Osservare l’universo è un po’ come sfogliare un libro antico, pieno di pagine mancanti. Sappiamo che esiste qualcosa di enorme e invisibile che tiene insieme le galassie e influisce sull’espansione del cosmo, ma ancora non riusciamo a vederlo. È la materia oscura, uno degli enigmi più affascinanti della fisica moderna. E proprio per svelarne i segreti, il telescopio spaziale Euclid è stato lanciato nello spazio meno di due anni fa. Il suo primo bottino? Un catalogo di 26 milioni di galassie, un tesoro di dati che potrebbe rivoluzionare la nostra comprensione dell’universo.
Un atlante cosmico senza precedenti
Immagina di poter vedere l’universo com’era 10,5 miliardi di anni fa, quando le prime galassie stavano ancora crescendo e i buchi neri iniziavano a formarsi. Grazie a Euclid, oggi possiamo farlo. In appena una settimana di osservazioni, il telescopio ha individuato 26 milioni di galassie, coprendo un’area di cielo pari a 300 volte la Luna piena.
Non si tratta solo di immagini spettacolari. Questi dati serviranno a ricostruire la rete cosmica, una gigantesca struttura formata da filamenti di galassie interconnessi. Gli scienziati sperano che, studiandola, possano scovare tracce della materia oscura, quella misteriosa componente che costituisce circa il 27% dell’universo, ma che nessuno ha mai visto direttamente.

Il ruolo dell’intelligenza artificiale e dei cittadini scienziati
Ma come si analizzano milioni di galassie? Qui entra in gioco l’intelligenza artificiale. Grazie a un sofisticato sistema di machine learning, Euclid è stato in grado di catalogare oltre 380.000 galassie in base alla loro forma e struttura. Questo è fondamentale per capire fenomeni come la formazione dei bracci a spirale o la crescita dei buchi neri supermassicci.
E non solo: a collaborare con gli scienziati ci sono anche quasi 10.000 appassionati di scienza che, attraverso progetti di citizen science, aiutano nell’identificazione e classificazione degli oggetti celesti. Un lavoro di squadra che sta già dando risultati sorprendenti.
Le lenti gravitazionali: quando la materia oscura distorce lo spazio
Uno degli obiettivi principali di Euclid è lo studio delle lenti gravitazionali, un fenomeno che dimostra indirettamente l’esistenza della materia oscura. 500 nuove lenti gravitazionali forti sono già state individuate, un numero impressionante considerando che fino ad oggi ne conoscevamo solo qualche centinaio.
Ma perché sono così importanti? La materia oscura, pur essendo invisibile, ha una massa enorme che deforma lo spazio-tempo, piegando la luce delle galassie lontane. È come guardare un oggetto attraverso una lente d’ingrandimento naturale. Analizzando queste distorsioni, gli astronomi possono mappare la distribuzione della materia oscura senza doverla osservare direttamente.
Un futuro pieno di scoperte
E siamo solo all’inizio. Nei prossimi anni, Euclid scansionerà oltre un terzo del cielo, creando un atlante cosmico senza precedenti. Si stima che catturerà immagini di 1,5 miliardi di galassie e invierà sulla Terra 100 GB di dati al giorno.
Ogni nuova immagine, ogni nuovo calcolo potrebbe portarci più vicini alla soluzione del mistero. Cosa scopriremo sulla materia oscura? Quali segreti nasconde l’universo?
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