Un recente studio scientifico ha fatto luce su una condizione rara quanto sorprendente: la sindrome dell’auto-birrificazione (Auto-Brewery Syndrome, ABS), una patologia che porta alcune persone a ubriacarsi senza aver bevuto alcol. I ricercatori hanno identificato i batteri intestinali e i meccanismi biologici responsabili della produzione di etanolo direttamente all’interno del corpo umano.

La ricerca è stata condotta dal Mass General Brigham in collaborazione con l’Università della California a San Diego ed è stata pubblicata il 7 gennaio sulla prestigiosa rivista Nature Microbiology.
Cos’è la sindrome dell’auto-birrificazione
La sindrome dell’auto-birrificazione si verifica quando determinati microrganismi presenti nell’intestino trasformano i carboidrati in etanolo, lo stesso alcol contenuto nelle bevande alcoliche. Questo alcol viene poi assorbito nel sangue, causando sintomi di intossicazione.
È importante chiarire che tutti produciamo piccolissime quantità di alcol durante la digestione, ma nelle persone affette da ABS la produzione può diventare sufficientemente elevata da provocare veri e propri stati di ebbrezza.
La condizione è considerata estremamente rara, ma secondo gli esperti è probabilmente sottodiagnosticata, a causa di:
- scarsa conoscenza del disturbo
- difficoltà diagnostiche
- stigma sociale (chi ne soffre viene spesso scambiato per un alcolista)
Anni senza diagnosi e conseguenze reali
Molti pazienti con ABS impiegano anni prima di ricevere una diagnosi corretta. Nel frattempo possono affrontare gravi conseguenze:
- problemi sociali e familiari
- complicazioni mediche
- difficoltà lavorative
- perfino guai legali legati a episodi di intossicazione inspiegabile

La diagnosi è complessa perché il metodo considerato “gold standard” richiede test dell’alcolemia sotto stretto controllo medico, una procedura non sempre disponibile.
Lo studio: cosa hanno scoperto i ricercatori
Per comprendere l’origine biologica della sindrome, il team ha analizzato:
- 22 persone con diagnosi di ABS
- 21 partner conviventi non affetti
- 22 soggetti sani di controllo
Confrontando la composizione del microbiota intestinale, i ricercatori hanno osservato che i campioni fecali dei pazienti con ABS producevano quantità di etanolo nettamente superiori, soprattutto durante le fasi acute della malattia.

Questo risultato apre la strada allo sviluppo di test diagnostici basati sulle feci, potenzialmente più semplici e affidabili rispetto a quelli attuali.
I batteri responsabili
L’analisi approfondita dei campioni ha permesso di individuare alcuni batteri chiave coinvolti nel processo di fermentazione, tra cui:
- Escherichia coli
- Klebsiella pneumoniae
Durante le riacutizzazioni dei sintomi, alcuni pazienti mostravano anche livelli elevati di enzimi legati ai percorsi di fermentazione. Tuttavia, gli scienziati sottolineano che identificare con precisione i microrganismi responsabili caso per caso resta un processo complesso.
Trapianto fecale: una possibile soluzione?
Uno degli aspetti più interessanti dello studio riguarda il trapianto di microbiota fecale. I ricercatori hanno seguito un paziente che non rispondeva alle terapie tradizionali ma che ha mostrato un netto miglioramento dopo il trapianto.

Le fasi di ricaduta e guarigione erano strettamente correlate ai cambiamenti nei batteri intestinali. Dopo un secondo trapianto, preceduto da un diverso trattamento antibiotico, il paziente è rimasto senza sintomi per oltre 16 mesi.
Prospettive future
Secondo Elizabeth Hohmann, coautrice senior dello studio: “La sindrome dell’auto-birrificazione è una condizione poco compresa, con pochi strumenti diagnostici e terapeutici. Identificare i batteri e i percorsi biologici coinvolti può portare a diagnosi più rapide, cure migliori e a una qualità della vita più alta per i pazienti“.
Attualmente è in corso un nuovo studio clinico che valuta il trapianto fecale in un piccolo gruppo di pazienti con ABS.
Perché questa scoperta è importante
Questa ricerca non solo chiarisce le basi biologiche di una condizione spesso ignorata, ma mette anche in evidenza quanto il microbiota intestinale influenzi profondamente il nostro organismo, fino a modificare il comportamento e lo stato di coscienza.
Un ulteriore passo avanti verso una medicina più personalizzata, basata non solo sull’individuo, ma anche sull’ecosistema microbico che vive dentro di noi.