Uno studio pubblicato su Nature Medicine ha analizzato il dolore auto-riferito di oltre 6,1 milioni di persone in 118 Paesi, costruendo una delle mappe più ampie mai realizzate su come il dolore cambia con età, sesso e area del mondo. Il risultato più netto è che il dolore aumenta con l’età, è più frequente nelle donne e in tarda età può essere molto più diffuso nei Paesi con indice di sviluppo umano più basso.
La ricerca non misura una singola malattia e non identifica una causa unica del dolore. Mette invece insieme 902 fonti di dati di popolazione raccolte tra il 1990 e il 2025, con partecipanti dai 5 a oltre 100 anni.
Quanto è diffuso il dolore nel mondo
Gli autori hanno considerato 11 sedi anatomiche. La prevalenza varia molto: il dolore facciale riguarda circa il 2% delle persone, mentre il mal di schiena arriva intorno al 40% nelle curve globali considerate dallo studio.
Uno dei dati più interessanti è la traiettoria nel corso della vita. Il dolore cresce soprattutto prima dei 55 anni, ma alcune differenze tra Paesi diventano ancora più evidenti nelle età avanzate.
Il lavoro completo, pubblicato il 5 ottobre 2026 su Nature Medicine, ha incluso 6.125.459 partecipanti provenienti da 118 Paesi e territori.
Perché le donne riportano più dolore
In tutte le 11 sedi analizzate, il dolore era più frequente nelle donne. Il rapporto di rischio rispetto agli uomini variava da circa 1,08 a 1,83 a seconda della sede anatomica.
Il dato conferma differenze già osservate in molti studi, ma non spiega da solo perché esistano. Fattori biologici, ormonali, sociali, lavorativi e differenze nell’accesso alle cure possono contribuire in modo diverso a seconda del contesto.
Su iCrewPlay Tech abbiamo già affrontato il tema delle differenze tra uomini e donne nell’esperienza del dolore. Il nuovo studio aggiunge una scala globale e una lettura lungo tutto l’arco della vita.
Il dato più sorprendente riguarda i Paesi meno sviluppati
Alle età più avanzate, le persone nei Paesi con indice di sviluppo umano più basso mostravano una prevalenza di dolore corporeo nettamente maggiore rispetto ai Paesi con indice più alto. La differenza arrivava a circa 30,6 punti percentuali.
Per il mal di schiena, nelle età più avanzate la prevalenza nei Paesi con HDI più basso si avvicinava al doppio di quella osservata nei Paesi con HDI più alto. È un risultato importante perché contrasta con alcune stime basate soprattutto sulle diagnosi disponibili nei sistemi sanitari più ricchi.
Fumo, obesità e reddito spiegano solo una parte del problema
Tre fattori modificabili, fumo, obesità e basso reddito, spiegavano complessivamente circa il 18,3% del carico di dolore nei diversi distretti anatomici. La quota variava molto tra regioni, segno che restano fattori ancora poco compresi, soprattutto nei contesti meno studiati.
Questo significa che prevenzione e trattamento non possono ridursi a una sola causa. Il dolore è un fenomeno biologico e sociale, influenzato da età, salute generale, condizioni di vita, lavoro, accesso alle cure e ambiente.
A cosa serve questa enorme mappa del dolore
Gli autori hanno creato curve di riferimento globali e una piattaforma di benchmarking. In pratica, nuovi studi o sistemi sanitari potranno confrontare i propri dati con una traiettoria comune per età, sesso e area geografica.
Il messaggio principale è che il dolore non è distribuito in modo uniforme e che le differenze globali possono essere molto più ampie di quanto suggeriscano le sole diagnosi cliniche. La nuova base dati può aiutare a capire dove prevenzione, ricerca e accesso alle cure siano più carenti.





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