Abel: il robot che vuole interagire con gli esseri umani

Il robot è stato sviluppato con l'obiettivo di essere impiegato per la cura di determinate patologie come il morbo di Alzheimer: Abel sarà infatti capace di interagire con i pazienti e aiuterà gli esperti ad elaborare strategie terapeutiche più efficaci

Gli sviluppatori del Centro di Ricerca “E. Piaggio” dell’Università’ di Pisa insieme alla Biomimics di Londra ha dato vita ad Abel, un nuovo robot umanoide con le sembianze di un dodicenne capace di parlare, ragionare ed elaborare le emozioni umane. Grazie al supporto dell’intelligenza Artificiale, Abel riesce a simulare i movimenti di un essere umano e di percepirne l’ambiente.

Abel

Abel aiuterà i pazienti colpiti dal morbo di Alzheimer

Abel e’ un robot umanoide sia sotto l’aspetto estetico sia comportamentale“, ha detto Lorenzo Cominelli, del Centro di Ricerca E.Piaggio. “Non solo somiglia e si muove con noi umani, ma e’ in grado di interagire, comportarsi e percepire cio’ che lo circonda in modo analogo al nostro”. 

Abel

Abel possiede diverse funzioni: è completamente autonomo ed ha la capacità di rapportarsi con il suo interlocutore percependo ed elaborando diverse emozioni, rispondendo ad esse in maniera adeguata. È equipaggiato con particolari sensori che gli permettono di rilevare battito cardiaco, temperatura e i movimenti del viso. Tutte queste funzioni risultano necessarie per capire lo stato d’animo del suo interlocutore.

Il piccolo robot umanoide è anche capace di sviluppare ragionamenti astratti e deduttivi oltre che formulare delle ipotesi: grazie a questa facoltà, Abel riesce ad interfacciarsi con la persona che ha davanti, intuendo quali possono essere le sue esigenze. L’obiettivo degli esperti è quello di utilizzare l’umanoide per esaminare soggetti colpiti da alcune patologie come il morbo di Alzheimer, per riuscire ad individuare i trattamenti più efficaci per ogni singolo paziente.

Abel possiede la capacità di elaborare concetti astratti, di affrontare ragionamenti deduttivi e induttivi e di formulare ipotesi: “Cerca di capire la persona che ha davanti – ha specificato Cominelli – e, se fa un’azione, prova a capire se ha provocato una reazione, e di che tipo. Ad esempio, in applicazioni con pazienti affetti da disturbi come Alzheimer, un robot simile può essere usato per scandagliare le reazioni del paziente a una serie di comportamenti e poi capire quale possano essere le migliori risposte. Da questo lavoro il medico potrà in seguito cercare i trattamenti più efficaci. Abel ha incredibili potenzialità, una piattaforma per usi in moltissimi campi”.

Cosa ne pensi della tecnologia robotica applicata in campo medico? Ritieni sia importante investire in questo tipo di risorse? Dicci la tua nei commenti.

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