Guardare l’universo nei suoi primi istanti di vita è come sfogliare un album fotografico di quando eri bambino. Ogni immagine racconta una storia, ogni dettaglio svela qualcosa di nuovo sulla sua crescita. Ora, grazie alle osservazioni dell’Atacama Cosmology Telescope (ACT) in Cile, abbiamo ottenuto le immagini più nitide mai realizzate dell’universo neonato, risalenti a 380.000 anni dopo il Big Bang. Un salto indietro nel tempo che ci permette di vedere le prime strutture cosmiche, gli addensamenti di gas da cui nasceranno stelle e galassie.
La prima luce dell’universo: uno sguardo a 13,8 miliardi di anni fa
Immagina di trovarsi in una stanza completamente buia. All’improvviso, qualcuno accende una luce fioca che illumina i contorni degli oggetti attorno a te. Questo è ciò che ha fatto il telescopio ACT con l’universo neonato: ha catturato la radiazione cosmica di fondo, la più antica luce visibile, rimasta impressa nello spazio poco dopo il Big Bang.
Queste immagini hanno una risoluzione cinque volte superiore rispetto a quelle raccolte dal satellite Planck dieci anni fa. Non solo ci permettono di vedere dove si trovavano gli addensamenti di materia, ma anche come si muovevano, rivelando dettagli mai osservati prima sulla formazione delle prime stelle e galassie.

Come si formano le prime stelle?
Prima che si accendessero le stelle, l’universo era un’enorme zuppa di idrogeno ed elio, gas primordiali che iniziavano ad addensarsi sotto l’effetto della gravità. Le nuove immagini mostrano chiaramente queste nubi di gas, le vere culle delle stelle.
Perché è così importante? Studiare come si muoveva il gas primordiale ci aiuta a capire come si sono formate le strutture cosmiche che vediamo oggi, dalla Via Lattea ai più remoti ammassi di galassie. È un po’ come osservare il vento attraverso il movimento delle onde: non possiamo vedere il vento, ma possiamo capire la sua forza e direzione guardando come si spostano le correnti d’acqua.
Quanto è grande l’universo?
Grazie ai dati raccolti, i ricercatori hanno confermato che l’universo osservabile si estende per quasi 50 miliardi di anni luce in tutte le direzioni. Questo significa che la luce che arriva fino a noi oggi è partita da galassie incredibilmente lontane, regalandoci un’immagine dell’universo com’era miliardi di anni fa.
Non solo: si è calcolato che l’universo contiene una massa pari a 2 trilioni di trilioni di Soli. Ma attenzione: solo una piccola parte di questa materia è quella che conosciamo. La stragrande maggioranza è composta da materia oscura ed energia oscura, elementi ancora avvolti nel mistero.

Di cosa siamo fatti davvero?
Ecco un dato sorprendente: quasi tutto l’elio che esiste oggi è stato prodotto nei primissimi istanti dell’universo. Il carbonio, l’ossigeno, l’azoto e il ferro – gli elementi che compongono il nostro corpo – sono arrivati molto più tardi, forgiati all’interno delle stelle. Questo significa che ogni atomo che ci compone ha avuto origine in una stella morente miliardi di anni fa.
Gli ultimi dati confermano anche l’età dell’universo: 13,8 miliardi di anni. Un valore che, abbinato alla misurazione della costante di Hubble, ci permette di capire con precisione a quale velocità l’universo continua ad espandersi.
Un viaggio che continua
Le immagini dell’universo neonato sono solo l’inizio di una ricerca che potrebbe cambiare il nostro modo di vedere il cosmo. Ogni nuova scoperta è un tassello che si aggiunge al grande mosaico dell’astronomia.
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