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OpenAI ci ripensa: niente profitto puro (e Musk ci mette lo zampino)

OpenAI rinuncia al piano di diventare interamente for-profit. Resta sotto il controllo no-profit, anche per via della causa di Elon Musk. Ecco cosa cambia.

3 min di lettura
Openai

Doveva diventare una macchina da soldi. Invece, resterà una missione “per il bene dell’umanità”. Almeno sulla carta.

OpenAI aveva un piano: spostare tutto su un modello for-profit, fare il pieno di investimenti e crescere ancora più in fretta. Ma qualcosa è andato storto. Anzi, qualcuno: Elon Musk.

Risultato? Altman & co. hanno dovuto cambiare rotta. Niente più corsa verso l’incasso puro. L’azienda che ha creato ChatGPT resterà sotto il controllo del board no-profit. Quello stesso board che solo pochi mesi fa aveva cacciato Altman… per poi riprenderselo. Sì, è tutto molto Silicon Valley.

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Da LLC a PBC: cosa cambia davvero?

OpenAI ha annunciato ufficialmente che il suo ramo commerciale – il famoso for-profit LLC nato nel 2019 – diventerà una PBC (Public Benefit Corporation).
Che vuol dire? È una forma giuridica “ibrida”, dove sì, puoi fare profitti, ma devi anche tenere fede a una missione pubblica dichiarata.

Nel caso di OpenAI, la missione è: sviluppare un’IA generale che sia utile a tutta l’umanità.
No, non è uno slogan. È la vera base su cui Elon Musk aveva contribuito a fondare il progetto.

E Musk? Furioso, ovviamente.

Sam altman openai chatgpt

Il cambio di forma giuridica è arrivato in piena battaglia legale con Musk, che accusa OpenAI di aver tradito la sua “missione originaria” nel momento in cui è passata al modello for-profit.

Il suo avvocato è stato chiaro:

“Questo è solo un trucco trasparente. I beni caritatevoli stanno ancora finendo nelle tasche dei privati.”
– Marc Toberoff, legale di Elon Musk

E secondo lui, anche dopo il cambio a PBC, il danno è già fatto. Il cuore di OpenAI – nato come un progetto senza scopo di lucro – si sarebbe trasformato in una macchina per vendere API a suon di miliardi.

OpenAI ribatte: “È solo un tentativo di rallentarci”

Dall’altra parte, c’è il team di Altman che accusa Musk di muoversi in malafede.

“Questa causa è solo un modo per ostacolare il nostro lavoro. Non c’è niente di concreto.”

E poi, diciamolo: il timing fa pensare. Dopo l’annuncio del piano PBC nel 2023, l’attenzione pubblica e le pressioni legali sono esplose. Il risultato? Dietro le quinte, OpenAI ha parlato con procuratori generali della California e del Delaware per capire come muoversi. E alla fine ha deciso: si resta sotto il cappello del board no-profit.

Missione o business? Il confine resta sfocato

Openai ci ripensa: niente profitto puro (e musk ci mette lo zampino)
Sam altman, chief executive officer of openai, during a panel session on day three of the world economic forum (wef) in davos, switzerland, on thursday, jan. 18, 2024. The annual davos gathering of political leaders, top executives and celebrities runs from january 15 to 19. Photographer: stefan wermuth/bloomberg

Chiariamo una cosa: OpenAI continuerà a raccogliere investimenti. Continuerà a vendere accesso a GPT-4 e successori. Ma formalmente, dovrà farlo senza dimenticare la sua “missione etica”.

Una garanzia? Forse. Ma quanto è compatibile la corsa all’AGI con la pressione degli investitori?
E quanto influisce il passato, con dentro una figura ingombrante come Musk?

OpenAI, il futuro e quel retrogusto amaro

Ricapitolando:

  • OpenAI non diventerà un’azienda 100% profit, almeno per ora.
  • Il modello PBC impone un equilibrio (teorico) tra soldi e missione etica.
  • Musk accusa, Altman si difende, e la governance resta sotto controllo non-profit.

Ma la domanda vera è:
un’IA che cambia il mondo può restare “per il bene di tutti”… quando muove miliardi?

Tu ti fideresti di un’IA che risponde a un consiglio d’amministrazione? O preferisci una che resta libera… ma sotto la guida di chi l’ha creata?

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