Nel linfoma diffuso a grandi cellule B (DLBCL) appena diagnosticato, l’aggiunta di epcoritamab alla terapia standard R-CHOP ha ridotto del 51% il rischio di progressione della malattia o morte rispetto a R-CHOP da solo nell’analisi ad interim dello studio di fase 3 EPCORE DLBCL-2. È un risultato importante, ma non significa che la combinazione sia già approvata come trattamento di prima linea: i dati sono topline, lo studio è ancora in corso e AbbVie e Genmab devono ora confrontarsi con le autorità regolatorie.
Il DLBCL è la forma più comune di linfoma non-Hodgkin. Per molti pazienti R-CHOP resta il riferimento iniziale, quindi qualsiasi miglioramento verificato in prima linea ha un peso clinico particolare. Il punto centrale del nuovo studio è proprio questo: testare un anticorpo bispecifico non dopo molte ricadute, ma fin dall’inizio del percorso terapeutico.
Che cos’è epcoritamab
Epcoritamab è un anticorpo bispecifico progettato per legarsi contemporaneamente a CD3, presente sulle cellule T, e a CD20, espresso sulle cellule B. In pratica cerca di avvicinare le cellule del sistema immunitario alle cellule tumorali B, favorendone l’eliminazione.
Il farmaco è già autorizzato in alcuni Paesi per specifiche forme di linfoma recidivato o refrattario, ma la combinazione con R-CHOP nei pazienti con DLBCL di nuova diagnosi è ancora sperimentale.
Cosa ha mostrato lo studio EPCORE DLBCL-2
Lo studio EPCORE DLBCL-2 è un trial di fase 3, multicentrico, randomizzato e in aperto. Ha confrontato epcoritamab più R-CHOP con il solo R-CHOP in pazienti con linfoma diffuso a grandi cellule B appena diagnosticato e con indice prognostico internazionale IPI compreso tra 2 e 5.
Secondo i risultati annunciati da AbbVie e Genmab, la combinazione ha ottenuto un miglioramento statisticamente significativo e clinicamente rilevante della sopravvivenza libera da progressione. Nell’analisi principale, il rapporto di rischio è stato pari a 0,49, equivalente a una riduzione del 51% del rischio di progressione o morte rispetto al trattamento di controllo.
Il risultato è arrivato alla prima analisi di efficacia pianificata. Proprio per la dimensione del beneficio osservato, il comitato indipendente di monitoraggio dei dati ha raccomandato di rendere noto il trattamento assegnato ai partecipanti.
Perché il 51% non significa 51% di guarigioni in più
È importante leggere correttamente il numero. La riduzione del 51% riguarda il rischio relativo di progressione della malattia o morte durante il periodo osservato. Non significa che il 51% dei pazienti in più sia guarito, né che la terapia dimezzi automaticamente la mortalità in ogni persona trattata.
Per capire l’impatto reale serviranno i dati completi, compresi i numeri assoluti, la durata del follow-up, gli altri endpoint clinici e la distribuzione degli eventi nei diversi sottogruppi.
Come veniva somministrata la combinazione
I partecipanti sono stati randomizzati con rapporto 2:1. Un gruppo ha ricevuto epcoritamab insieme a R-CHOP per sei cicli, seguito da due cicli di epcoritamab. Il gruppo di controllo ha ricevuto sei cicli di R-CHOP seguiti da due cicli di rituximab.
Il profilo di sicurezza annunciato dalle aziende è stato descritto come generalmente coerente con quanto già noto per i singoli trattamenti. Questo punto, però, richiede particolare cautela: i risultati diffusi finora sono sintetici e non sostituiscono una pubblicazione completa con tutti i dati sugli eventi avversi.
Perché il risultato può cambiare il trattamento del DLBCL
Il valore dello studio non sta solo nell’efficacia osservata. EPCORE DLBCL-2 è il primo studio di fase 3 nel DLBCL di nuova diagnosi in cui una combinazione con un anticorpo bispecifico mostra un miglioramento significativo della sopravvivenza libera da progressione rispetto a R-CHOP.
Se i risultati verranno confermati dai dati completi e dalle valutazioni regolatorie, l’approccio potrebbe spostare più avanti l’uso degli anticorpi bispecifici, portandoli dalla fase di malattia recidivata o refrattaria alla prima linea.
Su iCrewPlay Tech abbiamo già seguito altre strategie sperimentali contro i tumori, come le cellule CAR-NK studiate come alternativa alle CAR-T e la ricerca su nuovi bersagli molecolari nel linfoma di Hodgkin. Epcoritamab appartiene a un filone diverso, quello degli anticorpi bispecifici capaci di reclutare direttamente le cellule T contro le cellule B tumorali.
Cosa manca ancora prima di parlare di nuovo standard
- i risultati disponibili sono ancora topline e non una pubblicazione completa dello studio;
- servono dati maturi sulla durata del beneficio e sugli endpoint secondari;
- la combinazione di prima linea non è ancora approvata dalle autorità regolatorie;
- resta da valutare in dettaglio il profilo di sicurezza dell’associazione;
- non tutti i pazienti con DLBCL hanno lo stesso profilo di rischio, quindi i risultati non vanno generalizzati oltre la popolazione studiata.
Il dato del 51% è quindi un segnale clinico forte, non una conclusione definitiva. AbbVie e Genmab hanno annunciato che useranno questi risultati per avviare il confronto con le autorità regolatorie e presenteranno i dati completi in un futuro congresso medico.
I risultati preliminari dello studio sono stati comunicati da AbbVie e Genmab il 5 ottobre 2026.





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