L’acqua in bottiglia la beviamo tutti, ma questo studio sull’acqua in bottiglia del Guatemale svela dei rischi.
Un recente studio guidato da ricercatori della Washington State University ha messo in luce un problema spesso sottovalutato: molte fonti di acqua potabile considerate sicure possono in realtà essere contaminate da batteri pericolosi.

La ricerca, condotta negli altopiani occidentali del Guatemala, ha confrontato la percezione della popolazione sulla qualità dell’acqua con i risultati delle analisi di laboratorio. Il dato più sorprendente? L’acqua in bottiglia, ritenuta da molti la scelta più sicura, è risultata la più frequentemente contaminata.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Water and Health.
Percezione contro realtà: quando la fiducia diventa un rischio
Molti residenti intervistati consideravano l’acqua venduta in grandi taniche ricaricabili come la migliore opzione disponibile. Tuttavia, tra le 11 fonti d’acqua analizzate, proprio l’acqua in bottiglia è risultata la più soggetta alla presenza di batteri coliformi, indicatori di contaminazione fecale.
“Esiste una chiara discrepanza tra ciò che le persone credono sulla sicurezza dell’acqua e ciò che accade realmente nelle loro case“, spiega la dottoressa Brooke Ramay, autrice principale dello studio. “Questo divario ha conseguenze importanti per la salute pubblica“.
Un problema globale: l’acqua contaminata nel mondo
L’accesso ad acqua potabile sicura resta una delle grandi sfide globali:
- Oltre 4 miliardi di persone nel mondo non dispongono di acqua gestita in modo sicuro
- La contaminazione fecale causa milioni di casi di diarrea ogni anno, soprattutto nei bambini
- L’acqua contaminata è sempre più coinvolta nella diffusione di batteri resistenti agli antibiotici

Secondo i ricercatori, la percezione della sicurezza influisce direttamente sui comportamenti: chi crede che l’acqua sia sicura tende a non bollirla o trattarla, aumentando involontariamente i rischi.
Come è stato condotto lo studio
Il team ha analizzato:
- 60 abitazioni, metà in aree urbane e metà in zone rurali
- Campioni provenienti da acqua in bottiglia, rete idrica, pozzi, sorgenti e acqua filtrata
I campioni sono stati testati per individuare:
- Batteri coliformi
- Escherichia coli
- Batteri resistenti agli antibiotici, inclusi ESBL e CRE, noti per causare infezioni difficili da trattare
Sebbene alcuni di questi batteri possano vivere innocuamente nell’intestino umano, diventano estremamente pericolosi se entrano nel sangue o nelle vie urinarie.
Acqua in bottiglia: il risultato più allarmante
I dati parlano chiaro:
- L’acqua in bottiglia aveva una probabilità sei volte maggiore di essere contaminata rispetto alle altre fonti
- Solo il 17% dei campioni rispettava gli standard dell’Organizzazione Mondiale della Sanità

In Guatemala, queste grandi taniche vengono riempite in impianti locali e poi consegnate a case e attività commerciali. Il problema, però, spesso nasce dopo l’imbottigliamento.
“I contenitori vengono conservati male e i distributori non vengono puliti regolarmente“, spiega Ramay. “Sono condizioni ideali per la proliferazione batterica“.
Contaminazione diffusa in quasi tutte le fonti
Analizzando tutti i campioni:
- 90% conteneva batteri coliformi
- 55% era positivo a E. coli
- 30% conteneva batteri ESBL
- I batteri CRE, seppur meno comuni, sono stati trovati anche nell’acqua di rete domestica
Un dato particolarmente preoccupante, perché questi microrganismi possono diffondere la resistenza agli antibiotici anche senza causare sintomi immediati.
Qual era l’acqua in bottiglia più sicura?
Paradossalmente, le fonti più sicure erano quelle meno fidate dalla popolazione:
i pozzi municipali protetti, sigillati e clorati.
Queste fonti non mostravano:
- Batteri coliformi
- E. coli
- Batteri ESBL o CRE
C’è da dire che una volta che l’acqua veniva distribuita nelle abitazioni tramite tubature, la contaminazione aumentava drasticamente.
Fidarsi troppo può essere pericoloso
Lo studio evidenzia un aspetto cruciale: la fiducia eccessiva in una fonte d’acqua può portare a comportamenti meno igienici, favorendo proprio quella contaminazione che si crede di evitare.
“Le convinzioni sulla sicurezza dell’acqua possono paradossalmente aumentare i rischi“, conclude Ramay. “Perché quando ci fidiamo, smettiamo di proteggerci“.