Per decenni la cosiddetta Terra a Palla di Neve è stata descritta come una fase in cui il pianeta era praticamente congelato e climaticamente morto. Un mondo bianco, immobile, con oceani sigillati dal ghiaccio e scambi atmosferici quasi azzerati per milioni di anni.

Ora una nuova ricerca dell’Università di Southampton, pubblicata su Earth and Planetary Science Letters, racconta una storia molto diversa e molto più interessante anche dal punto di vista dei sistemi complessi.
Il Criogeniano: quando la Terra a palla di neve sembrava davvero una palla di neve
L’episodio risale al Periodo Criogeniano (720–635 milioni di anni fa), una delle fasi più estreme della storia climatica terrestre. Le calotte glaciali si estendevano fino alle latitudini tropicali e, vista dallo spazio, la Terra poteva apparire come un unico blocco ghiacciato.

La teoria classica sosteneva che:
- l’oceano fosse completamente isolato dall’atmosfera,
- i cicli climatici si fossero fermati,
- il sistema Terra fosse entrato in una sorta di “standby” geologico.
In pratica, un pianeta congelato anche dal punto di vista dinamico.
Le rocce scozzesi che funzionano come un hard disk naturale
La svolta arriva dalle isole Garvellach, in Scozia, dove i ricercatori hanno studiato particolari depositi sedimentari chiamati varve: sottili strati di roccia che si formano con cadenza annuale.
Queste strutture sono preziosissime perché funzionano come: un registratore climatico naturale, anno per anno.

Gli scienziati hanno analizzato 2.600 strati consecutivi della Formazione di Port Askaig, risalenti alla glaciazione sturtiana, la più lunga e severa dell’intera Terra a palla di neve (circa 57 milioni di anni).
Il risultato inatteso: il clima oscillava ancora
Le analisi statistiche dello spessore degli strati hanno rivelato schemi ciclici sorprendentemente familiari:
- variazioni annuali simili alle stagioni moderne
- oscillazioni su scala pluriennale e decadale
- segnali compatibili con cicli solari
- dinamiche analoghe a fenomeni tipo El Niño
In altre parole, anche sotto condizioni estreme il sistema climatico non si era fermato.
Secondo i ricercatori, il clima terrestre possiede una sorta di: inerzia dinamica intrinseca, una tendenza naturale a oscillare appena esiste una minima possibilità di scambio energetico.
Come può esistere un clima attivo su un pianeta congelato?
Per verificare l’ipotesi, il team ha eseguito simulazioni climatiche numeriche di una Terra completamente ghiacciata.
Il risultato è stato chiaro:
- con oceani totalmente sigillati → nessuna oscillazione climatica significativa
- con anche solo il 15% della superficie oceanica libera dal ghiaccio → il sistema torna a generare variabilità climatica
Non servono oceani aperti globalmente: bastano piccole “finestre” nei tropici perché atmosfera e oceano ricomincino a interagire.
Questo supporta il modello alternativo chiamato:
- Slushball Earth (Terra “a granita”)
- oppure stato Waterbelt, con fasce di acqua libera equatoriale.
Una parentesi dinamica, non la normalità
Gli autori non sostengono che tutta la Terra a palla di neve fosse così attiva. Piuttosto, i dati indicano episodi temporanei di instabilità climatica durati migliaia di anni, inseriti in un contesto generalmente molto freddo e stabile.

Ma proprio queste “eccezioni” cambiano il quadro scientifico:
il sistema climatico non si spegne completamente nemmeno nelle condizioni più estreme.
Perché questa scoperta è importante oggi
Questa ricerca non riguarda solo il passato remoto. Ha implicazioni dirette per:
- la modellazione dei sistemi climatici estremi
- lo studio della resilienza planetaria
- la comprensione di come i pianeti reagiscono a grandi perturbazioni
- la climatologia comparata (utile anche per lo studio degli esopianeti)
In sintesi, la Terra dimostra di essere meno fragile – ma anche più complessa – di quanto pensassimo.
Il messaggio chiave è quasi ingegneristico: un sistema climatico non ha bisogno di condizioni “ideali” per funzionare; gli basta una piccola via di scambio per rimettersi in moto.