Il termine taharrush gamea, traducibile come “molestia di gruppo”, descrive una forma di violenza sessuale collettiva che si manifesta in contesti di affollamento pubblico. Sebbene il termine abbia origine nel contesto arabo, episodi simili sono stati documentati in diverse parti del mondo, evidenziando la natura trasversale di questo fenomeno.
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Taharrush Gamea: l’ombra della violenza sessuale nelle folle
Il taharrush gamea si caratterizza per l’aggressione di gruppo, in cui la vittima viene circondata e aggredita da un folto numero di uomini. Il contesto di folla, tipico di manifestazioni, concerti o festività, offre agli aggressori l’anonimato e la confusione necessari per agire indisturbati. Le aggressioni variano da molestie verbali e palpeggiamenti a vere e proprie violenze sessuali. All’interno del gruppo, alcuni uomini agiscono come aggressori diretti, mentre altri creano una barriera per impedire l’intervento di soccorsi.
Le cause del sono complesse e affondano le radici in dinamiche di potere di genere, in cui gli uomini cercano di affermare il proprio dominio sulle donne. In contesti sociali in cui la violenza sessuale è normalizzata o tollerata, gli aggressori si sentono protetti da un clima di impunità. L’anonimato offerto dalla folla e l’eccitazione di gruppo contribuiscono a deresponsabilizzare gli individui, incoraggiandoli a commettere atti che non compirebbero individualmente.
In alcuni casi, i social media possono amplificare il fenomeno, attraverso la diffusione di video e immagini delle aggressioni, che possono essere utilizzati per umiliare ulteriormente le vittime o per incitare ad altri atti di violenza. Inoltre, i social media possono essere utilizzati per coordinare le aggressioni, organizzando i gruppi di aggressori e individuando le potenziali vittime.
Le conseguenze del taharrush gamea sono devastanti per le vittime, sia a livello fisico che psicologico. Le aggressioni possono causare lesioni fisiche, mentre i traumi psicologici possono manifestarsi in disturbi da stress post-traumatico, ansia, depressione e isolamento sociale. La vergogna e la paura possono spingere le vittime a rinchiudersi in sé stesse, aggravando ulteriormente il loro disagio.
La lotta contro il taharrush gamea richiede un approccio multidimensionale, che coinvolga la sensibilizzazione, la prevenzione, il supporto alle vittime e la punizione degli aggressori. Campagne di sensibilizzazione sono fondamentali per educare la popolazione sul fenomeno e sulle sue conseguenze, mentre la presenza di forze dell’ordine e personale di sicurezza in luoghi affollati può contribuire a prevenire le aggressioni. I servizi di supporto psicologico e legale sono essenziali per aiutare le vittime a superare i traumi subiti, mentre indagini accurate e punizioni severe per gli aggressori sono necessarie per contrastare l’impunità.
Episodi sono stati documentati in diversi contesti, come in Egitto durante la Primavera Araba e in Germania durante i festeggiamenti di Capodanno del 2015-2016. Questo dimostra che il taharrush gamea non è un fenomeno legato a una specifica cultura o religione, ma una forma di violenza sessuale che può manifestarsi in qualsiasi contesto in cui vi siano dinamiche di potere di genere e un clima di impunità.
La denuncia del taharrush gamea è fondamentale per contrastare il fenomeno e per sostenere le vittime. Tuttavia, la paura di ritorsioni e la vergogna possono impedire alle vittime di denunciare le aggressioni. È importante creare un clima di fiducia e di supporto, in cui le vittime si sentano sicure di denunciare gli abusi subiti. L’educazione è uno strumento fondamentale per prevenirlo. L’educazione all’uguaglianza di genere, al rispetto e alla non violenza può contribuire a cambiare le mentalità e a creare una cultura in cui la violenza sessuale è inaccettabile.
Un fenomeno complesso e radicato
Il termine taharrush gamea è emerso nel contesto egiziano, ma le sue radici affondano in dinamiche sociali e culturali complesse, che si intrecciano con la storia, la politica e le trasformazioni della società. Le origini non sono riconducibili a un singolo evento, ma a un insieme di fattori che hanno contribuito alla sua diffusione. In contesti di instabilità politica e difficoltà economiche, come quelli che hanno preceduto e seguito la Primavera Araba in Egitto, la frustrazione e la rabbia possono trovare sfogo in comportamenti violenti.
Il taharrush gamea è anche espressione di dinamiche di potere di genere, in cui gli uomini cercano di affermare il proprio dominio sulle donne in spazi pubblici. L’aumento della presenza femminile negli spazi pubblici, unito a norme sociali che limitano la libertà delle donne, può creare tensioni e conflitti. L’assenza di conseguenze legali e sociali per gli aggressori contribuisce a normalizzare e perpetuare il fenomeno.
La Primavera Araba in Egitto ha rappresentato un momento di svolta per la consapevolezza di questo fenomeno. Le manifestazioni di piazza Tahrir, con la loro grande affluenza e la presenza di donne attiviste, hanno offerto un contesto in cui il fenomeno è diventato visibile e denunciato. Le testimonianze delle vittime e le denunce delle organizzazioni per i diritti umani hanno portato l’attenzione internazionale. In alcuni casi è stato utilizzato come strumento di intimidazione politica, per scoraggiare la partecipazione delle donne alle proteste.
Sebbene il termine abbia origine in Egitto, il taharrush gamea non è un fenomeno limitato a questo paese. Episodi simili sono stati documentati in diverse parti del mondo, durante eventi di massa come concerti, festività o manifestazioni sportive. La dinamica di gruppo, in cui gli aggressori si sentono deresponsabilizzati e incoraggiati dalla presenza degli altri, è un elemento comune a questi episodi. Le norme sociali e culturali che tollerano o minimizzano la violenza sessuale contribuiscono alla diffusione del fenomeno.
L’ombra della violenza di gruppo sulle piazze italiane
Tra gli episodi più noti, si ricordano le aggressioni di Capodanno 2021-2022 in Piazza Duomo a Milano e quelle avvenute su un treno a Peschiera del Garda nel giugno 2022. In entrambi i casi, le vittime sono state circondate e molestate da gruppi di uomini, con aggressioni che variavano da molestie verbali e palpeggiamenti a vere e proprie aggressioni sessuali. Il contesto di folla e l’anonimato hanno facilitato l’azione degli aggressori, creando un clima di paura e insicurezza.
A differenza dei contesti mediorientali, in Italia il taharrush gamea non è legato a specifiche dinamiche culturali o religiose. Si tratta piuttosto di un fenomeno che si inserisce in un contesto più ampio di violenza di genere, alimentato da dinamiche di potere e da una cultura che spesso minimizza o normalizza la violenza sessuale.
La risposta al fenomeno del taharrush gamea in Italia richiede un approccio articolato e multifocale. È necessario innanzitutto promuovere campagne di sensibilizzazione che informino la popolazione, con un’attenzione particolare ai giovani, sulle dinamiche e le conseguenze di questa forma di violenza. Parallelamente, è fondamentale implementare misure di prevenzione efficaci nei luoghi pubblici ad alta affluenza, incrementando la presenza delle forze dell’ordine e del personale di sicurezza, e ricorrendo a sistemi di videosorveglianza.
Un altro pilastro fondamentale è il sostegno alle vittime, attraverso la creazione di centri specializzati che offrano supporto psicologico e legale, e la promozione di una cultura che incoraggi la denuncia. La repressione gioca un ruolo cruciale, con indagini accurate e pene severe per gli aggressori, al fine di contrastare l’impunità e inviare un messaggio chiaro di condanna. Infine, l’educazione assume un’importanza centrale, con programmi scolastici che promuovano l’uguaglianza di genere, il rispetto reciproco e la cultura del consenso, per costruire una società in cui la violenza sessuale sia inaccettabile.
Il taharrush gamea in Italia non è un fenomeno isolato, ma si inserisce in un contesto più ampio di violenza di genere. Per contrastarlo efficacemente, è necessario un cambiamento culturale profondo, che promuova il rispetto per le donne e condanni ogni forma di violenza sessuale.