prova a stimare quanta energia servisse per spostare corpi, animali e carichi in ambiente montano.
Secondo il comunicato dell’Università di Jena, il Colle delle Traversette risulta più efficiente del Col du Clapier, spesso indicato come uno dei candidati più forti. Il confronto include anche Montgenèvre e Moncenisio, con costi energetici progressivamente superiori.
Il punto interessante è il metodo. Invece di partire solo dalle fonti antiche o dai resti archeologici, gli autori usano modelli biomeccanici basati su massa corporea, pendenza del terreno e costo della locomozione. È un approccio vicino alla fisiologia e alla modellizzazione matematica, applicato a un problema di storia militare.
Gli elefanti non erano il problema principale

La parte più sorprendente riguarda i 37 elefanti associati alla spedizione cartaginese. L’immagine popolare li presenta come il punto più fragile dell’impresa, ma il modello suggerisce una lettura diversa: gli elefanti avrebbero potuto gestire lo sforzo meglio dei fanti.
Il motivo è fisiologico. Un elefante ha grandi riserve energetiche e si muove su quattro arti, distribuendo meglio il carico rispetto a un essere umano in marcia con equipaggiamento. Questo non significa che la traversata fosse sicura o agevole, ma sposta l’attenzione dalla resistenza degli animali alla tenuta complessiva dell’esercito.
I soldati, al contrario, avrebbero sostenuto uno sforzo proporzionalmente più duro. Freddo, altitudine, terreni instabili e scarsità di risorse potevano incidere molto più sui fanti che sugli elefanti. La domanda cambia: non solo come passarono gli animali, ma quanto poteva reggere una colonna militare in quelle condizioni.
- Colle delle Traversette: circa 5,42 terajoule stimati per l'intera traversata
- Col de Montgenèvre: circa 6,02 terajoule
- Col du Clapier: circa 6,28 terajoule
- Col du Mont Cenis: circa 6,45 terajoule
Quando la scienza misura una domanda storica

Il caso di Annibale mostra come le scienze moderne possano aiutare a rivedere problemi antichi senza sostituire il lavoro degli storici. Le fonti letterarie restano decisive, ma possono essere affiancate da dati topografici, modelli energetici e simulazioni del movimento.
È lo stesso principio che si vede in molte ricerche interdisciplinari: un mistero storico o naturale viene affrontato con strumenti nuovi, senza pretendere una risposta definitiva. Su tech.icrewplay.com abbiamo raccontato casi simili, come il mistero del boato del Gran Sasso e il mistero scientifico legato alla fotosintesi.
Nel caso del passaggio alpino, il valore dello studio sta nel rendere confrontabili ipotesi diverse. Se un percorso richiede meno energia, non diventa automaticamente quello vero, ma diventa più coerente con le capacità fisiche di uomini e animali.
Il Colle delle Traversette, quindi, non è una sentenza finale. È l’ipotesi che oggi appare più solida dal punto di vista energetico. Il prossimo passo sarà capire se nuovi dati archeologici, ambientali o geologici potranno confermare anche sul terreno ciò che il modello suggerisce sulla carta.