Il tempo non si è fermato. Non si è nemmeno rotto. Però, per qualche istante, l’ora ufficiale degli Stati Uniti ha rallentato. Parliamo di 4,8 milionesimi di secondo, una quantità minuscola ma reale, registrata dopo un blackout causato da una forte tempesta di vento che il 17 dicembre ha colpito il Colorado.
L’episodio ha coinvolto uno dei luoghi più delicati al mondo quando si parla di tempo: il National Institute of Standards and Technology di Boulder, dove operano alcuni degli orologi atomici che definiscono il riferimento temporale ufficiale degli Stati Uniti, allineato al Tempo Universale Coordinato.
Cosa ha causato davvero il rallentamento
Il blackout non ha spento gli orologi atomici. Questi strumenti sono progettati per funzionare anche in condizioni estreme grazie a sistemi di backup a batteria. Ciò che si è interrotto è stata invece la connessione tra alcuni orologi e i sistemi che misurano e distribuiscono il segnale temporale.
Il risultato è stato uno sfasamento temporaneo di circa 4 microsecondi, pari a 4,8 milionesimi di secondo. Una quantità impercettibile per la vita quotidiana, ma rilevabile dagli strumenti di precisione.
La rassicurazione ufficiale
Il Nist ha chiarito rapidamente la situazione anche sui social. Il messaggio è stato diretto: il tempo non è rotto. Durante l’interruzione, i sistemi di backup hanno continuato a fornire un riferimento temporale accurato. La deviazione osservata rientra in valori gestibili e correggibili.
Non appena l’alimentazione elettrica è stata completamente ripristinata, l’anomalia è stata progressivamente ridotta.
Perché pochi microsecondi contano
Per milioni di persone non è cambiato nulla. Nessun orologio da polso si è accorto di nulla. Ma nel mondo delle infrastrutture critiche, anche microsecondi fanno la differenza.
Sistemi di telecomunicazione, reti elettriche, segnali Gps, mercati finanziari e applicazioni scientifiche avanzate dipendono da una sincronizzazione estremamente precisa. Un errore minimo, se non controllato, può propagarsi.
Il ripristino e i numeri finali
In una comunicazione successiva su una mailing list pubblica, il Nist ha confermato che l’elettricità è stata ripristinata e che la deviazione residua è scesa a pochi nanosecondi, quindi miliardesimi di secondo. Un valore pienamente entro l’intervallo normale di precisione del sistema.
Il servizio Boulder Internet Time Service fornisce ora un orario considerato pienamente accurato. Le analisi dei dati mostrano che durante l’interruzione il segnale Utc (Nist) non ha mai superato una deviazione di 5 microsecondi.
Un dettaglio importante: la tipica incertezza del trasferimento dell’orario su Internet pubblico è dell’ordine di un millisecondo, mille volte superiore. In altre parole, per gli utenti finali non c’è stato alcun impatto reale.
Non è il primo episodio recente
Questo evento arriva a breve distanza da un altro problema simile. All’inizio di dicembre, un guasto aveva colpito il sito Nist di Gaithersburg, nel Maryland, causando un’anomalia di circa 10 millisecondi.
Due episodi ravvicinati che mostrano quanto sia complesso mantenere sincronizzato il tempo su scala nazionale, anche con le tecnologie più avanzate.
Quando il tempo diventa infrastruttura
Questo caso ricorda una verità spesso dimenticata: il tempo è un’infrastruttura. Invisibile, ma essenziale. Non è solo una convenzione, è un sistema tecnico che richiede energia, ridondanza, monitoraggio costante.
E quando qualcosa va storto, anche di pochissimo, gli strumenti lo registrano.
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