Camminano. Si arrampicano. Si muovono anche a testa in giù. E lo fanno senza un cervello. Le stelle marine sono uno degli esempi più eleganti di come la natura riesca a produrre comportamenti complessi partendo da regole semplici e distribuite. Ora uno studio scientifico spiega nel dettaglio come funziona questo sistema e perché potrebbe diventare una fonte d’ispirazione concreta per la robotica del futuro.
Un movimento coordinato senza un centro di comando

Le stelle marine non possiedono un cervello centrale. Il loro sistema nervoso è organizzato come una rete diffusa, con segnali che viaggiano localmente lungo i bracci. Nonostante questa apparente semplicità, l’animale riesce a muoversi in modo fluido e adattivo su superfici molto diverse.
Il segreto sta nei piedi tubolari, minuscole appendici presenti a centinaia sotto ogni braccio. Ogni piede è un piccolo tubo flessibile terminante con una ventosa, capace di attaccarsi e staccarsi dal substrato grazie a un sistema idraulico interno.
Lo studio che ha svelato il meccanismo
La ricerca è stata condotta dall’Università di Mons, all’interno del centro Cirmap, ed è stata pubblicata sulla rivista PNAS.
Gli scienziati hanno analizzato il comportamento della stella marina comune, Asterias rubens, per capire come i piedi riescano a coordinarsi senza una direzione centrale.
Camminare su vetro per osservare l’invisibile
Per osservare il movimento nel dettaglio, i ricercatori hanno fatto camminare le stelle marine su speciali lastre di vetro illuminate, progettate per evidenziare ogni singolo punto di contatto tra piede e superficie. Questo ha permesso di misurare con precisione:
– quanto tempo ogni piede resta attaccato
– come il distacco e l’adesione cambiano durante il movimento
– come i piedi si influenzano a vicenda
Il risultato è chiaro. Non esiste un piede “capo”. Ogni piede reagisce localmente agli stimoli meccanici, come la resistenza o la trazione, regolando autonomamente il tempo di adesione.
Cosa succede quando aumenta il peso

Nel secondo esperimento, le stelle marine sono state caricate con un peso aggiuntivo pari al 25–50% della loro massa corporea. Una condizione estrema, ma molto istruttiva.
In queste situazioni, i piedi restavano attaccati più a lungo. Il movimento diventava più lento, ma anche più stabile e preciso. Nessuna perdita di coordinazione. Nessun collasso del sistema.
Questo dimostra che la locomozione della stella marina non dipende da schemi rigidi, ma si adatta dinamicamente alle condizioni fisiche del corpo e dell’ambiente.
Un sistema decentrato, ma sorprendentemente efficace
Lo studio conferma un principio fondamentale: il movimento delle stelle marine è decentrato. Ogni piede prende decisioni locali, basate sugli stimoli immediati. L’insieme di queste micro-decisioni genera un comportamento globale coerente.
Grazie a questo meccanismo, le stelle marine riescono a:
– muoversi su superfici verticali
– camminare capovolte
– adattarsi a carichi variabili
– mantenere precisione anche in condizioni difficili
Un risultato che sfida l’idea secondo cui serva un controllo centrale complesso per ottenere movimenti coordinati.
Dalla biologia alla robotica
Secondo i ricercatori, il valore dello studio va oltre la zoologia. Capire come funziona questo sistema idraulico naturale può offrire spunti diretti per la robotica.
Immagina robot composti da unità autonome, capaci di coordinarsi senza un computer centrale, adattandosi in tempo reale a superfici irregolari, guasti locali o variazioni di carico. Esattamente ciò che fa una stella marina, ogni giorno, sul fondo del mare.
Questa logica potrebbe trovare applicazioni in:
– robot esplorativi
– dispositivi di soccorso
– robot molli per ambienti estremi
– sistemi di arrampicata su superfici complesse
Una lezione silenziosa dalla natura
Le stelle marine non pensano. Non pianificano. Non calcolano. Eppure si muovono con una grazia e un’efficacia che molti sistemi artificiali faticano a replicare.
Questo studio mostra che l’intelligenza non risiede sempre in un cervello. A volte emerge dalla collaborazione locale di parti semplici, organizzate secondo regole fisiche eleganti.
Una lezione preziosa, tanto per la biologia quanto per l’ingegneria.
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