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Analfabetismo informatico e digitale in Italia: i dati sono allarmanti?

Scopriamo cosa ci dicono i dati presi da varie fonti sull'analfabetismo digitale e sull'analfabetismo informatico in Italia

Prima di analizzare i dati su analfabetismo informatico e digitale in Italia, è necessario capire cosa vogliano dire entrambi i concetti, quindi cerchiamo di riassumerli brevemente.

Analfabetismo digitale e analfabetismo informatico: c’è differenza?

Senza tanti giri di parole: sì, analfabetismo digitale e analfabetismo informatico sono due concetti diversi, sebbene comparabili e legati intrinsecamente l’uno all’altro.

Analfabetismo digitale: in generale si può alludere al fatto di saper usare i nuovi strumenti tecnologici in linea generale, secondo Wikipedia “si intende la capacità di utilizzo dei nuovi media, che dà la possibilità di partecipare in modo attivo ad una società sempre più digitalizzata“; per farla breve saper usare una macchina fotografica digitale è alfabetizzazione digitale, ma usare un computer per bene è alfabetizzazione informatica.

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Analfabetismo informatico: come da nome, ci si riferisce al saper usare un computer, secondo Wikipedia “si intende l’incapacità delle persone di operare mediante un computer, di leggere, scrivere e reperire criticamente informazioni in Internet“; riguardo la seconda parte della definizione di Wikipedia, qualcosa di simile l’ho trattato nell’articolo che parlava dei social media e di allargare gli orizzonti.

Semplificando si può dire: l’analfabetismo informatico non è che una diretta conseguenza di quello digitale.

Analfabetismo digitale e analfabetismo informatico: cosa dicono i dati

Secondo l’OCSE, in Italia, il 64% della popolazione 15-65 anni non è in grado di usare internet in maniera complessa e diversificata. L’Italia risulta penultima tra i Paesi OCSE.

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Dati OCSE sull’analfabetismo digitale

Già nel 2019 gli esperti OCSE sostenevano: “La popolazione italiana non possiede le competenze di base necessarie per prosperare in un mondo digitale, sia in società sia sul posto di lavoro“.

Nel 2018, di tutta la popolazione italiana 15-65 anni solo il 37% era in grado di utilizzare Internet oltre le “solite cose” (mail, qualche app, etc.). L’Italia risulterebbe 28° su 29 Paesi analizzati.

Secondo Panda Security, invece, nel 2020 (anno della pandemia Covid-19) il totale italiano di analfabetismo digitale sarebbe ben il 79%, solo il 21% avrebbe un’alfabetizzazione digitale adeguata.

Effettivamente, durante la pandemia Covid-19 nel 2020 molte persone si sono trovate “spaesate”. e si sono rese conto che effettivamente “oggi basta il telefono” non è che un luogo comune senza alcun fondamento reale.

E i giovani? Sono davvero così bravi?

La mia esperienza personale suggerisce che c’è una “sproporzione” tra la percezione del genitore e la realtà dei fatti.

Un genitore che sa a malapena usare WhatsApp nel vedere un figlio che sa scaricare due mod in croce su Minecraft, che sa installare ed usare qualche applicazione particolare diversa “dalle solite” o magari mettere su un APK esterno, sembrano all’ipotetico genitore delle cose “fuori dal mondo”, quando, di fatto, non sono che le basi.

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Un’altra cosa molto comune in questo ambito è l’utilizzo indiscriminato dei crack, che a volte va bene, a volte va così male da dover fare una passata di Malwarebytes per qualche ora.

Qui però ritorniamo al famoso discorso delle “cattive abitudini” o del non capire appieno gli stessi sistemi che si usano quotidianamente.

Comunque sia, secondo i dati, tra i giovani secondo punto-informaticoIl 42% degli studenti non sono sufficientemente consapevoli dei rischi di una connessione Wifi, il 40% non protegge l’accesso ai loro telefoni e il 50% mai o raramente controlla le autorizzazioni che le applicazioni richiedono prima dell’installazione“, questo stando al report del 2017.

La mia opinione è che se i genitori non capiscono come si usano bene dispositivi come smartphone, tablet e Personal Computer, difficilmente potranno passare alla loro prole una reale consapevolezza di utilizzo della tecnologia!

Qualcuno potrebbe obiettare “ma scusa, bastano i video su YouTube per imparare”. In linea di massima sarei d’accordo: ma quante persone di propria iniziativa dicono “ehm, non capisco sta cosa, cerco nei siti appositi o chissà, magari qualche video o qualche articolo possono aiutarmi“? Credo pochissime.

L’analfabetismo digitale è correlato a quello funzionale?

Facciamo un esempio.

Marco si dà a Linux e usa ad esempio ZorinOS perché gli hanno detto che è meglio, gli hanno detto che è più intuitivo di Windows, gli hanno detto un sacco di cose. Non essendo lui in grado di installare un sistema operativo ex novo si fa aiutare da un amico.

Marco vuole darsi al programma Blender per la grafica tridimensionale, ma non sa come installarlo su Linux!

Comincia a cercare qua e là in rete, tra articoli, video su YouTube, si ritrova più spaesato di quanto non fosse prima!

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Marco, c’è da dire è una persona che ha già serie difficoltà con Word, Excel, etc., insomma, col pacchetto Office. Tutti gli articoli che trova su internet, idem i video su YouTube parlano del famoso terminale Linux (la riga di comando per i “pro”) e ne capisce addirittura ancora meno di quanto non ne capisse poco fa.

Marco si ritrova quindi impossibilitato ad usare questo sistema Linux “ispirato” a Windows per l’intuitività perché non avendo le basi non comprende i testi e i video. Questo non è solamente analfabetismo digitale o analfabetismo informatico: qui entra in gioco l’analfabetismo funzionale!

Marco infatti capisce benissimo l’italiano e magari mastica un po’ di inglese, se non capisce il senso delle parole perché gli mancano delle basi, in questo caso informatiche, fare CTRL+T per aprire il terminale e successivamente il comando sudo apt-get install blender, per installare il noto programma grafico Open Source può davvero diventare un’impresa titanica.

In effetti su Windows è sufficiente scaricare il file .exe ed .msi per installare un’applicazione, un sistema user-friendly aiuta molto chi è “affetto” da analfabetismo digitale.

Analfabetismo digitale/informatico: perché lo smartphone rende in aiuto?

Analizziamo la frase classica “tanto basta il telefono”, cosa vuol dire quel “basta”? È solo un discorso economico poiché mediamente uno smartphone costa meno di un Personal Computer o c’è qualcosa di più dietro?

Sebbene per usare bene uno smartphone di fatto servano competenze vere e non aver analfabetismo digitale (o analfabetismo informatico), di fatto, lo smartphone si presta molto meglio che al computer proprio a questa fascia di utenza.

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Con uno smartphone non hai più bisogno di sapere come funzionano le cartelle (salvo poi quando salvi un file e quel file non lo trovi…), non hai più bisogno di competenze di “alto livello”, in molti casi non è nemmeno più necessario comprendere quello che si faSostanzialmente lo smartphone è perfetto per chi “mastica” poco o nulla di informatica.

Resta il fatto che molti genitori commettono l’errore logico di pensare che “dato che mio figlio sa fare giusto qualcosa in più di me, è un genio della tecnologia“, quando in realtà si tratta nella stragrande maggioranza dei casi di semplici basi e non di competenze vere e proprie.

Ma cosa può aiutare a sconfiggere l’analfabetismo digitale?

Possedere ed usare un personal computer. Che tu ci creda o meno, riuscire a sconfiggere l’analfabetismo informatico anche se è di “livello più alto” rispetto all’analfabetismo digitale, possedere e imparare ad utilizzare un Personal Computer aiuterà molto a capire dei processi logici che ti aiuteranno successivamente ad utilizzare bene anche lo smartphone. Col computer non è solamente possibile scrivere articoli (come sto facendo io ora), leggere due menate su internet e guardarsi video. Si possono fare miriadi di altre cose: grafica, calcoli, scienza, astronomia, musica e chissà quanto altro.

Imparare la lingua inglese. So che molto probabilmente inveirai nel sentire questa perché “siamo in Italia e si parla italiano” o altre cose del genere, ma che tu ci creda o meno, l’apprendimento di questa lingua ti aprirà molte strade, non parlo solo dal punto di vista culturale per la conoscenza di una lingua nuova, ma molti tutorial su programmi importanti come Blender menzionato poc’anzi, sono molto spesso più validi in inglese che in italiano! Fermo restando che molto spesso alcune cose a livello informatico in italiano nemmeno si trovano.

Videogiocare online. Per quanto possa sembrare assurdo, il lato ludico può essere fondamentale, e può addirittura riassumere i due punti che abbiamo visto per diventare più “alfabeti” in campo digitale. Pensaci. Videogiocare online ti “costringe” a saper utilizzare bene una tastiera e un mouse, ma non solo, anche il doversi sbattere un attimo per installare un’applicazione per la comunicazione (vedasi Discord o TeamSpeak), renderà molto meno pesante il dover successivamente passare ad altre applicazioni anche ambito lavorativo con altri software più “lavorativi”, come ad esempio Microsoft Teams o Zoom.

Ma per sconfiggere questo analfabetismo digitale/analfabetismo informatico quindi cosa manca?

In realtà contro l’analfabetismo digitale, più che un sistema scolastico (che non è proprio il massimo, ma non mi sento di incolparlo: esiste internet, abbiamo i mezzi per far fronte a questo!), manca solo una cosa.

È brutto da dire, ma è la realtà: manca la voglia!

La voglia di essere curiosi e andare oltre le conoscenze base del pigiare icone su uno smartphone e usare solo Word e pochi altri programmi su un PC.

Alla popolazione (indipendentemente dall’età) serve proprio trovare uno stimolo che la spinga ad apprendere di più: che sia la partita di calcio tramite IPTV o DAZN, che sia rimanere informati, che sia l’apprendimento di altre lingue poco importa. Serve uno stimolo: senza questo non si va da nessuna parte.

Siamo giunti alla conclusione di questo articolo sull’analfabetismo digitale (e analfabetismo informatico come conseguenza diretta).

Eri a conoscenza dei dati OCSE e della situazione che è messa decisamente peggio rispetto ad altri paesi europei?

Le tue esperienze cosa ti suggeriscono?

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