La ricerca scientifica ha recentemente compiuto un passo avanti significativo nella comprensione e nel potenziale trattamento della psoriasi, una malattia infiammatoria cronica che affligge una considerevole porzione della popolazione mondiale. Il presente studio si concentra sull’identificazione e la caratterizzazione di un tripeptide derivato dalla molecola PEPITEM, evidenziando la sua notevole efficacia nel modulare la risposta infiammatoria e nel ridurre la gravità delle lesioni cutanee associate alla psoriasi.

Rivoluzione nella lotta alla psoriasi: un tripeptide promettente
Il fulcro di questa ricerca risiede in una piccola proteina, o peptide, chiamata PEPITEM, naturalmente presente nel nostro organismo e coinvolta nella regolazione dell’infiammazione. Gli scienziati hanno identificato la parte più piccola di questa molecola, un tripeptide, capace di esercitare un’azione terapeutica significativa sulla psoriasi. Studi approfonditi hanno dimostrato che sia PEPITEM nella sua interezza, sia il tripeptide derivato, producono una riduzione della gravità della psoriasi paragonabile a quella ottenuta con le creme steroidee, attualmente tra i trattamenti più utilizzati.
La psoriasi è una malattia cronica complessa, caratterizzata da un’eccessiva proliferazione delle cellule della pelle. Questo processo anomalo porta alla formazione di chiazze squamose di pelle secca, spesso accompagnate da prurito, dolore e disagio. Le riacutizzazioni, periodi in cui i sintomi si intensificano, possono durare settimane o mesi, compromettendo significativamente la qualità della vita dei pazienti. I trattamenti attuali, basati su emollienti, analoghi della vitamina D, retinoidi e corticosteroidi, offrono solo un sollievo temporaneo e possono comportare effetti collaterali indesiderati con l’uso prolungato.
La medicina moderna, pur avendo compiuto passi da gigante, spesso si trova a dover bilanciare l’efficacia dei farmaci con il loro potenziale di effetti collaterali. Molti trattamenti convenzionali per la psoriasi, come i corticosteroidi, offrono un sollievo sintomatico, ma il loro uso prolungato può portare a effetti indesiderati significativi, come l’assottigliamento della pelle, la comparsa di strie, o alterazioni del metabolismo. In questo contesto, la scoperta di molecole naturali con attività terapeutica rappresenta una svolta promettente.

PEPITEM, in quanto peptide endogeno, cioè prodotto naturalmente dall’organismo, si inserisce in un quadro di interazioni biologiche già esistenti. Questo significa che il corpo umano è già abituato alla sua presenza, e possiede meccanismi per gestirne l’azione. L’idea di utilizzare molecole endogene per la terapia non è nuova, e trova riscontro in vari ambiti della medicina, come la terapia con fattori di crescita o con ormoni. Tuttavia, l’identificazione di una sequenza peptidica così piccola, un tripeptide, capace di riprodurre l’attività di una molecola più grande, rappresenta un risultato notevole.
La ricerca si è concentrata sull’identificazione del “cuore attivo” di PEPITEM, ovvero la sequenza minima di aminoacidi responsabile della sua azione terapeutica. Questo approccio, noto come “peptidomimetica”, mira a semplificare la struttura delle molecole bioattive, mantenendone l’efficacia e riducendone la complessità. Nel caso di PEPITEM, la riduzione da 14 a 3 aminoacidi non solo semplifica la sintesi e la produzione del peptide, ma può anche migliorarne la biodisponibilità e la penetrazione nella pelle, il sito d’azione principale nella psoriasi.
L’efficacia del tripeptide, paragonabile a quella delle creme steroidee, suggerisce che questa sequenza minima contiene gli elementi essenziali per l’interazione con i recettori cellulari coinvolti nell’infiammazione psoriasica. Tuttavia, la sua natura naturale fa supporre che l’interazione con questi recettori possa avvenire in modo più modulato e fisiologico, rispetto ai farmaci di sintesi. Questo potrebbe tradursi in una minore incidenza di effetti collaterali, e in una maggiore tollerabilità a lungo termine.

Inoltre, la natura peptidica della molecola offre la possibilità di modularne ulteriormente l’azione, attraverso modifiche chimiche o la coniugazione con altre molecole. Ad esempio, è possibile aumentare la stabilità del peptide, migliorarne la penetrazione nella pelle, o mirare la sua azione a specifici tipi di cellule immunitarie. La scoperta del tripeptide derivato da PEPITEM rappresenta un esempio emblematico di come la natura possa offrire soluzioni innovative e promettenti per la terapia di malattie complesse come la psoriasi. La sua natura endogena, la sua semplicità strutturale, e la sua efficacia terapeutica lo rendono un candidato ideale per lo sviluppo di nuove terapie, più sicure ed efficaci, per milioni di persone in tutto il mondo.
PEPITEM: una soluzione naturale e promettente
Il team di ricerca si è concentrato sull’ottimizzazione di questi tripeptidi, con l’obiettivo di migliorare la loro stabilità all’interno del corpo e di massimizzarne l’efficacia terapeutica. Successivamente, hanno condotto test rigorosi per valutare la capacità dei tripeptidi di ridurre l’attivazione e la migrazione delle cellule immunitarie, processi chiave che caratterizzano le malattie infiammatorie. I risultati ottenuti hanno confermato che entrambe le sequenze di tripeptidi mostravano un’attività biologica pari o superiore a quella della molecola PEPITEM originale, aprendo nuove prospettive per il trattamento della psoriasi.
Il processo di selezione del tripeptide con la maggiore attività biologica è stato un passaggio fondamentale nella ricerca. I ricercatori hanno condotto una serie di test in vitro, valutando la capacità di ciascun tripeptide di modulare l’attivazione e la migrazione delle cellule immunitarie coinvolte nella psoriasi. Attraverso analisi dettagliate, hanno identificato la sequenza che mostrava la più elevata efficacia nel ridurre questi processi infiammatori. Questa selezione mirata ha permesso di concentrare gli sforzi su un candidato terapeutico con il massimo potenziale.

La collaborazione con l’Università di Napoli Federico II ha permesso di testare l’efficacia del tripeptide selezionato in un modello animale di psoriasi. L’utilizzo di modelli animali è essenziale nella ricerca preclinica, poiché consente di valutare l’efficacia e la sicurezza di nuove terapie in un contesto biologico complesso, prima di passare agli studi clinici sull’uomo. Il modello animale di psoriasi utilizzato in questo studio riproduce le principali caratteristiche della malattia umana, consentendo di valutare l’effetto del tripeptide sulla riduzione delle lesioni cutanee e dell’infiammazione.
I risultati ottenuti nei modelli animali sono stati estremamente promettenti. L’applicazione topica di una crema emolliente contenente il tripeptide, effettuata quotidianamente per sette giorni, ha portato a una significativa riduzione della gravità della psoriasi rispetto agli animali non trattati. Le lesioni cutanee sono risultate meno estese e meno infiammate, indicando un’efficace azione terapeutica del tripeptide. Questi risultati suggeriscono che il tripeptide è in grado di penetrare nella pelle e di esercitare un’azione locale, modulando la risposta immunitaria e riducendo l’infiammazione.
Per valutare in modo oggettivo l’efficacia del trattamento, i ricercatori hanno utilizzato il punteggio PASI (Psoriasis Area and Severity Index), uno strumento standardizzato utilizzato nella pratica clinica per misurare l’estensione e la gravità della psoriasi. Il punteggio PASI tiene conto di diversi parametri, come l’eritema, lo spessore delle lesioni e la desquamazione, fornendo una valutazione quantitativa della gravità della malattia. La riduzione significativa del punteggio PASI osservata negli animali trattati con il tripeptide conferma l’efficacia terapeutica del composto.

L’efficacia del trattamento è stata confermata utilizzando il punteggio PASI (Psoriasis Area and Severity Index), uno strumento ampiamente utilizzato nella pratica clinica per valutare l’estensione e la gravità della psoriasi. È importante sottolineare che sia la molecola PEPITEM che la sequenza tripeptidica hanno dimostrato una riduzione del punteggio PASI del 50%, un risultato paragonabile all’efficacia della crema steroidea Clobetasol Proprionate 0,05%, uno dei trattamenti standard per la psoriasi.
Le parole del professor Ed Rainger sottolineano l’importanza di questa scoperta: “Sebbene esistano numerose terapie per la psoriasi, c’è una chiara necessità di nuovi agenti terapeutici che possano essere utilizzati in modo continuativo e senza il rischio di effetti collaterali eccessivi, per prevenire le riacutizzazioni della psoriasi. Le nostre scoperte sollevano la possibilità di utilizzare peptidi derivati da PEPITEM per il trattamento della psoriasi”. Questa ricerca apre la strada allo sviluppo di terapie più sicure e sostenibili per la psoriasi, offrendo nuove speranze ai pazienti affetti da questa malattia cronica.
Una nuova frontiera nella terapia delle malattie infiammatorie croniche
L’utilizzo di terapie combinate, in cui i peptidi derivati da PEPITEM vengono associati ad altri farmaci, come i corticosteroidi, potrebbe consentire di ridurre i dosaggi di questi ultimi e di prolungare gli intervalli di somministrazione. Questo approccio, noto come “steroid-sparing”, mira a minimizzare gli effetti collaterali associati all’uso prolungato dei corticosteroidi, mantenendo al contempo l’efficacia terapeutica. La capacità dei peptidi di modulare l’infiammazione in modo mirato e potente li rende candidati ideali per questo tipo di strategie terapeutiche.

Ulteriori indagini hanno rivelato che sia la molecola PEPITEM nella sua interezza, sia le sequenze tripeptidiche, agiscono come potenti regolatori della sintesi di molecole di segnalazione che promuovono l’infiammazione. Queste molecole di segnalazione, come le citochine e le chemochine, svolgono un ruolo chiave nel reclutamento delle cellule immunitarie e nella proliferazione di altri tipi di cellule nel tessuto cutaneo coinvolto nella psoriasi e in altre malattie infiammatorie. Alcune sequenze tripeptidiche hanno dimostrato un’efficacia superiore di un ordine di grandezza rispetto alla molecola PEPITEM originale, aprendo la strada a terapie ancora più potenti.
La scoperta delle sequenze tripeptidiche, frammenti minimi di PEPITEM che mantengono e potenziano l’attività biologica della molecola originale, rappresenta un passo avanti significativo nella ricerca terapeutica. La riduzione delle dimensioni molecolari non è solo una semplificazione strutturale, ma un’ottimizzazione strategica. Le molecole più piccole presentano una maggiore biodisponibilità, ovvero la capacità di raggiungere il sito d’azione e di essere assorbite dall’organismo. Questa caratteristica è particolarmente rilevante nel trattamento topico della psoriasi, dove la penetrazione del farmaco attraverso la barriera cutanea è fondamentale per l’efficacia terapeutica.
La sintesi di peptidi di piccole dimensioni è più semplice e meno costosa rispetto alla produzione di molecole più grandi. Questo aspetto è cruciale per la scalabilità della produzione e per la riduzione dei costi di sviluppo dei farmaci. Inoltre, le dimensioni ridotte dei peptidi offrono una maggiore versatilità nella formulazione di diverse forme farmaceutiche, come creme, gel, unguenti o cerotti transdermici. Questa flessibilità consente di adattare la terapia alle esigenze specifiche dei pazienti e di ottimizzare la somministrazione del farmaco.

L’aumento dell’efficacia biologica osservato nelle sequenze tripeptidiche rispetto a PEPITEM è un risultato notevole. Questo significa che è possibile ottenere lo stesso effetto terapeutico con dosaggi inferiori del farmaco. La riduzione dei dosaggi minimizza il rischio di effetti collaterali sistemici, migliorando la tollerabilità del trattamento a lungo termine. Inoltre, l’efficacia potenziata consente di ridurre la frequenza delle somministrazioni, migliorando la compliance del paziente e la qualità della vita.
La capacità dei peptidi derivati da PEPITEM di modulare i processi infiammatori in modo mirato e potente apre la strada a una terapia personalizzata. La possibilità di selezionare il peptide più adatto alle caratteristiche specifiche del paziente e alla gravità della malattia consente di ottimizzare l’efficacia del trattamento e di minimizzare gli effetti collaterali. Inoltre, la combinazione dei peptidi con altre terapie, come i corticosteroidi, consente di adattare il trattamento alle esigenze individuali e di ridurre il dosaggio dei farmaci più potenti.

Lo studio fa parte di un programma di ricerca più ampio su PEPITEM e sul suo potenziale utilizzo nelle terapie per malattie infiammatorie croniche. La University of Birmingham Enterprise ha depositato diverse famiglie di brevetti relativi a PEPITEM e ai componenti della molecola responsabili del mantenimento di una normale risposta immunitaria. Il team di ricerca è ora alla ricerca di opportunità di investimento, licenza, partnership e/o ricerca collaborativa, con l’obiettivo di tradurre queste scoperte in nuove terapie per i pazienti affetti da malattie infiammatorie croniche.
La ricerca è stata pubblicata su Pharmacological Research.