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Lettura: Il relitto spaziale da 11 tonnellate è rientrato nel Pacifico meridionale: cosa sappiamo sull’evento
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Il relitto spaziale da 11 tonnellate è rientrato nel Pacifico meridionale: cosa sappiamo sull’evento

Un oggetto spaziale grande quanto un autobus è caduto sulla Terra: ecco dove

Redazione 5 secondi fa Commenta! 6
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Il rientro incontrollato di un grande oggetto spaziale si è concluso senza conseguenze per le aree abitate. Il relitto ZQ-3 R/B, con una massa stimata di 11 tonnellate e una lunghezza di circa 12 metri, è rientrato nell’atmosfera terrestre ed è precipitato nell’oceano Pacifico meridionale, in una vasta area compresa tra la Nuova Zelanda e l’Antartide.

Contenuti di questo articolo
Cos’era ZQ-3 R/B e perché era sotto osservazioneIl monitoraggio europeo e l’esclusione dell’ItaliaUn oggetto grande e potenzialmente resistente al rientroPerché il Pacifico meridionale è spesso il “bersaglio” dei rientriUn episodio che riaccende il tema dei detriti spaziali

La prima stima ufficiale è stata diffusa dal NORAD, che ha indicato l’evento alle 13:39 ora italiana, con un margine di incertezza di circa un minuto. Le coordinate fornite collocano il rientro attorno ai 54,3 gradi di latitudine sud e 189,6 gradi di longitudine est, in una delle zone oceaniche più remote del pianeta.

Cos’era ZQ-3 R/B e perché era sotto osservazione

ZQ-3 R/B era il secondo stadio del razzo cinese Zhuque-3, un lanciatore di nuova generazione sviluppato dall’azienda privata LandSpace. Il razzo era stato lanciato il 3 dicembre 2025 e rappresentava un passaggio importante per il programma spaziale commerciale cinese.

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Il Zhuque-3 è un vettore alimentato a metano e ossigeno liquido, progettato per essere parzialmente riutilizzabile. Alto circa 66 metri e con una massa complessiva di 550 tonnellate, è pensato per portare fino a 10 tonnellate di carico utile in orbita bassa terrestre.

Durante il volo inaugurale, il tentativo di recupero del primo stadio con atterraggio verticale non è riuscito: il booster si è distrutto pochi istanti prima del contatto con il suolo. Il secondo stadio, invece, ha completato la fase propulsiva ma non è riuscito a mantenere un’orbita stabile, iniziando così una lenta discesa incontrollata verso la Terra.

Il monitoraggio europeo e l’esclusione dell’Italia

Relitto

Già nelle ore precedenti al rientro, i centri di Sorveglianza e Tracciamento Spaziale dell’Unione Europea, noti come EU SST, avevano escluso l’Italia e gran parte dell’Europa dalle possibili aree di impatto.

Le simulazioni basate sulle orbite percorse dal detrito indicavano un rischio concentrato soprattutto sull’emisfero sud, con una probabilità elevata di caduta in mare. Uno scenario che si è poi confermato con i dati diffusi dal NORAD.

Un oggetto grande e potenzialmente resistente al rientro

Secondo gli esperti di EU SST, lo ZQ-3 R/B era un oggetto di dimensioni considerevoli, tale da richiedere un monitoraggio costante. Un ulteriore elemento di attenzione riguardava il possibile carico fittizio utilizzato durante il volo di prova, che potrebbe essere rimasto agganciato al secondo stadio.

A spiegare meglio i rischi potenziali è Luciano Anselmo, esperto di dinamica spaziale e associato di ricerca presso l’Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione A. Faedo del CNR. Secondo Anselmo, la massa del secondo stadio si aggira attorno alle 11 tonnellate, un valore elevato rispetto a molti altri detriti spaziali.

Un aspetto rilevante riguarda i materiali di costruzione. A differenza di numerosi lanciatori realizzati in leghe leggere, il primo stadio del Zhuque-3 sembra essere composto in larga parte di acciaio, un materiale più resistente alle sollecitazioni termiche del rientro atmosferico. Se anche il secondo stadio fosse stato costruito con una percentuale significativa di acciaio, alcune parti avrebbero potuto sopravvivere al rientro e raggiungere la superficie terrestre.

Perché il Pacifico meridionale è spesso il “bersaglio” dei rientri

Relitto

L’area in cui è avvenuto il rientro non è casuale. Il Pacifico meridionale ospita una delle regioni meno abitate del pianeta ed è spesso indicato come “cimitero spaziale” informale. Qui vengono indirizzati, quando possibile, i rientri controllati di satelliti e stazioni spaziali.

Nel caso di ZQ-3 R/B il rientro non era guidato, ma la dinamica orbitale e la posizione geografica hanno comunque portato il relitto in una zona a rischio minimo per la popolazione.

Un episodio che riaccende il tema dei detriti spaziali

Il rientro del secondo stadio del Zhuque-3 si è concluso senza incidenti, ma l’evento riporta l’attenzione su un problema sempre più discusso: la gestione dei detriti spaziali di grandi dimensioni.

Con l’aumento dei lanci, soprattutto da parte di operatori commerciali, cresce anche il numero di oggetti che rientrano in modo incontrollato. Il caso di ZQ-3 R/B dimostra l’importanza di reti di sorveglianza internazionali, capaci di seguire questi corpi fino all’ultimo istante e di fornire informazioni rapide e affidabili alle autorità civili.

Per questa volta, il Pacifico ha assorbito l’impatto. Ma il tema resta aperto, e riguarda sempre di più la sicurezza delle attività spaziali future.

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