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NotiziaScienza

Lo Stretto di Hormuz bloccato: perché la guerra in Iran rischia di far collassare l’economia globale

Redazione 1 minuto fa Commenta! 10
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C’è un punto sul mappamondo che in questo momento tiene con il fiato sospeso mercati finanziari, governi e analisti economici di tutto il mondo. Si chiama Stretto di Hormuz, è largo in certi punti meno di 50 chilometri, e attraverso le sue acque passa normalmente circa il 20 per cento dell’intera fornitura mondiale di gas naturale liquefatto e petrolio.

Contenuti di questo articolo
Cos’è lo Stretto di Hormuz e perché è così strategicoPerché i tanker si sono fermatiIl petrolio sopra i 100 dollari al barile: cosa significaWall Street nel panico: Dow, S&P 500 e Nasdaq in cadutaIl mercato del lavoro che già vacillavaIl peso dell’intelligenza artificiale sui mercatiLa risposta di Trump e la questione della Riserva Petrolifera StrategicaUno shock diverso da tutti i precedenti

Adesso quei tanker si sono fermati. E le conseguenze si stanno già sentendo, dal prezzo della benzina ai futures di Wall Street, fino alle proiezioni sul PIL globale.

Cos’è lo Stretto di Hormuz e perché è così strategico

Per capire la portata di quello che sta succedendo bisogna partire dalla geografia.

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Lo Stretto di Hormuz collega il Golfo Persico al Golfo dell’Oman, separando l’Iran a nord dalla penisola arabica a sud. È il corridoio obbligato attraverso cui transitano le esportazioni petrolifere di Arabia Saudita, Iraq, Kuwait, Emirati Arabi Uniti e, fino a poco fa, Iran stesso.

Non esiste un’alternativa praticabile a breve termine. I gasdotti e oleodotti alternativi hanno capacità molto inferiori e non possono assorbire i volumi che normalmente passano per mare.

Quando questo corridoio si blocca, non si tratta di un disagio logistico. Si tratta di una frattura nell’architettura energetica globale che ha richiesto decenni per essere costruita.

Perché i tanker si sono fermati

Hormuz

La risposta è semplice: il rischio è diventato inaccettabile.

Con la guerra tra Stati Uniti e Iran in corso, le navi commerciali che tentano di transitare nello stretto si espongono concretamente al fuoco iraniano, tra droni e imbarcazioni veloci armate. Le compagnie di navigazione e le assicurazioni marittime hanno fatto i loro calcoli, e il risultato è stato quasi unanime: non vale la pena rischiare.

Il blocco non è il frutto di un ordine militare formale. È il risultato di migliaia di decisioni commerciali individuali, ognuna delle quali ha contribuito a trasformare uno dei punti più trafficati del pianeta in un’arteria praticamente ferma.

Il petrolio sopra i 100 dollari al barile: cosa significa

Nel weekend il prezzo del greggio ha superato i 100 dollari al barile, una soglia psicologica e pratica che non si vedeva da tempo.

Non è solo un numero. Ogni volta che il petrolio supera quella soglia in modo sostenuto, gli effetti si propagano su tutta l’economia reale con una velocità che poche altre variabili possono eguagliare.

Il trasporto costa di più. La produzione industriale costa di più. I beni alimentari costano di più, perché dipendono da fertilizzanti, macchinari e logistica che usano tutti combustibili fossili. I consumatori americani lo stanno già vedendo alla pompa di benzina, con prezzi in forte aumento sia per la benzina che per il diesel.

Daniel Yergin, vicepresidente di S&P Global e tra i massimi esperti mondiali di geopolitica energetica, ha descritto la situazione in un saggio sul Financial Times come uno “scenario da incubo” in cui i prezzi del petrolio alle stelle rischiano di trascinare l’economia mondiale in una recessione profonda.

Wall Street nel panico: Dow, S&P 500 e Nasdaq in caduta

Hormuz

I mercati finanziari hanno reagito con rapidità.

I futures di Dow Jones, S&P 500 e Nasdaq sono crollati nel weekend. Alla riapertura del lunedì, sia il Dow che l’S&P 500 hanno ceduto circa un punto percentuale nelle prime ore di contrattazione.

Non è una variazione drammatica in termini assoluti, ma va letta nel contesto: gli investitori non stanno prezzando quello che è già successo, stanno prezzando quello che potrebbe succedere se la guerra si prolunga e il blocco dello stretto si consolida come nuova normalità.

Una recessione innescata da una crisi energetica prolungata è esattamente il tipo di scenario che i mercati temono di più, perché è difficile da contenere con gli strumenti tradizionali della politica monetaria.

FAQ SEO

  • Cos’è lo Stretto di Hormuz e perché è importante per il petrolio?
  • È il corridoio marittimo che collega il Golfo Persico all’Oceano Indiano. Attraverso le sue acque transita circa il 20 per cento dell’offerta mondiale di petrolio e gas naturale liquefatto.
  • Perché il prezzo del petrolio ha superato i 100 dollari al barile?
  • Il blocco dei transiti nello Stretto di Hormuz causato dalla guerra tra USA e Iran ha ridotto drasticamente l’offerta disponibile sui mercati internazionali, facendo salire i prezzi.
  • Cosa ha detto Trump sulla Riserva Petrolifera Strategica?
  • Ha escluso di volerla utilizzare per calmierare i prezzi, sostenendo che gli USA dispongono già di riserve sufficienti e che la situazione si risolverà rapidamente.
  • Cosa significa “scenario da incubo” per l’economia globale?
  • È la definizione usata da Daniel Yergin di S&P Global per descrivere uno scenario in cui il prolungarsi del conflitto e i prezzi del petrolio elevati trascinano l’economia mondiale in una recessione profonda.
  • Quali mercati finanziari sono stati colpiti dal blocco del petrolio?
  • I futures di Dow Jones, S&P 500 e Nasdaq sono scesi nel weekend, e i principali indici hanno aperto in calo lunedì mattina.

Il mercato del lavoro che già vacillava

Il conflitto in Iran si innesta su un’economia americana che mostrava già segnali di debolezza prima che i cannoni cominciassero a sparare.

La settimana scorsa il Bureau of Labor Statistics americano ha pubblicato il rapporto sull’occupazione di febbraio, e i numeri hanno acceso quello che gli analisti hanno definito un “segnale d’allarme lampeggiante rosso”: l’economia ha perso 92.000 posti di lavoro, molto più delle previsioni, portando il tasso di disoccupazione al 4,4 per cento.

È un dato che, da solo, avrebbe già dominato il dibattito economico per settimane. Sommato allo shock petrolifero in corso, contribuisce a costruire un quadro complessivo in cui le variabili negative si sommano invece di compensarsi.

Il peso dell’intelligenza artificiale sui mercati

C’è un terzo elemento che complica ulteriormente l’analisi.

Negli ultimi anni le grandi aziende tecnologiche americane hanno investito centinaia di miliardi di dollari nella costruzione di data center per l’intelligenza artificiale. Sono investimenti massicci, senza precedenti nella storia recente, che hanno contribuito a sostenere una parte significativa della crescita economica americana.

Ma quella crescita è sempre stata guardata con un certo scetticismo da una parte degli investitori: fino a quando questi investimenti in AI non produrranno ritorni economici misurabili, rappresentano una scommessa su un futuro ancora incerto, finanziata con capitali che potrebbero non rivedere i loro rendimenti nei tempi attesi.

In un momento in cui il resto dell’economia vacilla, quella scommessa pesa ancora di più.

La risposta di Trump e la questione della Riserva Petrolifera Strategica

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Nel weekend il presidente Trump ha escluso di voler attingere alla Riserva Petrolifera Strategica americana per calmierare i prezzi. “Abbiamo tanto petrolio”, ha detto ai giornalisti sull’Air Force One. “Il nostro paese ne ha una quantità enorme. Si sistemerà in fretta.”

L’amministrazione ha invece annunciato un programma di riassicurazione da 20 miliardi di dollari, pensato per garantire le compagnie assicurative marittime e sbloccare il transito delle navi attraverso lo stretto.

L’idea è coprire il rischio finanziario legato ai potenziali attacchi, così da rendere economicamente sostenibile per le compagnie di navigazione riprendere i transiti. Se funzionerà dipende da quanto le compagnie riterranno affidabile quella copertura, e da quanto l’Iran sarà disposto a colpire comunque.

Uno shock diverso da tutti i precedenti

Vale la pena sottolinearlo: questa crisi non è uguale alle precedenti.

Gli shock petroliferi del 1973 e del 1979 avvennero in un mondo energeticamente diverso, con economie meno interconnesse e mercati finanziari meno integrati. Anche la crisi del 2008 ebbe una componente energetica, ma il contesto geopolitico era radicalmente diverso.

Oggi il sistema globale è più dipendente dall’energia, più interconnesso nei flussi commerciali e più esposto alla volatilità dei mercati finanziari. Un blocco prolungato dello Stretto di Hormuz in questo contesto non ha precedenti storici diretti da cui trarre indicazioni certe.

Yergin ha concluso la sua analisi con una domanda che sintetizza l’incertezza del momento: la variabile chiave per i mercati energetici globali è la durata di questa guerra. E al momento, nessuno ha una risposta.

Stai già sentendo gli effetti di questa crisi? Alla pompa, sulla bolletta, negli acquisti quotidiani? Scrivilo nei commenti: vogliamo capire come la situazione sta arrivando concretamente nella vita di chi ci legge. E se vuoi restare aggiornato su economia, tecnologia e scenari globali, seguici su Instagram su @icrewplay_t.

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