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Lettura: Trovata una proteina nemica dell’Alzheimer: è prodotta dai tumori e cancella le placche nel cervello
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Trovata una proteina nemica dell’Alzheimer: è prodotta dai tumori e cancella le placche nel cervello

Una proteina prodotta dai tumori riesce a degradare le placche dell’Alzheimer nei topi. La scoperta apre a nuovi farmaci mirati.

Redazione 3 minuti fa Commenta! 5
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Una scoperta maturata lentamente, lungo quindici anni di lavoro, sta aprendo una strada inattesa nella ricerca sull’Alzheimer. Una proteina prodotta dalle cellule tumorali è capace di eliminare le placche amiloidi nel cervello, uno dei segni distintivi della malattia neurodegenerativa. Nei test su topi, questo meccanismo ha funzionato in modo netto, suggerendo un nuovo bersaglio per farmaci futuri.

Contenuti di questo articolo
Un paradosso biologico che ora trova una spiegazioneTumori trapiantati e placche che scompaionoUna caccia durata sei anniIl meccanismo che attiva il sistema immunitario del cervelloPerché questa scoperta cambia le regole del giocoDalla biologia dei tumori a nuovi farmaciUna strada ancora lunga, ma più chiara

La proteina si chiama cistatina C e potrebbe spiegare un fenomeno osservato da tempo: tumori e Alzheimer raramente coesistono nella stessa persona.

Un paradosso biologico che ora trova una spiegazione

Da anni i ricercatori notano una correlazione curiosa. I pazienti oncologici sviluppano meno frequentemente Alzheimer, e viceversa. Fino a oggi mancava un collegamento molecolare convincente.

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Lo studio, condotto dall’Università di Scienza e Tecnologia di Huazhong e pubblicato sulla rivista Cell, fornisce una risposta concreta. Al centro della scoperta c’è una proteina secreta dai tumori, in grado di attraversare la barriera emato-encefalica e modificare profondamente ciò che accade nel cervello.

Tumori trapiantati e placche che scompaiono

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Il gruppo di ricerca coordinato da Youming Lu ha seguito un approccio diretto. Tre tipi di tumore umano, polmone, prostata e colon, sono stati trapiantati in topi affetti da Alzheimer.

Il risultato è stato sorprendente. Gli animali non sviluppavano le placche amiloidi, ovvero gli aggregati di proteine mal ripiegate che danneggiano i neuroni e compromettono le funzioni cognitive.

A quel punto la domanda era inevitabile: quale molecola prodotta dai tumori stava interferendo con il processo neurodegenerativo?

Una caccia durata sei anni

Come riportato anche da Nature, i ricercatori hanno passato circa sei anni a isolare le proteine tumorali capaci di superare la barriera emato-encefalica. Una dopo l’altra, le candidate sono state escluse.

Alla fine ne è rimasta solo una. La cistatina C.

Una proteina già nota in altri contesti biologici, ma mai collegata in modo diretto alla degradazione delle placche dell’Alzheimer.

Il meccanismo che attiva il sistema immunitario del cervello

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Gli esperimenti successivi hanno chiarito il funzionamento del processo. La cistatina C si lega direttamente ai componenti delle placche amiloidi. Questo legame non distrugge le placche da solo, ma innesca una reazione a catena.

L’interazione attiva infatti TREM2, una proteina presente sulla superficie delle cellule immunitarie del cervello, le microglia. Una volta attivata, la microglia riesce a riconoscere le placche come bersagli e a degradarle.

Questo passaggio è cruciale. Da anni la comunità scientifica cerca molecole capaci di stimolare TREM2 in modo efficace, con risultati finora limitati.

Perché questa scoperta cambia le regole del gioco

Il valore della scoperta sta proprio qui. La cistatina C non aggira il sistema immunitario cerebrale, lo riattiva. Invece di forzare la rimozione delle placche, sfrutta un meccanismo naturale che nel cervello dei pazienti con Alzheimer sembra essere bloccato o inefficiente.

Questo apre a una strategia diversa rispetto a molti farmaci sperimentali precedenti, che hanno puntato direttamente sulle placche con risultati controversi.

Dalla biologia dei tumori a nuovi farmaci

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È importante essere chiari. Nessuno sta suggerendo di usare tumori come terapia. Il vero obiettivo è replicare il meccanismo. Se si riuscirà a sviluppare farmaci capaci di imitare l’azione della cistatina C o di stimolarne il percorso molecolare, si potrebbe ottenere un effetto simile senza i rischi associati al cancro.

La scoperta fornisce un bersaglio preciso e biologicamente validato, qualcosa che mancava da tempo nella ricerca sull’Alzheimer.

Una strada ancora lunga, ma più chiara

I risultati arrivano da modelli animali e serviranno ulteriori studi prima di qualsiasi applicazione clinica sull’uomo. Ma rispetto a molte promesse premature del passato, qui c’è un meccanismo coerente, osservato, testato e collegato a un fenomeno epidemiologico reale.

La ricerca sull’Alzheimer è piena di vicoli ciechi. Questa volta, però, sembra esserci una direzione nuova e ben definita, nata dove pochi avrebbero guardato: nel dialogo silenzioso tra tumori e cervello.

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