Nel cuore dell’antica Siria, il sito archeologico di Umm el-Marra si erge come un testimone silenzioso di un passato ricco e complesso. Gli scavi condotti da un team guidato dall’archeologo Glenn Schwartz della Johns Hopkins University hanno portato alla luce una scoperta straordinaria: quattro piccoli cilindri di argilla incisi con simboli misteriosi, risalenti all’Età del Bronzo Antico (circa 3100-2000 a.C.). Questa scoperta, avvenuta in una tomba datata al 2350 a.C., ha sollevato interrogativi affascinanti sulle origini della scrittura e sulla cultura di questa antica città.

I misteriosi cilindri di Umm el-Marra: un enigma dall’Età del Bronzo
Nel terzo millennio a.C., Umm el-Marra, probabilmente nota come Dub, era la capitale di un piccolo regno di lingua semitica. La città era un importante centro commerciale e culturale, situato in una posizione strategica lungo le rotte commerciali che collegavano la Mesopotamia all’Egitto. La ricchezza e l’importanza della città sono testimoniate dalla presenza di una necropoli di grandi dimensioni, situata nel cuore dell’area urbana. Le tombe rinvenute a Umm el-Marra sono state costruite con cura e arredate con una varietà di oggetti preziosi, tra cui gioielli, ceramiche e armi.
La scoperta dei cilindri di argilla è avvenuta durante gli scavi di una tomba risalente al 2350 a.C. L’egittologa Elaine Sullivan, ora dell’Università della California, Santa Cruz, ha rinvenuto quattro piccoli cilindri di argilla, delle dimensioni di un dito, incastonati nel pavimento della tomba. I cilindri erano incisi con otto simboli distinti, di cui cinque apparivano su più cilindri. La regolarità dei simboli ha suggerito agli archeologi che potessero rappresentare una forma di scrittura.

La scoperta dei cilindri di Umm el-Marra ha sollevato diverse ipotesi. Una delle più suggestive è che i cilindri possano rappresentare una delle prime forme di scrittura alfabetica conosciute. Se confermato, ciò anticiperebbe di diversi secoli l’invenzione dell’alfabeto. I cilindri erano perforati, suggerendo che potessero essere stati legati a un altro oggetto tramite una corda. Gli archeologi ipotizzano che potessero essere stati utilizzati come etichette per descrivere il contenuto di contenitori o vasi, la loro provenienza o i loro proprietari. Un’altra ipotesi è che i cilindri potessero essere stati utilizzati come amuleti o talismani, per proteggere il defunto nell’aldilà.
La tomba in cui sono stati rinvenuti conteneva anche altri oggetti di valore, tra cui gioielli in oro e argento, ceramiche e armi. La presenza di questi oggetti suggerisce che il defunto fosse una persona di alto rango sociale. La tomba si trova all’interno di una necropoli di grandi dimensioni, situata nel cuore dell’area urbana. La necropoli è stata utilizzata per seppellire i residenti di Umm el-Marra per un lungo periodo di tempo, dall’Età del Bronzo Antico all’Età del Ferro.
Un crocevia di culture nell’Età del Bronzo
Umm el-Marra, probabilmente l’antica città di Dub, era un importante centro urbano situato in una posizione strategica lungo le rotte commerciali che collegavano la Mesopotamia all’Egitto. La città era un crocevia di culture, dove si incontravano popolazioni di lingua semitica, egiziani e altre civiltà del Vicino Oriente antico. La ricchezza e l’importanza della città sono testimoniate dalla presenza di una necropoli di grandi dimensioni, situata nel cuore dell’area urbana. Le tombe rinvenute a Umm el-Marra sono state costruite con cura e arredate con una varietà di oggetti preziosi, tra cui gioielli in oro e argento, ceramiche e armi.
La scoperta dei cilindri di argilla è avvenuta durante gli scavi di una tomba risalente al 2350 a.C. L’egittologa Elaine Sullivan, ora dell’Università della California, Santa Cruz, ha rinvenuto quattro piccoli cilindri di argilla, delle dimensioni di un dito, incastonati nel pavimento della tomba. I cilindri erano incisi con otto simboli distinti, di cui cinque apparivano su più cilindri. La regolarità dei simboli ha suggerito agli archeologi che potessero rappresentare una forma di scrittura. Tuttavia, il significato dei simboli è rimasto un enigma per molti anni.
Dopo la scoperta, Schwartz si è trovato di fronte a un vuoto di interpretazioni. Nessun altro studioso si è fatto avanti per offrire la propria visione dei simboli incisi. Quattro anni dopo, nel tentativo di stimolare il dibattito, Schwartz ha pubblicato un nuovo articolo, proponendo che i cilindri fossero incisi con una scrittura simile al proto-sinaitico, un sistema di scrittura alfabetica emerso nel Sinai durante il Medio Regno egizio. “Ancora una volta, non ci fu risposta da parte dei filologi”, racconta Schwartz.

Nonostante il silenzio iniziale, Schwartz non si è arreso. Nel corso del decennio successivo, ha continuato a studiare i cilindri e a presentare le sue ipotesi in conferenze e pubblicazioni. Gradualmente, ha iniziato a trovare studiosi disposti ad ascoltare le sue idee. L’ipotesi che i cilindri potessero rappresentare una forma di scrittura proto-sinaitica, o un suo precursore, ha iniziato a guadagnare terreno.
Nell’autunno del 2024, ben 20 anni dopo la scoperta dei cilindri, Schwartz ha presentato un documento di conferenza che ha segnato una svolta nel dibattito. In questo documento, Schwartz ha proposto che i cilindri avrebbero potuto essere incisi da popolazioni di lingua semitica dell’Età del Bronzo Antico che commerciavano con gli egiziani e furono ispirate a sviluppare un proprio sistema di scrittura. Questa ipotesi ha aperto nuove prospettive sulle origini della scrittura proto-sinaitica, suggerendo che potessero essere molto più antiche di quanto si credesse in precedenza.
Molti colleghi di Schwartz, sia archeologi che filologi, si sono mostrati aperti alla sua nuova ipotesi. Il filologo Ted Lewis, della Johns Hopkins University, ha persino proposto una possibile lettura di una delle iscrizioni come “Sil’anu”, un nome personale derivato dall’antica radice semitica per roccia. “Non vedo l’ora di leggere altre traduzioni”, afferma Schwartz, sottolineando l’importanza di ulteriori ricerche e interpretazioni.

La scoperta dei cilindri di Umm el-Marra e le successive interpretazioni di Schwartz hanno il potenziale per rivoluzionare la nostra comprensione delle origini della scrittura alfabetica. Se confermato che i cilindri rappresentano una forma di scrittura proto-sinaitica, o un suo precursore, ciò anticiperebbe di diversi secoli l’invenzione dell’alfabeto e la sua diffusione nel mondo antico. Gli archeologi e i filologi continueranno a studiare i cilindri e il contesto archeologico di Umm el-Marra per decifrare i simboli incisi e comprendere il loro significato. Ulteriori scavi nel sito potrebbero portare alla luce nuove scoperte che contribuiranno a svelare il mistero di questa antica forma di scrittura.
Conclusioni
La scoperta dei cilindri di argilla a Umm el-Marra si presenta come un capitolo cruciale, ancora in fase di sviluppo, all’interno della storia dell’archeologia e della filologia. Vent’anni di indagini, formulazioni di ipotesi e dibattiti hanno rivelato un potenziale elemento mancante nella comprensione delle origini della scrittura alfabetica. Questi cilindri non sono solo reperti, ma testimonianze significative della ricchezza e della complessità culturale che caratterizzava l’Età del Bronzo in Siria, consolidando Umm el-Marra come un crocevia di interazioni tra popolazioni semitiche, egiziani e altre civiltà del Vicino Oriente antico.

L’ipotesi che i cilindri possano rappresentare una forma embrionale di scrittura proto-sinaitica ha il potenziale di rivoluzionare la nostra attuale comprensione dell’origine dell’alfabeto, suggerendo una cronologia di sviluppo molto più antica di quanto precedentemente ipotizzato. La vicenda della loro scoperta e le successive interpretazioni dimostrano il valore di un approccio interdisciplinare e la necessità di una continua collaborazione tra archeologi e filologi.
Il percorso che ha portato a queste conclusioni è un chiaro esempio di come la ricerca scientifica sia un processo lungo e articolato. Infine, le prospettive future si aprono a nuove possibilità: ulteriori scavi e ricerche a Umm el-Marra potrebbero portare a nuove scoperte, gettando ulteriore luce sul mistero di questi cilindri e sulle origini della scrittura alfabetica. La decifrazione dei simboli incisi rimane una sfida aperta, un invito alla comunità scientifica a esplorare e interpretare questo antico enigma. In definitiva, la scoperta di Umm el-Marra ci spinge a riconsiderare le nostre attuali conoscenze, aprendo nuove strade nella comprensione delle antiche civiltà e delle loro complesse interazioni.
Lo studio è stato pubblicato su Archaeology Magazine.