450P/LONEOS è un piccolo corpo ghiacciato del Sistema solare esterno che ha iniziato a mostrare una chioma di gas e polvere tipica delle comete. Le osservazioni con il James Webb Space Telescope e Gemini North hanno individuato soprattutto anidride carbonica, mentre non è stata rilevata un’emissione significativa di vapore acqueo o monossido di carbonio. È una combinazione utile per capire come un centauro possa passare da uno stato quasi inattivo a un’attività sempre più simile a quella cometaria.
Il nuovo studio non dimostra che 450P abbia cambiato natura da un giorno all’altro. Mostra invece un oggetto in una fase evolutiva rara da osservare, dopo che un incontro ravvicinato con Saturno nel 1992 ha modificato la sua orbita e lo ha portato in una regione dove riceve più energia dal Sole.

Che cos’è 450P/LONEOS
I centauri sono piccoli corpi ghiacciati che orbitano principalmente nella regione compresa tra Giove e Nettuno. Le loro orbite possono essere fortemente modificate dai pianeti giganti e, nel tempo, alcuni di questi oggetti possono spostarsi verso l’interno del Sistema solare e assumere un comportamento sempre più cometario.
450P/LONEOS è particolarmente interessante perché gli astronomi hanno potuto seguirne l’evoluzione tra il 2019 e il 2024. Le immagini di Gemini North indicano un nucleo piccolo, con un raggio stimato di circa 1,8 chilometri, e mostrano la comparsa progressiva di una chioma mentre la distanza dal Sole diminuiva.
Un altro centauro studiato dal Webb è 29P, che emette getti di anidride carbonica e monossido di carbonio. Il confronto è utile perché conferma quanto possano essere diversi i meccanismi che attivano questi corpi lontani dal Sole.
Cosa ha trovato il James Webb
Lo spettrografo NIRSpec del Webb ha rilevato una distribuzione di CO2 attorno al nucleo, insieme a polvere e segnali compatibili con ghiaccio d’acqua. Lo studio presentato dalla University of Central Florida sottolinea che la CO2 è il candidato principale per spiegare l’attività osservata a questa distanza.
| Dato osservato | Risultato |
|---|---|
| Raggio del nucleo | Circa 1,8 ± 0,5 km |
| Produzione di polvere | Circa 4-8 kg al secondo |
| Anidride carbonica | Rilevata nella chioma |
| Vapore acqueo | Non rilevato entro i limiti dello studio |
| Monossido di carbonio | Non rilevato entro i limiti dello studio |
| Ghiaccio d’acqua | Segnali compatibili, con possibile componente cristallina |
La quantità di CO2 misurata è di circa 6,99 × 1024 molecole al secondo. Il dato va letto insieme all’assenza di una forte firma del vapore acqueo: 450P è troppo lontano dal Sole perché la normale sublimazione del ghiaccio d’acqua sia il motore principale della chioma.

Perché l’incontro con Saturno del 1992 è importante
La storia orbitale di 450P contiene un passaggio decisivo. Nel 1992 il centauro ha avuto un incontro ravvicinato con Saturno che ne ha modificato sensibilmente la traiettoria. Il nuovo percorso lo porta più vicino al Sole rispetto a prima e aumenta la quantità di energia che raggiunge il nucleo.
Il cambiamento non produce necessariamente una risposta immediata. Il calore penetra progressivamente negli strati superficiali e subsuperficiali. I modelli termici usati nello studio indicano che l’attività osservata è coerente con una trasformazione del ghiaccio amorfo in ghiaccio cristallino tra circa 140 e 160 kelvin.
Come il ghiaccio può liberare CO2 e polvere
Il ghiaccio amorfo ha una struttura disordinata e può intrappolare gas al proprio interno. Quando viene riscaldato abbastanza da trasformarsi in una struttura cristallina, parte di quei gas può essere liberata. Nel caso di 450P, la CO2 che fuoriesce può trascinare piccoli granelli di polvere e ghiaccio e formare la chioma osservata dai telescopi.
Le misure pubblicate su The Planetary Science Journal e riassunte dall’IAC mostrano anche una possibile firma di ghiaccio d’acqua cristallino nei grani più grandi. È un ulteriore indizio di materiale che ha subito un’elaborazione termica.
450P/LONEOS è già una cometa?
Qui la terminologia può creare confusione. Il numero 450P appartiene alla nomenclatura delle comete periodiche, mentre dal punto di vista dinamico e scientifico l’oggetto viene studiato anche come centauro attivo. Le due definizioni non sono incompatibili: descrivono aspetti diversi dello stesso corpo.
È quindi più corretto dire che 450P offre agli astronomi un esempio di come un corpo della popolazione dei centauri possa sviluppare attività cometaria e avvicinarsi alle caratteristiche delle comete della famiglia di Giove. Non serve immaginare un confine netto che venga superato in un singolo momento.
Si può vedere 450P/LONEOS dall’Italia?
No, non è una cometa spettacolare da osservare a occhio nudo o con un normale binocolo. Lo studio riguarda un oggetto molto lontano e debole, seguito con strumenti professionali come Gemini North e il James Webb Space Telescope. La sua importanza è scientifica, non legata a un passaggio brillante nel cielo italiano.
Per le osservazioni accessibili agli appassionati è più utile seguire gli appuntamenti periodici del cielo e le comete che raggiungono magnitudini compatibili con piccoli telescopi. 450P, invece, è interessante proprio perché permette di osservare processi fisici che avvengono a miliardi di chilometri dal Sole.
Perché questa scoperta conta
Studiare un centauro già molto attivo sarebbe utile, ma osservare la fase in cui l’attività sembra aumentare dopo un cambiamento orbitale offre più informazioni. Gli astronomi possono mettere in relazione l’orbita, il riscaldamento, la composizione dei gas e la crescita della chioma.
Questo aiuta a ricostruire il percorso che porta parte degli oggetti trans-nettuniani e dei centauri verso la popolazione delle comete di corto periodo. Significa anche capire quanto a lungo i ghiacci primitivi riescano a conservare informazioni sulla formazione del Sistema solare prima che il calore li trasformi.
450P/LONEOS non è importante perché sta per diventare una cometa visibile dalla Terra, ma perché ci permette di vedere quali processi possono accendere l’attività cometaria. La CO2 rilevata dal Webb, il ghiaccio cristallino e l’incontro con Saturno del 1992 costruiscono un quadro coerente: una piccola variazione orbitale può cambiare lentamente il destino termico di un corpo ghiacciato.