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Marte primordiale: piccoli laghi liquidi per decenni nonostante il freddo estremo

Un nuovo studio suggerisce che su Marte l’acqua liquida potrebbe essere sopravvissuta a lungo anche senza un clima caldo, protetta da un sottile strato di ghiaccio stagionale.

Andrea Tasinato 2 minuti fa Commenta! 5
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Raggiungere le profondità della Terra è più difficile che viaggiare nello spazio, ma comprendere l’interno di Marte è una sfida ancora più complessa. Eppure, nuove ricerche indicano che il Pianeta Rosso potrebbe aver ospitato laghi superficiali stabili per decenni, nonostante temperature medie ben al di sotto dello zero.

Contenuti di questo articolo
Un enigma marziano di lunga dataModelli terrestri adattati a un altro pianetaIl ruolo chiave del ghiaccio sottileUn Marte freddo, ma potenzialmente abitabile
Marte primordiale: piccoli laghi liquidi per decenni nonostante il freddo estremo

Un team di ricercatori della Rice University ha utilizzato un modello climatico avanzato, adattato specificamente a Marte, per analizzare la possibile sopravvivenza di piccoli laghi in aree come il Cratere Gale, vicino all’equatore marziano. I risultati mostrano che questi laghi avrebbero potuto restare liquidi sotto un sottile strato di ghiaccio stagionale per decine di anni, e forse anche più a lungo, a patto che il clima generale rimanesse stabile.

Un enigma marziano di lunga data

Da anni gli scienziati si trovano di fronte a una contraddizione: su Marte sono presenti numerose strutture geologiche modellate dall’acqua, come antichi letti lacustri, sedimenti stratificati e linee di costa ben conservate. Tuttavia, molti modelli climatici suggeriscono che il Marte primordiale fosse troppo freddo per consentire la presenza duratura di acqua liquida in superficie.

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Marte

Lo studio, pubblicato sulla rivista AGU Advances, propone una soluzione elegante a questo paradosso: i laghi non avevano bisogno di un clima caldo, ma solo di una protezione naturale contro il congelamento completo.

Modelli terrestri adattati a un altro pianeta

Per arrivare a questi risultati, i ricercatori hanno adattato una tecnica di modellazione climatica nata per lo studio dei climi antichi terrestri, il Proxy System Modeling. Sulla Terra questo approccio utilizza indicatori indiretti come anelli degli alberi o carote di ghiaccio; su Marte, invece, il “record climatico” è stato ricostruito grazie ai dati dei rover, analizzando rocce e depositi minerali.

Il team ha ricreato le condizioni di Marte di circa 3,6 miliardi di anni fa, tenendo conto di fattori fondamentali come una radiazione solare più debole, un’atmosfera ricca di anidride carbonica e forti variazioni stagionali. Con il nuovo modello, chiamato LakeM2ARS, sono stati simulati 64 scenari diversi basati sui dati del rover Curiosity.

Ogni simulazione ha riprodotto la vita di un lago ipotetico per 30 anni marziani, equivalenti a circa 56 anni terrestri, per verificare se l’acqua potesse restare liquida in modo realistico.

Il ruolo chiave del ghiaccio sottile

I risultati mostrano che, in alcune condizioni, i laghi si congelavano completamente durante le stagioni più fredde. In altri casi, invece, l’acqua rimaneva liquida sotto una copertura di ghiaccio molto sottile.

Ed è proprio questo ghiaccio stagionale a fare la differenza: agendo come un isolante naturale, riduce l’evaporazione e la dispersione di calore, ma permette comunque alla luce solare di riscaldare l’acqua nei periodi più caldi dell’anno. Grazie a questo meccanismo, alcuni laghi simulati hanno mostrato variazioni minime di profondità anche dopo decenni.

Marte

Secondo i ricercatori, il fatto che il ghiaccio fosse sottile e temporaneo spiegherebbe anche perché le missioni su Marte non abbiano trovato prove evidenti di grandi ghiacciai o di spessi strati di ghiaccio perenne associati agli antichi bacini lacustri.

Un Marte freddo, ma potenzialmente abitabile

Questa nuova interpretazione cambia il modo in cui gli scienziati guardano al passato di Marte. L’esistenza di laghi stabili non richiederebbe lunghi periodi caldi, ma potrebbe essere compatibile anche con un pianeta globalmente freddo.

Se confermato in altre regioni marziane, questo scenario rafforzerebbe l’idea che Marte abbia potuto ospitare ambienti con acqua liquida per lunghi periodi, un elemento fondamentale per la possibile comparsa della vita.

I ricercatori intendono ora applicare il modello LakeM2ARS ad altri bacini del pianeta, esplorando anche il ruolo di variazioni atmosferiche e acque sotterranee nella stabilità dei laghi. Un passo importante per capire se, sotto il gelo del Marte primordiale, potesse nascondersi un pianeta molto più “vivo” di quanto si sia pensato finora.

 AGU Advance
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