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Miniere negli abissi del Pacifico: chi può autorizzarle davvero?

Le richieste USA per i metalli del Pacifico riaprono il confronto sulle regole internazionali e la tutela degli abissi.

Fondali marini
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Nel Pacifico centrale cresce il numero delle richieste statunitensi per cercare e recuperare metalli dai fondali marini internazionali. La novità non significa che le miniere siano già operative: al 20 ottobre 2026 la NOAA, l’agenzia statunitense incaricata di valutare le domande, elenca diverse pratiche in esame e precisa di non aver rilasciato alcun permesso per l’estrazione commerciale.

Il nodo è anche giuridico. Le aziende statunitensi chiedono autorizzazioni attraverso una legge nazionale, mentre nelle aree oceaniche fuori dalla giurisdizione degli Stati opera l’Autorità internazionale dei fondali marini (ISA), istituita nel quadro della Convenzione ONU sul diritto del mare. Una domanda alla NOAA non equivale a un’autorizzazione internazionale dell’ISA.

Che cosa sta succedendo nella zona Clarion-Clipperton?

La zona Clarion-Clipperton, o CCZ, si trova nel Pacifico tra le Hawaii e il Messico. Su vaste aree dei suoi fondali si trovano noduli polimetallici, concrezioni ricche di manganese e contenenti anche nichel, rame e cobalto. Sono materiali utilizzati in batterie, apparecchi elettronici e numerose applicazioni industriali.

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Secondo la pagina ufficiale NOAA sulle attività minerarie sottomarine, le richieste presentate nel 2025 e 2026 riguardano sia licenze di esplorazione sia permessi di recupero commerciale. Fra i soggetti elencati compaiono The Metals Company USA, American Metal Resources, SeaX ed Eco Minerals. Le procedure non sono tutte allo stesso punto e non autorizzano automaticamente a estrarre metalli per venderli.

Un elemento di particolare attenzione è la sovrapposizione tra alcune aree oggetto delle domande americane e settori già compresi in contratti di esplorazione o zone riservate nell’ambito ISA. Un rapporto del Congressional Research Service descrive queste sovrapposizioni e le conseguenze del mancato riconoscimento internazionale dei titoli statunitensi.

Chi decide se un’azienda può scavare nei fondali internazionali?

Per i Paesi che partecipano alla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare, le risorse minerarie dei fondali oltre le giurisdizioni nazionali ricadono nel sistema amministrato dall’ISA. L’Autorità assegna contratti di esplorazione e lavora alle regole per un eventuale sfruttamento commerciale. Esplorare significa studiare e valutare un’area: non equivale a ottenere il via libera per avviare una miniera industriale.

Gli Stati Uniti non sono parte della Convenzione. Applicano invece il Deep Seabed Hard Mineral Resources Act, una legge nazionale che affida alla NOAA il rilascio di licenze e permessi a soggetti statunitensi. Il risultato è la coesistenza di due percorsi regolatori che possono interessare aree geografiche coincidenti.

La distinzione è importante: un’eventuale autorizzazione statunitense produce effetti nel sistema giuridico USA, ma non cancella automaticamente i contratti e le decisioni dell’ISA. Il problema riguarda il riconoscimento dei diritti, la tutela dell’ambiente e i possibili conflitti tra operatori.

Le miniere nel Pacifico sono già state autorizzate?

No: la NOAA indica che non risultano permessi statunitensi di recupero commerciale già rilasciati. La pagina istituzionale distingue chiaramente le licenze di esplorazione, i permessi commerciali e le semplici domande. Sono categorie differenti e non vanno presentate come se fossero intercambiabili.

Il 19 agosto 2026 la NOAA ha annunciato di aver ritenuto formalmente completa, rispetto ai requisiti informativi, la domanda consolidata di The Metals Company USA. Questo giudizio ha consentito di proseguire l’istruttoria, non ha approvato l’estrazione. La consultazione pubblica prevista per quella fase si è conclusa il 19 ottobre 2026, secondo il comunicato ufficiale NOAA.

La stessa agenzia precisa che, se la domanda venisse certificata, sarebbero necessari ulteriori passaggi di valutazione degli impatti ambientali. È quindi scorretto descrivere l’istruttoria come una corsa all’estrazione già autorizzata.

Perché gli Stati Uniti stanno accelerando le procedure?

Il governo statunitense considera i minerali critici una risorsa strategica per industria, difesa ed energia. Nell’aprile 2025 un ordine esecutivo ha promosso l’esplorazione e il recupero di risorse minerarie offshore. Nel gennaio 2026 la NOAA ha modificato le procedure per consentire, a determinate condizioni, una domanda consolidata di licenza esplorativa e permesso commerciale.

Questo semplifica il percorso amministrativo, ma non elimina gli obblighi di valutazione né risolve le controversie internazionali. Un quadro più rapido per presentare le domande non equivale a una prova che l’attività sia sostenibile o che tutti i permessi verranno concessi.

Quali rischi corrono gli ecosistemi degli abissi?

I noduli si trovano su fondali abitati da organismi ancora poco conosciuti. Raccoglierli potrebbe alterare il sedimento e disturbare habitat che si sviluppano molto lentamente. Fra le questioni studiate figurano le nubi di particelle sollevate dai mezzi, il rumore, la perdita di habitat e la capacità di recupero degli ecosistemi.

La zona Clarion-Clipperton è anche un laboratorio scientifico. Sul sito abbiamo già approfondito il ruolo dei virus negli ecosistemi profondi della Clarion-Clipperton e le forme di vita studiate nei fondali del Pacifico. Sono due approfondimenti biologici complementari a questa spiegazione normativa: il fatto che un’area sia ricca di metalli non ci dice ancora quali siano le conseguenze ecologiche di un intervento industriale.

Gli effetti precisi dipendono dal luogo, dalle tecnologie usate, dalla durata dell’attività e dalla qualità delle misure disponibili. Non esiste una stima unica e certa dei danni per tutte le aree del Pacifico, ma l’incertezza scientifica è un elemento centrale nel dibattito sulle autorizzazioni.

Che cosa cambia per smartphone, batterie e aziende tecnologiche?

Nichel, rame, cobalto e manganese sono materiali importanti per numerose filiere tecnologiche, ma il loro impiego non dimostra che l’estrazione negli abissi sia necessaria o preferibile ad altre fonti. Per valutare la convenienza occorrono confronti verificabili su costi, emissioni, impatti ambientali, riciclo e disponibilità di alternative.

Per i consumatori italiani non cambia nell’immediato il prezzo di uno smartphone o di una batteria: una pratica amministrativa negli Stati Uniti non permette di prevedere rincari o ribassi. Il collegamento con il mercato tecnologico riguarda piuttosto le scelte future sulle materie prime.

Qual è il prossimo passaggio da seguire?

Il punto da monitorare è l’esito delle istruttorie NOAA, incluse eventuali valutazioni ambientali, e il confronto con il quadro internazionale dell’ISA. Il registro NOAA aggiornato delle domande e dei permessi permette di distinguere i procedimenti aperti dai titoli effettivamente concessi.

Il dato essenziale, oggi, è questo: le richieste per sfruttare i fondali del Pacifico aumentano, ma non sono sinonimo di miniere già autorizzate. Il vero problema da risolvere è come conciliare domanda di metalli, regole internazionali e protezione di ecosistemi che la ricerca scientifica sta ancora cercando di conoscere.

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