Una scoperta sorprendente arriva dall’osservazione di una stella in formazione e conferma ancora una volta il valore scientifico del James Webb Space Telescope. Grazie ai suoi strumenti a infrarossi, il telescopio spaziale è riuscito a “vedere attraverso” il denso bozzolo di polveri che avvolge il sistema protostellare HH46, rivelando qualcosa di inatteso: non una, ma due stelle in formazione.
La distanza che le separa è enorme, pari a 90 volte quella tra la Terra e il Sole, eppure fino ad oggi erano rimaste completamente invisibili agli strumenti precedenti.
Un velo di polveri finalmente attraversato
HH46 è noto da tempo come un sistema protostellare giovane, avvolto da un fitto involucro di gas e polveri che ne impediva l’osservazione diretta. Questa barriera naturale è stata però superata grazie alle capacità infrarosse del James Webb, frutto della collaborazione tra NASA, ESA e CSA.
L’analisi dei dati ha mostrato che ciò che sembrava una singola protostella è in realtà un sistema binario, con due oggetti in formazione separati da una distanza enorme su scala stellare.
Due stelle, due comportamenti molto diversi

La sorpresa non si ferma qui. Le osservazioni rivelano che le due stelle producono flussi di materia radicalmente differenti. Una genera un getto estremamente collimato e ben definito, mentre l’altra emette un flusso molto più ampio e diffuso.
Secondo Maria Gabriella Navarro, prima autrice dello studio, si tratta di un caso eccezionale. È la prima volta che due tipi di flussi così diversi vengono osservati in modo netto all’interno dello stesso sistema binario protostellare.
Un risultato reso possibile dalla combinazione unica di risoluzione spaziale e copertura spettrale del James Webb.
Perché i getti di materia sono così importanti
I getti come quelli osservati in HH46 si formano nelle primissime fasi della vita di una stella. Sono fondamentali per comprendere come avviene l’accrescimento di materia e come si strutturano i dischi protoplanetari, ovvero quelle regioni da cui, nel tempo, nasceranno pianeti, lune e sistemi planetari completi.
Studiare questi flussi significa quindi osservare i meccanismi alla base della nascita dei sistemi stellari e planetari, un passaggio chiave per capire anche l’origine del nostro Sistema Solare.
Una scoperta a guida italiana

La ricerca, in via di pubblicazione su The Astrophysical Journal, è stata condotta da un team internazionale guidato dall’Italia, con il coordinamento dell’Istituto Nazionale di Astrofisica.
HH46 si conferma così un vero e proprio laboratorio cosmico, ideale per studiare le fasi più complesse e meno comprese della formazione stellare.
Uno sguardo sempre più profondo nell’Universo
Questa osservazione dimostra come il James Webb stia cambiando il modo in cui esploriamo l’Universo. Non solo scatta immagini spettacolari, ma permette di riscrivere ciò che pensavamo di sapere su oggetti studiati da decenni.
Dietro un’apparente singola stella si nascondeva un sistema doppio, con dinamiche interne molto più ricche e complesse del previsto. Un promemoria potente: anche nei luoghi più nascosti del cosmo, l’Universo ha ancora molte sorprese da offrire.
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