Sopra le nostre teste non c’è solo smog. L’aria urbana ospita un ciclo invisibile di frammenti di plastica che scendono con la pioggia e tornano a volare al passaggio delle auto. Un meccanismo continuo, misurato con strumenti di nuova generazione, che cambia il modo di leggere l’inquinamento cittadino.
Uno studio dell’Istituto per l’ambiente terrestre dell’Accademia Cinese delle Scienze, pubblicato su Science Advances, mostra che l’atmosfera delle grandi città agisce come un vero serbatoio di microplastiche. Le particelle non restano sospese in modo casuale: seguono flussi precisi, governati da pioggia, neve e traffico stradale.
Un pezzo mancante del ciclo globale della plastica

Le microplastiche sono state trovate ovunque: oceani, suoli, ghiacci, organismi viventi. La componente atmosferica restava però la meno compresa. Capire come queste particelle si muovono nell’aria è essenziale per valutare effetti su clima, ecosistemi e salute umana.
Il lavoro dei ricercatori colma una lacuna chiave: per la prima volta viene quantificata in modo affidabile la presenza di particelle plastiche minuscole in un ambiente urbano complesso, senza affidarsi solo all’osservazione a occhio.
Come si misurano microplastiche così piccole

La svolta arriva dal metodo. Il team ha sviluppato una procedura semi-automatica basata su un microscopio elettronico a scansione controllato da computer. Questo approccio riduce l’errore umano e consente di riconoscere frammenti che sfuggono alle tecniche tradizionali.
Applicando il metodo a due grandi città cinesi, Guangzhou e Xi’an, i ricercatori hanno rilevato concentrazioni di microplastiche nell’aria fino a sei volte superiori rispetto ai valori stimati con identificazione visiva. Il dato cambia scala al problema.
Pioggia verso il basso, traffico verso l’alto
Dall’analisi emerge un doppio flusso ben definito. Il primo è diretto verso il suolo: pioggia e neve catturano le particelle sospese e le trascinano a terra. È un lavaggio atmosferico continuo, che deposita microplastiche su strade, marciapiedi e suoli urbani.
Il secondo flusso va in senso opposto. Il passaggio dei veicoli risolleva le particelle depositate, rimettendole in circolo. Turbolenze create dal traffico e dall’attrito degli pneumatici agiscono come una pompa che ricarica l’aria di frammenti plastici.
Un circuito che si autoalimenta
Questo schema descrive un circuito urbano chiuso: caduta, deposito, risollevamento. Non serve una sorgente lontana. Le città producono e riciclano nell’aria una quota rilevante delle microplastiche che le attraversano.
Il risultato è una presenza persistente, non episodica. Anche dopo eventi di pioggia intensa, il traffico riporta rapidamente le concentrazioni a livelli elevati.
Perché conta per la salute e per il clima

Particelle così piccole entrano con facilità nel sistema respiratorio. Sapere che l’aria urbana ne contiene quantità superiori a quanto stimato in passato sposta l’attenzione sulla qualità dell’esposizione quotidiana.
C’è anche un risvolto climatico. Le microplastiche atmosferiche interagiscono con radiazione solare e nubi, alterando processi fisici ancora poco studiati. Comprendere il loro percorso nell’aria è un passo necessario per valutare questi effetti.
Città come laboratorio globale
Guangzhou e Xi’an rappresentano due contesti urbani diversi per clima e struttura. Il fatto che lo schema emerso sia coerente in entrambi suggerisce un meccanismo generale, replicabile in molte metropoli del mondo.
Questo studio non chiude il tema, ma fissa un punto fermo: l’atmosfera urbana non è solo un mezzo di trasporto, è un archivio dinamico di microplastiche, continuamente ricaricato dalle attività quotidiane.
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