Esiste un equilibrio tra la riproduzione e l’aspettativa di vita nel mondo animale e ci sono in gioco anche la fertilità e l’invecchiamento.

Nel regno animale non tutte le specie invecchiano allo stesso modo. Alcuni mammiferi vivono decenni producendo pochi figli, altri hanno una vita breve ma una capacità riproduttiva elevatissima. Da tempo la biologia evoluzionistica interpreta questa differenza come il risultato di un compromesso fondamentale: l’energia disponibile è limitata e deve essere divisa tra riproduzione e mantenimento dell’organismo.
Un nuovo studio internazionale rafforza questa idea, mostrando che limitare la riproduzione è associato a un aumento significativo della durata della vita nei mammiferi, inclusi gli esseri umani.
I dati: oltre 100 specie analizzate
La ricerca, condotta da un team internazionale che include scienziati del Max Planck Institute for Evolutionary Anthropology, ha analizzato i dati di 117 specie di mammiferi ospitate in zoo e acquari di tutto il mondo. A questi si aggiunge una meta-analisi di 71 studi scientifici precedenti.
Il risultato è sorprendentemente coerente:
- contraccezione ormonale a lungo termine
- sterilizzazione chirurgica permanente
sono associate a un aumento medio della longevità di circa il 10%, con punte molto più elevate in alcune specie.
Riproduzione e sopravvivenza: un equilibrio costoso
Riprodursi non è affatto “gratis” dal punto di vista biologico. Gravidanza, allattamento, produzione di spermatozoi, comportamenti di corteggiamento e cure parentali richiedono enormi quantità di energia. Anche al di fuori della riproduzione attiva, gli ormoni sessuali come testosterone ed estrogeni continuano a influenzare crescita, metabolismo, comportamento e invecchiamento.

Gli zoo rappresentano un laboratorio naturale ideale per studiare questi effetti: animali che vivono nello stesso ambiente possono essere confrontati direttamente, alcuni con riproduzione attiva, altri sottoposti a contraccezione o sterilizzazione.
I benefici della riduzione riproduttiva sono emersi in primati, roditori e marsupiali. In alcuni casi l’effetto è stato notevole:
- femmine di babbuino amadriade con contraccezione ormonale: +29% di vita
- maschi castrati della stessa specie: +19%
Maschi e femmine: stessi risultati, meccanismi diversi
Uno degli aspetti più interessanti dello studio è che maschi e femmine vivono più a lungo per ragioni biologiche differenti.
Nei maschi
Solo la castrazione, e non la vasectomia, aumenta la durata della vita. Questo indica che il fattore chiave è l’eliminazione del testosterone, un ormone che influenza profondamente i processi di invecchiamento, soprattutto nelle prime fasi della vita. I benefici maggiori si osservano quando la castrazione avviene precocemente.

Nelle femmine
Qualsiasi forma di soppressione della riproduzione sembra avere effetti positivi sulla longevità. Evitare gravidanza, allattamento e cicli riproduttivi riduce uno stress fisiologico enorme. Anche la rimozione delle ovaie prolunga la vita, sebbene alcuni studi su roditori suggeriscano un possibile peggioramento della salute in età avanzata.
Questo potrebbe spiegare il cosiddetto “paradosso sopravvivenza-salute”: le donne in post-menopausa vivono mediamente più a lungo degli uomini, ma con livelli più alti di fragilità e malattie croniche.
Cambiano anche le cause di morte
Limitare la riproduzione non influisce solo su quanto si vive, ma anche su come si muore.
- I maschi castrati muoiono meno frequentemente per aggressioni o comportamenti rischiosi, suggerendo un ruolo del testosterone nella propensione al rischio.
- Le femmine con riproduzione bloccata muoiono meno spesso per infezioni, indicando che l’elevato dispendio energetico della maternità può indebolire il sistema immunitario.
E negli esseri umani?Le prove dirette sono più limitate, ma alcuni dati storici sono interessanti. Studi sugli eunuchi coreani della dinastia Chosŏn (prima del XIX secolo) indicano una longevità superiore di circa il 18% rispetto agli uomini non castrati.

Tuttavia, questi dati sono oggetto di dibattito e vanno interpretati con cautela.Nelle donne moderne, la sterilizzazione chirurgica per motivi non oncologici (come isterectomia o ovariectomia) è associata a una riduzione minima della longevità, circa l’1%. Secondo gli autori, questo suggerisce che fattori come assistenza sanitaria, nutrizione e supporto sociale riescono a compensare in parte i costi biologici della riproduzione.
Un principio evolutivo fondamentale
Lo studio rafforza una conclusione chiave: la riproduzione è una delle spese biologiche più elevate per i mammiferi. L’equilibrio tra fare figli e preservare il proprio corpo è un compromesso evolutivo che influenza profondamente invecchiamento, salute e sopravvivenza.
Molti dettagli restano da chiarire, ma il messaggio è chiaro:
i costi della riproduzione sono reali, misurabili e sistemici, e maschi e femmine li pagano in modi diversi.
Comprendere questi meccanismi non è solo una curiosità accademica: significa capire meglio come e perché invecchiamo, e quali fattori biologici modellano la nostra durata della vita.