Su 40.000 casi analizzati, tra il 76% e il 91% delle migrazioni ambientali somale parte da aree colpite simultaneamente da siccità, insicurezza alimentare e scarsità idrica.
Tra il 76% e il 91% delle migrazioni ambientali in Somalia ha origine in aree colpite contemporaneamente da siccità, insicurezza alimentare e scarsità idrica. È il risultato principale di uno studio guidato da Maria Cristina Rulli, coordinatrice del Lab Glob3ScienCE del Politecnico di Milano, pubblicato sulla rivista Nature Food e selezionato per la copertina.
La ricerca si basa su un dataset di 40.000 casi di migrazione ambientale in Somalia, integrato da osservazioni sul campo, interviste, dati operativi dei primi soccorritori e analisi spaziali multivariate.
Un paese che dipende dall’acqua per sopravvivere

La Somalia ha una popolazione superiore ai 19 milioni di abitanti, di cui circa l’80% dipende dall’agropastoralismo di sussistenza. Quando la siccità colpisce, non si tratta di un disagio economico: si tratta della perdita diretta dei mezzi di sussistenza per la stragrande maggioranza della popolazione.
Le comunità agricole e pastorali somale sono le più esposte, e i dati dello studio mostrano una forte concentrazione delle partenze proprio dalle aree in cui siccità, insicurezza alimentare e scarsità idrica si presentano simultaneamente. “Dal 76% al 91% delle migrazioni ambientali ha avuto origine in questi hotspot”, ha spiegato Sinafekesh Wolde, prima autrice dell’articolo.
Il circolo vizioso tra clima, fame e migrazione
La Somalia è esposta a siccità ricorrenti e prolungate che compromettono i sistemi produttivi rurali. Quando le riserve idriche scendono a livelli critici, intere comunità abbandonano i propri sistemi di sussistenza tradizionali e diventano dipendenti dagli aiuti umanitari. Una condizione che alimenta a sua volta la migrazione economica, in un circolo difficile da interrompere.
Il quadro è complicato da tre decenni di guerra civile, instabilità politica e crisi umanitarie, che hanno indebolito le strutture sociali e istituzionali del paese. “Anche nelle regioni che hanno superato le fasi più critiche del conflitto e stanno avviando processi di ricostruzione, la frequenza e l’intensità crescente degli eventi idroclimatici continuano a rappresentare la minaccia più significativa”, ha sottolineato Rulli.
Il valore scientifico della ricerca
Studi precedenti avevano già esaminato il legame tra cambiamento climatico e migrazioni, ma mancava un’analisi sistematica delle migrazioni direttamente associate a eventi idroclimatici estremi, sia improvvisi che a sviluppo lento. Lo studio del Politecnico di Milano colma questa lacuna con un approccio multivariato che combina dati ambientali, operativi e sociali su larga scala.
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