L’innalzamento del livello medio globale del mare (GMSL) è uno degli indicatori più chiari del riscaldamento climatico in atto. Ora, un team di ricercatori della Hong Kong Polytechnic University (PolyU) ha pubblicato il primo record diretto e ad alta precisione di 30 anni (1993-2022) delle variazioni della massa globale degli oceani, nota anche come livello del mare baristatico.

Il risultato? Negli ultimi trent’anni il livello medio globale è aumentato di circa 90 millimetri, con un ritmo medio di 3,3 mm all’anno. Ma il dato più significativo è un altro: la velocità di crescita sta accelerando, segno che l’impatto del cambiamento climatico è sempre più intenso.
Lo studio è stato pubblicato sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS).
Perché il livello del mare si sta alzando?
L’aumento del livello degli oceani è legato principalmente a due fattori:
- Espansione termica: l’acqua marina si espande quando si riscalda. Gli oceani assorbono circa il 90% del calore in eccesso intrappolato nel sistema climatico terrestre.
- Scioglimento dei ghiacci continentali: il ghiaccio di calotte polari e ghiacciai montani si scioglie, aggiungendo nuova acqua agli oceani e aumentando così la loro massa totale.
Se il primo processo riguarda un cambiamento di volume, il secondo comporta un vero e proprio aumento di massa. Capire quanto pesi quest’ultimo fattore è cruciale per migliorare le previsioni climatiche.
Il primo record diretto di 30 anni sulla massa oceanica
Il team guidato dal professor Jianli Chen e dal dottor Yufeng Nie ha utilizzato una tecnica chiamata Satellite Laser Ranging (SLR). Si tratta di un metodo geodetico spaziale che misura con estrema precisione la distanza tra satelliti e stazioni a terra tramite impulsi laser.

Fino a oggi, le proiezioni sull’innalzamento del mare si basavano soprattutto sull’altimetria satellitare, che misura l’altezza della superficie oceanica. Le misurazioni dirette della massa, invece, erano disponibili solo dal 2002 grazie alla missione GRACE (Gravity Recovery and Climate Experiment).
Il problema? L’SLR, pur essendo una tecnica consolidata, presentava limiti tecnici:
- pochi satelliti e stazioni di tracciamento,
- orbite ad alta quota che rilevano solo variazioni gravitazionali su larga scala,
- risoluzione relativamente bassa dei dati gravitazionali.
Un nuovo modello per “sbloccare” i dati satellitari
Per superare questi limiti, i ricercatori hanno sviluppato un approccio di modellazione avanzato che integra informazioni dettagliate sui confini tra oceani e continenti, migliorando la risoluzione spaziale delle analisi.
Grazie a questo metodo, è stato possibile ricostruire in modo coerente l’andamento della massa oceanica dal 1993 al 2022.

I dati mostrano che:
- circa il 60% dell’aumento totale del livello del mare negli ultimi trent’anni è dovuto alla crescita della massa degli oceani;
- dal 2005 in poi, l’aumento di massa è diventato il fattore dominante;
- oltre l’80% dell’incremento di massa oceanica deriva dallo scioglimento delle calotte polari e dei ghiacciai montani, con un ruolo centrale della Groenlandia.
Impatto sui modelli climatici e le previsioni future
Secondo il professor Chen, l’accelerazione della perdita di ghiaccio terrestre sta assumendo un ruolo sempre più dominante nell’innalzamento globale del livello del mare.
Il valore di questo studio non è solo descrittivo, ma anche tecnico-scientifico: fornisce un dataset indipendente e diretto per validare i modelli climatici accoppiati utilizzati per stimare gli scenari futuri.
Il dottor Nie ha sottolineato come i risultati ottenuti tramite SLR siano coerenti con quelli derivati dagli altimetri satellitari, una volta tenuto conto dell’espansione termica dell’acqua. Questo dimostra che una tecnica tradizionale come il Satellite Laser Ranging può diventare oggi uno strumento potente per gli studi sul cambiamento climatico a lungo termine.
Un segnale sempre più chiaro
In trent’anni il livello del mare è salito di quasi 9 centimetri. Non si tratta di un dato improvviso o episodico, ma di una tendenza continua e in accelerazione.
E quando una curva accelera, significa che il sistema sta entrando in una fase nuova.
Per la scienza climatica, avere strumenti sempre più precisi per misurare queste variazioni non è solo una questione accademica: è la base per capire quanto rapidamente stiamo cambiando il pianeta – e quanto margine di manovra resta per intervenire.