Non è un rumor, né una fuga in avanti letta tra le righe. Tesla ha annunciato che fermerà di fatto la produzione di Model S e Model X già dal prossimo trimestre. Il motivo non è un crollo improvviso delle vendite, ma una scelta strategica netta: lo spazio produttivo servirà per costruire robot umanoidi Optimus.
La dichiarazione arriva direttamente da Elon Musk, durante la earnings call per l’anno fiscale 2025. Il tono non è stato difensivo né prudente. Musk ha parlato di “congedo onorevole” per due modelli storici, spiegando che Tesla si sta spostando verso un futuro basato sull’autonomia e sull’intelligenza artificiale incarnata.
Fine produzione, non fine supporto

Tesla non smetterà di colpo di vendere Model S e Model X. Le auto già prodotte resteranno acquistabili finché ci saranno unità disponibili, e l’azienda continuerà a fornire assistenza e supporto per tutto il ciclo di vita dei veicoli. Ma una volta terminate le scorte, la linea verrà chiusa senza piani di rilancio.
Il dato simbolico è lo stabilimento di Fremont, in California. Proprio lì dove per anni sono stati assemblati i due modelli premium, ora sorgerà una linea dedicata alla produzione di Optimus, il robot umanoide sviluppato da Tesla.
Due icone che hanno fatto la storia di Tesla
Il Model S, lanciato nel 2012, è stato il secondo veicolo dell’azienda e quello che ha cambiato la percezione delle auto elettriche di fascia alta. Il Model X, arrivato nel 2015, ha portato la stessa visione nel segmento SUV, con soluzioni estetiche e tecniche fuori dagli standard dell’epoca.
Con il passare degli anni, però, il loro ruolo si è ridimensionato. I numeri parlano chiaro. Nel corso del 2025 Tesla ha consegnato 1.585.279 unità tra Model 3 e Model Y, mentre Model S e X si sono fermate a 418.227 unità complessive. Una sproporzione che evidenzia dove si concentra oggi il mercato reale dell’azienda.
A questo si aggiunge un altro fattore: a metà 2025 Tesla ha smesso di vendere Model S e X in Cina. Essendo importate dagli Stati Uniti, le vetture erano soggette ai dazi imposti come risposta alle tariffe volute dall’amministrazione Trump sulle merci importate. Un colpo diretto a uno dei mercati chiave per l’elettrico.
Fremont cambia identità: dalle auto ai robot

Durante la call, Musk ha chiarito l’obiettivo industriale: arrivare a produrre 1 milione di robot Optimus proprio nello spazio oggi occupato dalle linee di Model S e X. Non un laboratorio sperimentale, ma una fabbrica pensata per la produzione di massa.
Pochi giorni prima, al World Economic Forum di Davos, Musk aveva già anticipato un altro punto chiave: Tesla prevede di iniziare a vendere Optimus al pubblico entro la fine del 2026. Non più solo demo, non più solo prototipi sul palco.
Secondo Musk, Optimus è destinato a diventare “il prodotto più grande di sempre”, superando per impatto persino gli smartphone. Un’affermazione enorme, coerente con il suo stile comunicativo, ma che solleva più di un dubbio guardando alle dimostrazioni finora mostrate.
Optimus: ambizione enorme, risultati ancora fragili
Il robot umanoide di Tesla ha fatto parlare di sé più per le promesse che per le prestazioni. Le demo pubbliche hanno mostrato movimenti lenti, operazioni guidate e un’autonomia operativa ancora distante da quella raccontata nei keynote.
Questo non significa che il progetto sia destinato a fallire, ma il divario tra visione e stato attuale è evidente. E non è un dettaglio, considerando che Tesla sta sacrificando due modelli storici per liberare spazio produttivo.
Musk è noto per timeline aggressive e ottimismo spinto. Il passato insegna che alcune promesse vengono rispettate, altre slittano di anni. La scommessa su Optimus è una delle più rischiose mai fatte dall’azienda.
Tesla: azienda automobilistica o azienda AI?
Dietro questa scelta c’è una narrativa che Musk ripete da tempo: Tesla non è solo un costruttore di auto, ma una AI company. Le auto elettriche, in quest’ottica, diventano piattaforme di raccolta dati e banchi di prova per sistemi di guida autonoma, visione artificiale e reti neurali.
I robot umanoidi rappresentano il passo successivo. Un corpo fisico controllato da software, capace di operare nel mondo reale. Se questa visione si realizzerà, Tesla non competerebbe più solo con altri brand automotive, ma con colossi della robotica e dell’automazione.
Il nodo xAI e le tensioni con gli azionisti
L’earnings report ha rivelato anche un altro dettaglio rilevante: Tesla ha investito 2 miliardi di dollari in xAI, un’altra azienda fondata da Musk.
Questa mossa aveva già generato forti tensioni nel 2024, quando alcuni azionisti avevano fatto causa al CEO sostenendo che xAI fosse in competizione diretta con Tesla. Musk, dal canto suo, ha sempre difeso la sovrapposizione come parte di una visione unificata sull’intelligenza artificiale.
Alla fine del 2025, gli azionisti hanno approvato il suo pacchetto retributivo da 1 trilione di dollari, ma con una condizione precisa: Tesla dovrà raggiungere una capitalizzazione di 8,5 trilioni. Un obiettivo che rende ancora più comprensibile la spinta verso prodotti considerati “trasformativi”.
Una scelta che chiude un’epoca
La fine di Model S e Model X non è solo una decisione industriale. È un segnale. Tesla sta dicendo apertamente che il futuro dell’azienda non passa più dalle berline e dai SUV di lusso, ma da qualcosa di molto più ambizioso e incerto.
Per chi vede Tesla come un marchio automobilistico, è una rottura. Per chi segue la visione di Musk, è un passaggio obbligato.
Resta da capire se Optimus riuscirà a giustificare il sacrificio di due modelli che hanno definito un’intera fase dell’elettrico moderno. La risposta non arriverà nei prossimi mesi, ma il dado è ormai tratto.
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