Per oltre un secolo è stato un rebus irrisolto. Oggi quel rebus è tornato al centro della ricerca scientifica con una risposta che mette a disagio biologi e paleontologi. Un organismo vissuto più di 400 milioni di anni fa non sembra appartenere a nessun regno biologico conosciuto. Né pianta, né fungo, né alga. Qualcosa di diverso. Qualcosa che non ha un posto chiaro nell’albero della vita.
Parliamo dei Prototaxites, strutture colossali che dominavano i paesaggi terrestri del Devoniano, quando la vita sulla terraferma muoveva i primi passi incerti.
Un fossile che non somiglia a nulla di noto
I fossili di Prototaxites furono trovati per la prima volta nel 1855. La forma ricordava un tronco d’albero, lungo, cilindrico, spesso più di un metro e alto fino a otto metri. Per questo venne inizialmente interpretato come una pianta primitiva, un antenato degli alberi.
Il nome stesso significa “tasso primordiale”. Un’etichetta che oggi appare del tutto fuori posto.
Quando questi organismi vivevano, infatti, gli alberi non esistevano ancora. Il paesaggio terrestre era basso, piatto, popolato da muschi, piante semplici e piccoli organismi. In quel contesto, Prototaxites svettava come un grattacielo in mezzo a capanne.
Dalla pianta all’alga, fino al fungo gigante

Con il passare dei decenni, l’ipotesi vegetale ha iniziato a scricchiolare. Le strutture interne non combaciavano con quelle delle piante. L’idea dominante è cambiata. Per un periodo, Prototaxites è stato visto come una forma di alga terrestre.
Negli ultimi anni, però, la spiegazione più accreditata era un’altra: un fungo gigante. L’analisi degli isotopi di carbonio sembrava indicare un metabolismo simile a quello dei funghi moderni. Un’ipotesi affascinante, perché avrebbe reso Prototaxites il più grande fungo mai esistito.
Eppure anche questa lettura non regge fino in fondo.
Lo studio che cambia le carte in tavola
Un nuovo lavoro pubblicato su Science Advances ha riaperto il caso. Analizzando in dettaglio la struttura interna dei fossili, i ricercatori hanno trovato elementi che non coincidono con nessun gruppo biologico noto.
I tubi microscopici che compongono Prototaxites sono irregolari, caotici, senza l’ordine tipico dei funghi. Ancora più importante: manca la chitina, la sostanza che forma le pareti cellulari di tutti i funghi conosciuti.
Per Laura Cooper, coautrice dello studio, il punto è chiaro. Questo organismo non mostra i tratti fondamentali dei funghi viventi. Non solo la classificazione è problematica, ma anche il suo funzionamento biologico resta oscuro. Il modo in cui otteneva energia è ancora senza risposta.
Un problema per la biologia moderna

La biologia ama le categorie. Regni, phyla, famiglie. Prototaxites non entra bene in nessuna di queste caselle. È questo che lo rende così disturbante.
Secondo Matthew Nelsen, che non ha partecipato allo studio, il problema è che ogni tentativo di incasellarlo lascia qualcosa che non torna. Ogni spiegazione risolve un punto e ne apre altri due.
C’è chi propone che si tratti di una linea evolutiva di funghi oggi del tutto scomparsa. Se fosse vero, avrebbe sviluppato una complessità strutturale in modo indipendente, un evento raro e difficile da spiegare.
Per Kevin Boyce, anche questa ipotesi resta estrema. In ogni caso, Prototaxites appare come qualcosa che seguiva regole proprie, lontane da quelle degli organismi moderni.
Un organismo fuori scala e fuori schema
Una delle parti più affascinanti di questa storia è il contesto. Prototaxites non era solo strano. Era enorme. Dominava l’ambiente. In un mondo senza alberi, senza animali terrestri complessi, questa struttura verticale ridefiniva lo spazio.
Non sappiamo se fosse immobile come una pianta, se crescesse lentamente o se avesse cicli vitali rapidi. Non sappiamo se vivesse in simbiosi con altri organismi o se fosse un dominatore solitario del suo ecosistema.
Sappiamo solo che non esiste più nulla di simile.
La pista che guarda oltre

Se Prototaxites rappresenta davvero una forma di vita distinta, allora il problema si allarga. Non può essere stato un caso isolato. Secondo Vivi Vajda, il passo successivo è cercare altri fossili con firme chimiche simili. Solo così sarà possibile seguire questa linea enigmatica lungo la storia della vita terrestre.
Questo apre una prospettiva inquietante e affascinante allo stesso tempo. L’albero della vita che studiamo potrebbe essere incompleto. Alcuni rami potrebbero essere stati tagliati dal tempo senza lasciare discendenti evidenti.
Perché questa scoperta conta oggi
Prototaxites non è solo una curiosità del passato. È un promemoria potente. La vita sulla Terra ha sperimentato soluzioni che oggi non esistono più. Ciò che vediamo ora è il risultato di sopravvivenze, estinzioni, coincidenze.
Capire questi organismi significa accettare che la biodiversità antica fosse più ampia e meno ordinata di quanto immaginiamo. La natura non segue schemi puliti. Prototaxites lo dimostra, anche dopo 400 milioni di anni.
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