Per passare da Google Authenticator a Ente Auth senza perdere i codici 2FA, mantieni attiva l’app originale, usa Esporta account in Google Authenticator e importa il QR di trasferimento in Ente Auth; poi prova l’accesso agli account prima di eliminare o ripristinare il vecchio telefono. Non fotografare né condividere il QR: contiene le informazioni necessarie per generare i codici. Conserva anche i codici di recupero forniti dai singoli servizi.
Google documenta il percorso Menu > Trasferisci account > Esporta account, mentre Ente Auth supporta l’importazione in blocco da altre app di autenticazione. La denominazione delle voci può cambiare secondo versione e piattaforma. La procedura qui sotto distingue ciò che è documentato da quanto va verificato sul proprio dispositivo.
Prima di iniziare: tre precauzioni
- Non disinstallare Google Authenticator e non resettare il vecchio telefono finché non hai provato i nuovi codici.
- Verifica di avere accesso agli account più importanti e salva in un luogo sicuro i rispettivi codici di recupero. Non caricarli su servizi non affidabili.
- Installa Ente Auth da un canale ufficiale e blocca il dispositivo con PIN o biometria. Evita screenshot del QR di esportazione e la sincronizzazione delle immagini che potrebbero contenerlo.
Se stai cambiando telefono, la guida ufficiale Google Authenticator descrive anche la sincronizzazione tramite account Google. Questa funzione è diversa dall’importazione in Ente Auth: il login Google non trasferisce automaticamente i codici nella nuova app.
Come esportare i codici da Google Authenticator
- Apri Google Authenticator sul dispositivo dove i codici funzionano ancora.
- Apri il menu e scegli Trasferisci account e poi Esporta account, se presenti nella versione installata.
- Sblocca il dispositivo quando richiesto e seleziona gli account da trasferire.
- Tocca Avanti: Google mostra uno o più codici QR se hai molti account.
- Lascia il vecchio dispositivo in un luogo privato e passa all’importazione senza acquisire screenshot dei QR.
Questi QR sono destinati al trasferimento dei codici di autenticazione: trattali come credenziali riservate. Se hai un solo dispositivo e non puoi utilizzare una seconda fotocamera o l’importazione da immagine supportata dalla tua versione di Ente, non aggirare la difficoltà pubblicando o inviando i QR a te stesso; valuta un trasferimento account per account tramite le impostazioni di sicurezza dei rispettivi servizi.
Come importare i codici in Ente Auth
Apri Ente Auth e cerca nelle impostazioni la sezione di importazione dei codici da altre app. Ente dichiara il supporto all’importazione in blocco e all’aggiunta di token tramite QR o chiave segreta. Seleziona Google Authenticator quando disponibile e segui le istruzioni mostrate nell’app per il QR di esportazione. Ripeti per ogni QR generato da Google.
Attenzione: un normale codice QR di configurazione TOTP e un QR di esportazione multipla di Google Authenticator non hanno sempre lo stesso formato. Se la scansione standard fallisce, usa l’importatore specifico per Google Authenticator; non interpretare l’errore come perdita degli account. Non inserire manualmente stringhe di trasferimento in siti web di conversione non verificati.
Come capire se il trasferimento è riuscito davvero
| Controllo | Cosa verificare |
|---|---|
| Elenco account | Confronta i nomi e il numero dei token nelle due app |
| Codici temporanei | Verifica che l’account corretto generi codici coerenti e aggiornati |
| Accesso reale | Prova almeno gli account essenziali in una nuova sessione, mantenendo aperta quella esistente |
| Recupero | Controlla di avere un metodo alternativo prima di eliminare l’app precedente |
Un token presente nell’elenco non prova da solo che l’accesso al servizio funzioni: il test finale deve essere eseguito con il sito o l’app che richiede la verifica in due passaggi. Per distinguere le novità di Google Authenticator dai cambiamenti di Ente, puoi consultare anche il nostro precedente articolo su Google Authenticator e i suoi aggiornamenti.
Backup Ente Auth: cosa protegge e quali limiti ha
Ente Auth offre sincronizzazione fra piattaforme e backup cloud cifrati end-to-end; il progetto è open source. Il backup non equivale però a conservare indiscriminatamente QR o chiavi segrete in galleria. Ente documenta anche l’esportazione cifrata dei propri dati: secondo la documentazione tecnica ufficiale in inglese, il formato cifrato utilizza derivazione della chiave Argon2id e cifratura XChaCha20-Poly1305.
Se abiliti il backup, verifica concretamente che l’account Ente e il metodo di recupero siano sotto il tuo controllo. L’accesso al cloud e la possibilità di decifrare un’esportazione dipendono dalle credenziali o dalla password associata: conserva le informazioni necessarie in un luogo separato e sicuro. Un backup mai provato non è una garanzia di recupero.
Se Ente Auth mostra un codice errato
Prima controlla che tu stia scegliendo il token giusto, che il codice non sia scaduto e che l’orologio del telefono sia impostato correttamente. Google indica esplicitamente la sincronizzazione dell’ora fra le verifiche da fare per i codici non validi. Se alcuni account funzionano e altri no, ripeti il controllo per il singolo servizio senza disattivare in blocco la 2FA.
Se il problema persiste, usa il metodo di recupero ufficiale di quell’account, accedi con una sessione ancora valida e valuta di riconfigurare il metodo TOTP tramite le impostazioni di sicurezza. Non condividere codici o chiavi con presunti servizi di assistenza.
Se hai già perso il vecchio telefono
La possibilità di recuperare i codici dipende da come erano conservati: Google Authenticator può sincronizzarli con l’Account Google se la sincronizzazione era attiva. Se erano solo locali e il vecchio dispositivo è indisponibile, non esiste una procedura universale per ricostruire le chiavi TOTP da zero. Usa codici di backup, passkey o altri metodi previsti dal singolo servizio e segui le procedure ufficiali di recupero.
Per Google sono disponibili codici di backup monouso generati in anticipo. Se non li possiedi, passa alle altre opzioni di recupero offerte nell’account. La sicurezza dipende anche dal telefono: un dispositivo compromesso può esporre le credenziali indipendentemente dall’app scelta. Sul nostro sito trovi ulteriori esempi di rischi per l’autenticazione a due fattori legati al malware.
Quando eliminare Google Authenticator
Solo dopo aver verificato gli account importanti, l’esito delle prove d’accesso e almeno un metodo di recupero indipendente. Anche allora non serve affrettarsi: mantenere temporaneamente l’app precedente su un dispositivo protetto può essere più sicuro che cancellare tutto subito. Se cambi metodo di autenticazione sul sito, valuta quali vecchi token disattivare dalle impostazioni di sicurezza del servizio.
In sintesi: la migrazione a Ente Auth è fattibile senza disabilitare la verifica a due fattori, ma il passaggio davvero importante è controllare ogni account e predisporre il recupero prima di rimuovere Google Authenticator. Le funzioni precise possono differire tra versioni delle app: usa sempre la documentazione ufficiale e non condividere mai QR, codici di backup o chiavi TOTP.




Entra nella conversazione
Condividi il tuo punto di vista: non serve creare un account. I contributi restano soggetti alla moderazione editoriale.